Fondatrice


Breve profilo biografico

Maddalena Notari nacque a Capriglia, frazione del comune di Pellezzano in provincia di Salerno, il 2 dicembre 1847 da Benedetto e Vincenza Calvanese; nel battesimo, che le fu amministrato nello stesso giorno nella chiesa parrocchiale di Santa Maria delle Grazie, ricevette i nomi di Maddalena, Teresa, Rosa.

Capriglia apparteneva all’arcidiocesi di Salerno, governata allora dall’Arcivescovo Marino Paglia, il cui episcopato dal 1835 al 1857 fu caratterizzato dalla volontà di riordinare il sistema parrocchiale e dall’impegno nella restaurazione della disciplina del clero a cominciare dal seminario[1].

Capriglia era un piccolo borgo, la cui economia era fondata prevalentemente sull’agricoltura. I casali di Pellezzano, Coperchia, Cologna, Capriglia, Capezzano e Casa del Galdo, appartenenti al comune di Salerno, ne furono distaccati nel 1821 per formare il comune di Pellezzano. La vita religiosa ruotava intorno alla chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria delle Grazie: la sua fondazione risale almeno al XIV secolo, quando è menzionata in un documento come «S. Maria de Crapilla», con il rettore magister Giovanni De Rugerio, da Salerno, e il cappellano Giovanni Donato, da Bracigliano[2].

I genitori di Maddalena erano dotati di buoni sentimenti religiosi e di ottima posizione finanziaria. Tanto il padre che la madre, presi rispettivamente dagli affari e dalla cura della casa e della numerosa prole, non seppero manifestare apertamente i propri sentimenti alla bambina, affidata, com’era costume del tempo, a una balia: tale atteggiamento, anche per le successive scelte dei genitori, fu da lei avvertito come una privazione di affetto.

Quando contava appena quattro anni, i genitori la consegnarono, perché provvedesse alla sua educazione, all'avvocato Nicola Notari, fratello di Benedetto, che risiedeva in Napoli. Il trasferimento nella capitale del Regno delle Due Sicilie dal piccolo borgo salernitano fu interpretato dalla fanciulla come una prova della disaffezione dei suoi e ciò le provocò molta sofferenza. Lo zio, peraltro, aveva un carattere intemperante e, vicino ai circoli massonici, non temeva di professare apertamente il suo anticlericalismo, abbastanza diffuso nell’ambiente forense partenopeo[3]. Fu lui a individuare il Terzo Educandato borbonico di Napoli come luogo idoneo per la formazione della nipote, che vi restò come educanda per circa un anno.

Era allora Arcivescovo di Napoli il Venerabile Cardinale Sisto Riario Sforza, uomo di grande spiritualità e impavido difensore dei diritti della Chiesa contro le ingerenze dello Stato: pagò cara, con due esili, uno di due mesi nel 1860, l’altro di ben cinque anni dal 1861 al 1866, questa sua testimonianza di zelo pastorale[4].

Maddalena non trovò un ambiente adatto alle sue esigenze nel regio educandato e ne trasse ben scarso profitto anche sul piano culturale. A sette anni, nel 1854, fu quindi collocata come educanda nel monastero delle Salesiane a Donnalbina in Napoli, ove rimase fino al maggio del 1864. Si tratta di un lungo e decisivo periodo della sua vita, di cui non ci restano documenti coevi, nei quali andò certamente maturando la sua personalità. All'età di nove anni vi ricevette la prima Comunione, quindi, poco dopo, la Cresima. Al di là del piano educativo, il contatto con le suore la fece crescere sul piano della fede, dalla quale traeva conforto e sostegno anche rispetto alla lontananza dalla famiglia. A dodici anni si consacrò interiormente al Signore. A quindici anni, col permesso del confessore – era il 2 luglio 1862 – si consacrò a Dio:

«Io Maddalena di Gesù, alla presenza della SS. Trinità, della mia dolce madre Maria, dell’Angelo mio Custode e di tutti gli Angeli e Santi del Paradiso, io mi scelgo il mio caro Gesù sposo dell’anima mia. A lui dono e consacro per sempre la verginità mia, e tutta me stessa con voto perpetuo di castità. O Gesù, pel ferito tuo cuore ricevimi nel felice numero delle tue spose e mutami tutta in te colla perfetta carità. Dammi grazia copiosa a mantenermi pura e illibata il mio giglio di cui mi facesti dono nel santo Battesimo, frutto divino del sangue e della passione tua. Così sia. Amen. Amen. Amen»[5].

Andata avanti nel cammino di fede e in quello educativo, all’inizio del 1864 manifestò apertamente il desiderio di farsi religiosa. I suoi familiari si opposero energicamente e, per distoglierla dall’intento, la richiamarono nella casa paterna a Capriglia. Tornata in famiglia, i suoi avrebbero voluto che si sposasse; Maddalena, però, mantenne fermamente il suo proposito e rifiutò ogni proposta matrimoniale. Per il tenace e fermo attaccamento alla sua vocazione, nel 1868 le fu concesso di ritirarsi come pigionante nel monastero delle Alcantarine di Gesù Bambino all'Olivella in Napoli, un ambiente severo e austero con una particolare propensione alla pratica penitenziale. Da qui fu costretta a uscire dopo soli pochi mesi, perché malata. Passò allora nuovamente, stavolta come postulante, nel monastero delle Salesiane a Donnalbina, da dove dopo appena tre mesi si allontanò, non sentendosi chiamata per tale Istituto.

Ritornata in famiglia, Maddalena dovette subire ancora le contestazioni dei suoi, che le rinfacciavano ora come una colpa e una vergogna il fallimento dei tentativi di monacazione. Solo nel 1871, grazie anche al consiglio di don Salvatore Barbara, sacerdote napoletano che da quell'epoca la guidò spiritualmente per trentacinque anni, ottenne di ritirarsi assieme a una cameriera a vita privata nel conservatorio delle Teresiane della Torre sito in Napoli. Stando qui, il 22 febbraio 1873, nella cappella di Santa Luciella a Porta San Gennaro vestì l'abito delle Terziarie Servite, cambiando il suo nome in quello di Maria Pia dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, e, poco dopo, sempre sotto la direzione del Barbara, professò privatamente i voti di povertà, obbedienza e castità.

Soppresso il conservatorio della Torre, nel 1876 si ritirò a vita privata nella casa del fratello Pasquale al numero 61 di Via Duomo a Napoli, dove diede esempio di perfezione religiosa[6], vivendo nella forma della “monaca di casa”[7].

Si spegneva intanto, era il 1877, il Cardinale Sisto Riario Sforza e al suo posto veniva nominato Arcivescovo di Napoli il benedettino Guglielmo Sanfelice[8].

Anche Maria Pia dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria fu coinvolta nel processo di riordinamento diocesano intrapreso dal nuovo Arcivescovo. Nel 1880, infatti, per incarico del Sanfelice, consigliato in questo da Santa Caterina Volpicelli, Maria Pia si recò a Barra per riordinare l'orfanotrofio Verolino e, sebbene vi rimanesse solo qualche mese, riuscì a disimpegnare egregiamente il compito. La mediazione della Volpicelli dimostra come Maria Pia fosse entrata in fecondo contatto con quei circoli di spiritualità attiva e operosa, che tanta importanza rivestono nella storia della vita religiosa napoletana della seconda metà dell’Ottocento e che includono, tra gli altri, San Ludovico da Casoria e il Beato Bartolo Longo.

Il 20 novembre 1885, seguendo le ispirazioni della preghiera e il consiglio di persone illuminate, tra cui il redentorista Emanuele Ribera[9] e il minore Servo di Dio Michelangelo da Marigliano[10], diede inizio alla fondazione di un Istituto religioso, cominciando l’esperienza comunitaria con appena due altre donne in un quartino a Napoli, al numero 19 di Vico Maiorani.

Maria Pia attribuì a un’ispirazione divina la fondazione delle Servite Adoratrici, poi Crocifisse di Gesù Sacramentato. In una relazione inviata al Cardinale Guglielmo Sanfelice da Portici (dove aveva preso in fitto un appartamento in Via San Cristoforo, trasferendovi la comunità), in data 25 gennaio 1889, ripercorreva le tappe che l'avevano condotta alla fondazione nel 1885 e ne rievocava i passaggi fondamentali. Legando la sua fondazione a quella delle Servite, e in particolare alle Mantellate di Santa Giuliana Falconieri, evidenziava come il principale scopo della nuova famiglia era quello di trascorrere la vita «contemplando e compatendo le inenarrabili pene del dilettissimo Figliuolo di Maria»[11]. «L’ultima delle figlie e suddite» dell'Arcivescovo di Napoli a tal fine «ha raccolto una piccola famigliola la quale non ad altro pensa che alle eccessive pene di Gesù, e alla ripercussione che le medesime facevano nell'Immacolato Cuore di Maria»[12]. Il modo scelto era quello della contemplazione della croce, per «compatire Cristo carico del gravissimo peso»[13]; di qui anche il suo nuovo e definitivo nome, che assunse poco dopo, di Maria Pia della Croce.

Evidenziava, quindi, come il culto alla croce fosse pienamente rispondente alle istanze della «nostra Santa Madre Chiesa Cattolica, per la distruzione dei suoi nemici, e per fortificare i suoi figli militanti sotto il nobile vessillo»[14]. Spiegava poi come «quest'adorazione al sacro segno della Croce la facciamo recitando l'intero suo uffizio innanzi a sette croci, relative alle sette ore canoniche. Questo uffizio che si recita è comune presso i fedeli. Intendiamo altresì pregare Gesù Cristo che siccome egli colla Croce debellò tutt'i nemici infernali, che dominavano il mondo, conceda alla Santa Chiesa, il sollecito trionfo dei suoi nemici, che sì crudelmente la maltrattano»[15].

Erano queste le radici dell’Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato: il cristocentrismo nella dimensione del dolore salvifico, la pietà mariana intesa quale mediazione, la dimensione ecclesiale, l’intento apologetico contro le deviazioni dottrinarie e le sfide della contemporaneità, il senso della riparazione per le colpe e i peccati degli uomini.

In un altro scritto, ricordava al medesimo Arcivescovo le varie tappe della crescita della primitiva comunità:

«Con la benedizione di colui che mi regolava incominciai a vivere con sette giovanette da me conosciute e provate, proponendoci vivere la vita più oscura e dimenticata: e di fatti stemmo per due anni in Napoli servendo e amando il Signore, senza che nessuno avesse saputo la nostra esistenza. Certo non ho fatto alcuna premura per l'accrescimento delle mie compagne, con tutto ciò da molte parti ho ricevuto e ricevo domande di volersi unire alla mia famigliola, e dal numero di sette oggi siamo diciotto. Assicuro poi l'Eminenza Vostra Reverendissima che in questo aumento d'individui ho scorto una specialissima benedizione del Signore, poiché tutte vengono colla medesima indole, e quello che predomina è il fervore, l'innocenza e la semplicità. Cresciuta la piccola famigliola né potendo rimanere nell’oscurità che io desideravo, credetti mio dovere manifestare all'Eminenza Vostra Reverendissima il mio divisamento, e l'Eminenza Vostra Reverendissima accogliendomi con squisita carità, mi ordinò presentarmi al Vicario Generale, e tutto fare con la sua conoscenza e dipendenza, come fedelmente ho seguito finoggi»[16].

Volendo il Cardinale chiarimenti anche in merito alla Regola che ne disciplinava la vita quotidiana, illustrava nel dettaglio la vita quotidiana delle suore da lei guidate[17].

Cresciuto ancora il numero delle suore, Maria Pia della Croce dapprima nel 1890 fittò e poi comprò un intero palazzo con annesso giardino nel paese di San Giorgio a Cremano, al numero 2 di Via San Giorgio Vecchio. Dopo avervi fatto costruire una chiesa, vi stabilì la casa madre.

Il Cardinale Sanfelice le ordinò allora  di compilare una Regola propria ed ella in soli venti giorni la compose, scrivendola in ginocchio davanti alla croce.

Sottoposta la Regola a un esame minuzioso e lungamente ponderato, fu dal Cardinale Sanfelice approvata nel giugno del 1892. Presentata poi alla Santa Sede, la Regola, adattata nella forma di Costituzioni e largamente rielaborata per essere adattata alle norme della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, fu approvata una prima volta nel maggio 1902 ad quinquennium, una seconda volta per quindici anni, quindi definitivamente nel febbraio 1915, prima della scadenza indicata.

Il nuovo Istituto, che fu denominato Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato, sotto la guida di Maria Pia della Croce si diffuse e, malgrado diverse opposizioni e calunnie, da lei accolte con rassegnazione e fiducia nella Provvidenza, furono inaugurate, lei vivente, sette case.

Cominciò per lei un nuovo periodo della sua vita, caratterizzato da un'attività incessante, che portò avanti con fortezza superando anche lunghe sofferenze fisiche e morali. Il dolore non fu mai per lei senza senso: ella, infatti, sapeva che esso costituiva un dono per potersi sempre più configurare a Cristo; inoltre, accogliendo la sofferenza, la offriva con valore di riparazione per i peccati dei singoli e della società contro Dio e contro la Chiesa.

La guida illuminata e feconda dell’Istituto religioso è dimostrata in primo luogo dall'apertura di nuove case, che evidenziano la crescita della comunità e l'accoglienza positiva, ben al di là dell’arcidiocesi di Napoli, riservata alla sua proposta religiosa. Dopo quella di San Giorgio a Cremano, fu aperta la casa di Castel San Giorgio (in provincia e diocesi di Salerno) il 21 novembre 1894; seguì quella di San Clemente di Nocera Superiore (diocesi di Nocera dei Pagani) nel 1895 dove fu anche stabilito un orfanotrofio; la quarta casa sorse nella città di Gaeta nel 1907; la quinta in Rutigliano (in provincia di Bari e diocesi di Conversano) nel gennaio 1910; vennero infine fondate la casa di Putignano (in provincia di Bari e diocesi di Conversano) nel 1911 e, l’anno successivo, quella di Conversano.

Le Suore Crocifisse Adoratrici svilupparono un intenso apostolato di preghiera e di catechismo, ma si interessarono anche di problemi socio-culturali, giacché individuarono nell’educazione delle fanciulle uno dei settori più importanti per il ritorno della società ai valori cristiani. Maria Pia della Croce, inoltre, sempre sulla base del carisma eucaristico che animava l’Istituto, individuò nel confezionamento delle ostie e nella fornitura del vino per la Messa un importante versante di apostolato, teso a evitare le adulterazioni delle sacre specie.

Tra le prime appartenenti dell’Istituto delle Suore Crocifisse, va ricordata Maria della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, al secolo Maria Grazia Tarallo (1866-1912), donna di intensa, silenziosa e feconda spiritualità, proclamata Beata da Benedetto XVI nel maggio del 2006. Il rapporto di Maria Pia della Croce con suor Maria della Passione fu intenso e profondo: fu la fondatrice a promuoverne, in qualità di parte attrice come Superiora Generale, l’apertura del Processo ordinario informativo, nel corso del quale rilasciò una deposizione di grande rilevanza.

La capacità di governo era evidenziata anche dalla fiducia che in lei riposero numerosi Vescovi, tra cui spiccano oltre al Sanfelice, il Servo di Dio monsignor Vincenzo Maria Sarnelli e il Cardinale Giuseppe Prisco, che succedettero al benedettino sulla cattedra di Sant’Aspreno. Il primo, che resse la diocesi partenopea dall’aprile 1897 al gennaio dell’anno successivo[18], quand’era ancora Vescovo di Castellammare, tenne uno stretto rapporto epistolare con Maria Pia della Croce, evidenziando una grande fiducia nelle sue virtù:

«Sono stato manchevole – scriveva l’8 aprile 1891 – come Vescovo e come uomo educato verso di voi ritardando tanto tempo a scrivervi dopo la vostra lettera; ma quando penso a ciò che mi avviene in tali casi, vi trovo un argomento di buon augurio. Se trovo che ciò non mi avviene con la gente della quale temo che possa essere tentata a lasciare Gesù Cristo, mi avviene solo con coloro di cui sono certo che non lo lasceranno mai, neppure nel più profondo dolore, nel più desolato abbandono. E non è questo un segno di buon augurio? E scusate pure che se io fo così per tal ragione, molto più lo fa Gesù Cristo stesso, onde il suo sufficiente abbandono, silenzio, oscurità, sono tutti argomenti della fiducia che mette in voi»[19].

Anche con il Cardinale Giuseppe Prisco[20] le relazioni furono abbastanza buone.

Pure al di fuori di Napoli, Maria Pia della Croce trovò significativi apprezzamenti. L’Arcivescovo titolare di Tyana monsignor Amilcare Tonietti tenne con lei un carteggio dal 1890 al 1904; sono conservate varie lettere di Michele De Jorio, Vescovo di Castellammare di Stabia, di Domenico Cocchia dell’Ordine dei Cappuccini, Vescovo di Ascoli Satriano, di Giuseppe Cigliano, Vescovo titolare di Cyma e ausiliare di Napoli, di Camillo Sorgente, Arcivescovo di Cosenza, di Antonio Lamberti, Vescovo di Conversano. Il vicario generale della diocesi di Foggia, monsignor Gennaro Guida, il 30 dicembre 1898 le rivolgeva queste significative parole di incoraggiamento:

«Voi vi trovate a vivere in un ambiente, che tutto spira vita di grazia e di celestiale amore, siete dirette da speciale assistenza di Dio, che è con voi in tutte le cose, per le quali vi ha affidato singolare mandato, e colla sua potenza vi protegge e difende. Non ha ragione dunque d’esistere il miglior augurio per voi. Eppure ardisco di farvelo: ma quale? Che il Signore voglia concedervi tale prosperità alla vostra famiglia religiosa, da vederla sviluppata ed estesa in gran numero in molte altre case, e accrescere in tal guisa il numero di care e fedeli amanti del Signore»[21].

Anche monsignor Antonio Lippolis, che fu Vescovo di Larino dal giugno del 1915, tenne con lei una fittissima corrispondenza, ricca di notizie sull’andamento delle case delle Crocifisse Adoratrici, ma anche sulla vita spirituale della loro fondatrice e sulla stima che godeva finanche presso il Papa Benedetto XV. Così, tra l’altro, le scriveva il Vescovo Lippolis il 29 marzo 1917:

«Da quanto tempo son privo di vostra madre! Come state? Quanto avrei voluto rivedervi! Con dolore devo rinunziare alla mia venuta a San Giorgio, perché qui son proprio solo, e non posso assentarmi neppure un giorno […]. Il Papa, per mio mezzo, vi manderà lire 360 il 1° aprile e il 1° ottobre di ogni anno, a cominciare dal prossimo ottobre»[22].

L’ultima lettera, inviatale da questo Vescovo prima della morte, è un commovente commiato, ricco di sofferenza per l’imminente distacco, ma anche di sicura confidenza nella volontà divina:

«Carissima Madre e figlia in Cristo, nelle mie vivissime costanti preghiere per voi, senza voler menomamente pretendere di entrare ne’ piani di Dio, interrogo a me stesso: Come mai questa malattia della Madre si prolunga tanto? Ora ci eleva con la speranza d’una completa guarigione; ora ci protrae nel duolo! Ecco la risposta che sento sempre nel mio cuore: Così voglio io. È inutile insistere, e affidiamoci alle amorevoli paterne disposizioni di Colui che mai desidera altro che il nostro bene. Questo pensiero che Gesù vuole così, vi apra il cuore alle speranze nostre che solo possono nutrire le anime grandi. Con Gesù, per Gesù, in Gesù sempre avanti!»[23].

Maria Pia della Croce, che mai trascurò la sua vita interiore, seppe intessere relazioni in molteplici direzioni che potessero essere utili alle finalità della sua Congregazione. Esse si indirizzarono anche nei confronti di quei laici che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, avevano avvertito la necessità di operare in prima persona per rinnovare la presenza cristiana nella società del tempo, attraverso una larga ed estesa azione apostolica. Un riflesso di questa attività caritativa, che la fondatrice delle Crocifisse Adoratrici voleva insinuare quale elemento discriminante delle sue figlie spirituali, è rivelato, oltre che dall’aiuto cospicuo offerto ai terremotati di Reggio e Messina del 1908, da una testimonianza del Beato Bartolo Longo che, nella prefazione alla biografia del Fontana, raccontando un momento di crisi per la fondazione dell’istituto per le figlie dei carcerati, rivela come Maria Pia della Croce gli avesse dichiarato apertamente la sua intenzione di farsi carico gratuitamente dell’iniziativa, con uno stile di grande disponibilità e di silenziosa modestia:

«Il mio dolore – scriveva il Beato – lo rivelava a tutti gli amici e a coloro che avevano gioito con me alla prima notizia dell’attuazione dell’ipotetica opera per le Figlie dei Carcerati. Fra queste anime fervorose e caritatevoli ricordo la nostra Serva di Dio, l’eroina della Croce, Madre Maria Pia. Essa mi fece conoscere che desiderava parlarmi in Napoli. Mi diede convegno in casa delle comuni nostre amiche, le piissime signorine sorelle Laghezza, al palazzo proprio di costoro, in Via Santa Teresa al Museo. Vi andai. La buona Madre, che nella sua anima grande aveva compreso tutta la santità dell’opera eminentemente cristiana per la salvezza delle Figlie dei Carcerati, e aveva pure saputo, non so come, della pena che travagliava il mio cuore per la impossibilità di attuarla in Valle di Pompei, mi disse: “Perché accorarvi tanto per non poter fondare quest’opera a Valle di Pompei? Fondiamola insieme altrove. Io procurerò una proprietà in Capriglia presso Baronissi, in provincia di Salerno; e per reggere l’opera vi darò le mie suore, le Suore Crocifisse”. Domandò soltanto il segreto. Rimasi commosso, confuso della generosa offerta e più dell’accesissima carità di quell’anima di Dio. Risposi: “Non so risolvermi ancora; lasciatemi pensare, lasciatemi pregare” […]. Poi dovetti rifiutare la caritatevole profferta della veneranda Madre Maria Pia della Croce, siccome dovetti pure rifiutare altre cospicue offerte di persone generose e piene della carità di Dio e del prossimo»[24].

Maria Pia della Croce, che già nel 1902 era stata nominata Superiora Generale dell'Istituto, fu nel 1914 confermata a vita in tale carica. Il Cardinale Vincenzo Vannutelli, secondo protettore delle Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato dopo il Cardinale Casimiro Gennari, lo comunicava in una lettera del 22 maggio 1914 all’Arcivescovo di Napoli, Cardinale Giuseppe Prisco, nei termini seguenti:

«Nella mia qualifica di Cardinale protettore delle Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato, sono in dovere di comunicare a Vostra Eminenza, nella cui diocesi trovasi la casa madre delle medesime, che il Santo Padre, nella considerazione che l’attuale Superiora Generale è anche fondatrice e governa la religiosa famiglia con frutto e plauso di tutte le suore, ha disposto, che essa rimanga in carica vita sua natural durante, ben inteso, ad nutum S. Sedis»[25].

Maria Pia della Croce sperimentò, con le sue suore, anche le difficoltà del primo conflitto mondiale. Le sue lettere del tempo, numerosissime, evidenziano il costante timore di nuove e più sanguinose sciagure, le difficoltà delle comunicazioni, del razionamento di viveri e delle materie prime per il confezionamento delle ostie, per il quale aveva ideato le “officine eucaristiche”. Furono quelli, inoltre, gli anni che segnarono anche il suo progressivo declino fisico, vissuto con piena rassegnazione, nella consapevolezza che il dolore, accolto come configurazione al Cristo sofferente, poteva essere offerto in riparazione dei peccati degli uomini.

Dopo numerose sofferenze, attenta come sempre fino alla fine alle sue pratiche religiose, annotate giornalmente in due preziosi diari, Maria Pia della Croce morì alle ore 23,15 del 1° luglio 1919 nella casa madre di San Giorgio a Cremano.

Contava allora settantuno anni.


[1] L’Arcivescovo morì mentre stava compiendo la visita pastorale, il 5 settembre 1857, a Lanzara. Cfr. G. Crisci - A. Campagna, Salerno Sacra. Ricerche storiche, Salerno 1962, pp. 110-111.
[2] Ivi, p. 336.
[3] Cfr. A. Ricci, Giuseppe Ricciardi e l’anticoncilio del 1869, Napoli 1975.
[4] Cfr. U. Parente - A. Terracciano (curr.), Il Cardinale Sisto Riario Sforza Arcivescovo di Napoli (1845-1877), numero monografico di Campania Sacra 29 (1999) 3.
[5] San Giorgio a Cremano, Archivio storico delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, Scritti della fondatrice.
[6] Cfr. la rinnovazione dei voti fatta il 20 marzo 1875 nella mani di don Salvatore Barbara, in San Giorgio a Cremano, Archivio storico delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, Scritti della fondatrice.
[7] La “monacazione di casa” era una prassi tipicamente meridionale, molto diffusa nel Napoletano, per cui alcune donne, che vivevano ancora nel secolo, percorrevano un itinerario di sequela cristiana continuando a vivere nella propria casa in modo ritirato. Cfr. vari studi contenuti nel volume monografico di Campania Sacra 22 (1991), dal titolo La santa dei Quartieri. Aspetti della vita religiosa a Napoli nel Settecento. Studi in occasione del II centenario della morte di santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe (1791-1991).
[8] «Pilotò con inflessibilità ed equilibrio l’adattamento del mondo cattolico al nuovo regime unitario e confermò in modo egregio il clero […]. Difensore dei diritti della Chiesa, egli seppe tuttavia trovare un ideale punto di incontro con gli esponenti della nuova Italia sul piano dell’impegno civile, collocandosi nell’ala progressista di quel mondo benedettino, che nella seconda metà del XIX secolo diede illustri vescovi»: U. Dovere, La cura pastorale a Napoli tra ‘800 e ‘900. Le strutture istituzionali, in Associazione Italiana dei Professori di Storia della Chiesa, Problemi di storia della Chiesa dal Vaticano I al Vaticano II, Roma 1988, p. 177.
[9] Cfr. E. Ribera, Propositi, lumi, avvisi spirituali, a cura di O. Gregorio, in Archivio Italiano per la Storia della Pietà 6 (1970) pp. 259-402.
[10] Cfr. G.M. De Francesco, Vita del Servo di Dio padre Michelangelo Longo da Marigliano Sacerdote professo dei Frati Minori della Provincia di San Giuseppe della Croce, Roma 1910.
[11] San Giorgio a Cremano, Archivio storico delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, Scritti della fondatrice.
[12] Ivi.
[13] Ivi.
[14] Ivi.
[15] Ivi.
[16] Archivio Storico Diocesano di Napoli, Carte Sanfelice.  
[17] Ivi.
[18] Cfr. R. Pica, Vita del Servo di Dio monsignor Vincenzo Maria Sarnelli, Napoli 1905.
[19] Archivio della Curia Generalizia delle Suore Crocifisse Adoratrici presso il Monumentale Monastero di San Gregorio Armeno-Napoli, Corrispondenza della fondatrice.
[20] Su di lui cfr. U. Parente, Per uno studio delle lettere pastorali del Cardinale Giuseppe Prisco Arcivescovo di Napoli (1898-1923), in A. Ascione - M. Gioia (curr.), Sicut flumen pax tua. Studi in onore del Cardinale Michele Giordano, Napoli 1997, pp. 729-758.
[21] Archivio della Curia Generalizia delle Suore Crocifisse Adoratrici presso il Monumentale Monastero di San Gregorio Armeno-Napoli, Corrispondenza della fondatrice.
[22] Ivi.
[23] Ivi.
[24] L.M. Fontana, Rose e spine della martire della croce. Storia della Serva di Dio Madre Maria Pia della Croce fondatrice delle Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato con numerose illustrazioni e appendice, Valle di Pompei 1921, pp. 18-19.
[25] Archivio Storico Diocesano di Napoli, Carte Prisco.

Leggi tutto...

Pubblicazioni su Maria Pia Notari

PUBBLICAZIONI sulla Madre Fondatrice Maria Pia Notari della Croce.

- “CROCE, EUCARISTIA E CHIESA IN Madre Maria Pia Notari della Croce e in Suor Maria della Passione" / Elaborato del 2001 

Tesina a cura di suor Merceditas Sarona, suor Evelyn Ilo, suor Corazon Migue, suor Cholie Estalane, suor Veronie Jane Salarde, suor Andrea Hiyastro, suor Paulina Alinton, suor Julie de los Reyes, suor Nily Racho, suor Immaculada Llorente, suor Nida Himtog, suor Lorna Malinao, suor Cecilia Blanco, suor Shirley Ceballos, suor Leticia Arnado, suor Socorro Orencio, suor Fidela Alquiza.

- "MADRE MARIA PIA DELLA CROCE, DONNA DI FEDE, SPERANZA E CARITA' " / Elaborato del 2018

Tesina a cura di suor Helen Gultom, suor Lerma Tabasondra, suor Annie Lou Dolor e suor Wiwin Naibaho, elaborata durante la preparazione all'emissione dei voti perpetui, emessi nel 2018.

Leggi tutto...

Celebrazione Eucaristica per la proclamazione delle virtù eroiche di Maria Pia Notari

  • Pubblicato in News

Lo scorso 25 febbraio, presso la chiesa San Gregorio Armeno di Napoli (anche conosciuta come chiesa di Santa Patrizia) si è celebrata la proclamazione delle virtù eroiche della Serva di Dio, Madre Maria Pia della Croce (al secolo Maddalena, Teresa, Rosa Notari), il cui decreto è stato promulgato lo scorso 8 luglio dalla  Congregazione per le Cause dei Santi, su autorizzazione di Papa Francesco.

Il Processo Informativo per la causa di Beatificazione e Canonizzazione di M. Pia, venne costituito in Napoli già dal 1921, appena un anno e mezzo dopo la morte della Fondatrice delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, avvenuta in San Giorgio a Cremano il primo luglio 1919.

Tuttavia a causa di varie difficoltà dovute anche al cambiamento del Postulatore, l’ inchiesta suppletiva fu ripresa soltanto nel 1977, per interesse del Cardinale Michele Giordano, che costituì il Tribunale, La Commissione Storica e un Censore Teologo.

Nel 2003 vennero nominati un nuovo Postulatore, don Nunzio D’Elia e il Relatore, Padre Ols Kiyas, sostituito, nel 2012, da Padre Zlau Jhoseph che preparò la positio.

Il 15 marzo 2016 i Consultori Teologi espressero l’auspicio del meritato riconoscimento delle eroicità delle sue virtù.

L’auspicio è stato realizzato l’8 luglio 2016, quando Papa Francesco ha dichiarato con decreto <<Consta delle virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e Verso il prossimo, nonché le virtù cardinali Prudenza, Giustizia, Temperanza e Fortezza e delle virtù loro annesse in modo eroico, della Serva di Dio, Maria Pia della Croce (al secolo Maddalena Teresa osa Notari), Fondatrice delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, e all’affetto di cui si tratta>>.

La Concelebrazione Eucaristica di ringraziamento per tale riconoscimento è stata presieduta dall´Arcivescovo di Napoli, Cardinale Crescenzio Sepe, concelebrata dall’ Arcivescovo di Pompei,Mons. Tommaso Caputo e dal Vescovo di Vallo della Lucania, Mons. Ciro Miniero e ha visto una massiccia partecipazione di popolo, dalle Autorità Religiose, Civili e Militari, ai tantissimi devoti, religiosi e laici, di Maria Pia.

La celebrazione è iniziata con i ringraziamenti da parte della Madre Generale, M. Giovanna De Gregorio "La Nostra Congregazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, rende grazie al Signore per questo grande dono, il riconoscimento delle virtù eroiche dell’amata Fondatrice, Maria Pia Notari. Dopo la beatificazione di Maria della Passione, nostra consorella, un altro percorso verso la santità viene calcato proprio da Maria Pia. Grazie al Santo Padre e alla Congregazione delle Cause dei Santi per il lavoro svolto nell’approfondimento delle virtù di Maria Pia. Mi è gradito ringraziare Lei Eminenza per aver accolto questa gioia di santità e per presiedere questa celebrazione, che mette in evidenza come l’Eucaristia è fonte di vita e di santità...".

E' seguita la lettura, da parte del Card. Sepe e di don Nunzio D’Elia, Postulatore della causa, del Decreto che ha sancito la venerabilità di Madre Pia Notari.

Il Card. Sepe, nella sua omelia, ha sottolineato le difficoltà con cui si è dovuta scontrare Maddalena, soprattutto nei primi anni della sua vita e della sua vocazione; difficoltà che però non le hanno impedito il suo cammino di fede costante e caparbio,  sfociato, nel 1885, con la fondazione di una sua Congregazione, insieme ad altre due consorelle in un quartino al vico Maiorani n.19, a Napoli. Il carisma di Maria Pia, che oggi continua ad illuminare le sue figlie e tutti noi, è stato ispirato al forte amore che ella nutriva per la  Croce e per l’Eucaristia, amore che ha espresso pienamente in una vita di adorazione al Signore e apostolato svolto in favore dei più bisognosi.

“Maria Pia è stata esempio di Santità:  il Signore che prende questa Sua creatura, la rafforza con la forza del suo Spirito e la usa come strumento di quell’amore che Dio ha per tutti noi, facendone un esempio di vera, autentica vita cristiana… all’insegna di un’adesione completa, continua alla volontà di Dio.  Maria Pia sentiva l’esigenza di essere accompagnata da altre sorelle per realizzare il suo carisma di carità, soprattutto verso i poveri. Così cominciò con due sorelle, e poi dopo, in breve, da Napoli passò a Portici e a San Giorgio a Cremano, perché tante anime buone, generose e desiderose di dedicarsi a Dio, si unirono a Lei per vivere questa spiritualità, questa vocazione… chissà se Madre Maria Pia ha pensato che ci sarebbero state tante altre suore che, anche dall’Asia, si sarebbero unite al suo carisma e alla sua spiritualità, fatte di tanta preghiera, preghiera all’Eucaristia, la forte devozione alla Madonna e al Crocifisso perché M. Pia purificava nel crogiuolo del Crocifisso le tante sofferenze, le tante difficoltà che doveva incontrare nella sua vita…. fece tante piccole cose che ci fanno capire quanto amore questa donna, questa consacrata a Dio, avesse per Dio, per la Chiesa, e per le anime. E’ stato un esempio di adorazione e di immolazione al Crocifisso… per noi che abbiamo bisogno di guide, di maestri, di gente che sa incarnare nella propria esistenza il Vangelo di Cristo per poter anche noi seguirli, e illuminati da loro andare avanti con coraggio.”

La celebrazione si è conclusa con la recita della preghiera per la glorificazione di Madre Maria Pia della Croce Notari.

                                                                                                                                                                                  Laura Ciotola

(Leggi Articolo del 26.2.2017 su Nuova Stagione "Indiscutibile amore verso Dio e il Prossimo")

 (Leggi Articolo del 11.3.2017 su Rutiglianoonline "A Rutigliano un triplice profumo di santità")

 

Leggi tutto...

I Pontefici dalla nascita della Fondatrice, Maria Pia della Croce Notari

  • Pubblicato in News

Nome pontificale

(e al secolo)

           Ritratto          Inizio e Fine
          pontificato
      Luogo di nascita

Papa

Beato Pio IX

(al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti)

1. Papa Pio IX 1847 al 1878

 

16 giugno 1846

7 febbraio 1878

Senigallia,

Stato Pontificio

Papa

Leone XIII

(al secolo Gioacchino Pecci)

2. Papa Leone XIII

 

20 febbraio 1878

20 luglio 1903

Carpineto Romano,

Impero Francese

Papa

 San Pio X

(al secolo Giuseppe Sarto)

 

3. Papa San PioX

 

4 agosto 1903

20 agosto 1914

Riese,

Regno Lombardo/Veneto

Papa

Benedetto XV

(al secolo Giacomo Della Chiesa)

 

4. Papa Benedetto XV

 

3 settembre 1914

22 gennaio 1922

Genova,

Regno di Sardegna

Papa

Pio XI

(al secolo Achille Ratti)

 

5. Papa Pio XI

 

6 febbraio 1922

10 febbraio 1939

Desio,

Regno Lombardo/Veneto

Papa

Venerabile Pio XII

(al secolo Eugenio Pacelli)

 

6. Papa Pio XII

 

2 marzo 1939

9 ottobre 1958

Roma,

Italia

Papa

San Giovanni XXIII

(al secolo Angelo Giuseppe Roncalli)

 

7. Papa San Giovanni XXIII

 

28 ottobre 1958

3 giugno 1963

Sotto il Monte,

Italia

Papa

Beato Paolo VI

(al secolo Giovanni Battista Montini)

 

8. Papa Beato Paolo VI

 

21 giugno 1963

6 agosto 1978

Concesio,

Italia

Papa

Servo di Dio

Giovanni Paolo I

(al secolo Albino Luciani)

 

9. Papa Giovanni Paolo I 1978

 

26 agosto 1978

28 settembre 1978

Forno di canale,

Italia

Papa

San Giovanni Paolo II

(al secolo Karol Woityla)

 

10. Papa Giovanni Paolo II

 

16 ottobre 1978

2 aprile 2005

Wadowice,

Polonia

Papa

Benedetto XVI

(al secolo Joseph Ratzinger)

 

11. Papa Benedetto XVI 2005 al 2013

 

19 aprile 2005

28 febbraio 2013

(rinuncia)

Marktl,

Germania

Papa

Francesco

(al secolo Jorge Mario Bergoglio)

 

12. Papa F dal 2013

 

13 marzo 2013

in carica

Buenos Aires,

Argentina

Leggi tutto...

La Via Crucis meditata sulla terra

  • Pubblicato in News

La Via Crucis meditata da Madre Maria Pia della Croce Notari

La Via Crucis meditata sulla terra

   Spinta dalle rose di cui è seminato il cammino, esitai nella scelta spaventata dalle croci, che s´ innalzavano sulla via del Calvario. E perché, anima battezzata, riscattata col sangue e colla morte di un Dio, perché tentenni tra il Paradiso e l´inferno?

I patimenti mi spaventano, la croce, le spine, l´abbandono, l´angoscia, la paura.

La paura? Ma il cristiano non ha paura che del peccato. Gesù, che per primo ha sofferto, ci incoraggia a seguirlo sulle sue orme. Ai piedi del monte c´è il dolore, ma sulla cima la felicità eterna.

0. Via Crucis sulla terra

 

1° Stazione

Gesù condannato a morte

In questa prima stazione si rappresenta la casa e il Pretorio di Pilato dove il nostro buon Gesù riceve l'iniqua sentenza di morte.

   Divisa tra il timore e la speranza , contando sulla giustizia che non può volere la morte dell'innocente, esaminai la sentenza del giudice.

O dolore! Quale empietà! Tutti vogliono la sua morte, Gesù è condannato. Questa parola m'ha spezzato il cuore. Sono inconsolabile!

Andate via, dunque, gioie e piaceri di un mondo che volle la morte di un Dio.

Senza più essere legata minimamente alle sue crudeltà, io voglio seguire nei patimenti e nelle tribolazioni colui che mi ha salvata col suo supplizio. Sono decisa, voglio vivere e morire con Lui.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

1. Stazione I

 

2° Stazione

Gesù è caricato della Croce

Questa seconda stazione rappresenta il luogo dove l’amatissimo Gesù fu caricato del pesantissimo legno.

   Allontanate il nostro sguardo, o mio Gesù, da quelle persone crudeli, che vogliono il vostro supplizio: portatelo, invece, sulle anime inebriate dei vostri patimenti, che vogliono condividere i vostri dolori. Eccole, come Voi, s’incoronano di spine e cercano con i rigori della penitenza un sollievo alle vostre pene, un’espiazione del peccato. Che una grazia speciale della vostra croce li incoraggi al vostro seguito nella via dolorosa.

Siate loro di esempio e di sostegno, Voi vittima innocente, difesa di coloro che vogliono convertirsi e non vi abbandonano.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

2. Stazione II

3° Stazione

Gesù cade sotto il peso della Croce

In questa terza stazione si rappresenta la prima caduta di Gesù sotto la croce.

   O  Gesù, forza divina, per la debolezza manifestata a nostro esempio soccorreteci! Per questa caduta dolorosa abbiate pietà dei cuori senza sostegno, consolate le anime desolate! Per l’abbandono, ove vi trovaste, abbiate pietà delle anime oppresse dalla tristezza, fortificatele.

Pensate ai nostri languori e riguardate le povere creature scoraggiate. Donate loro la speranza.

Illuminatele cola vostra presenza per gli oscuri sentieri sparsi di rovi, tra cui è così duro essere tormentati. Siate, o Gesù, la forza dei deboli.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

3. Stazione III

 

4° Stazione

Gesù incontra sua Madre

In questa quarta stazione si rappresenta il luogo dove Gesù si incontra colla sua amatissima Madre.

   O  Maria, quale coraggio e quale forza aveste dal cielo nel non soccombere alle angosce di un tale incontro! Vedete il vostro Figlio, fatto segno ai dileggi, agli insulti e ai colpi di coloro a cui ha prodigato tanti benefici. Ebbene che dico? Soldati e carnefici tutti sparirono ai vostri occhi, Voi non vedete che Gesù, il quale vi stende le braccia e un’altra volta vi chiama col dolce nome di Madre! O, per i patimenti di quel momento crudele, vi supplico, compassionevole, ottenete a tutti gli afflitti la forza di sopportare le loro prove unendole alle vostre.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

4. Stazione IV

 

5° Stazione

Il Cireneo aiuta Gesù a portare la Croce

Nella quinta stazione si rappresenta il luogo dove il Cireneo fu forzato a portare la Croce di Gesù.

   O  mio Gesù, abbandonate questo grave peso, lasciatemi sperimentare le mie forze, io voglio portare la vostra croce. Quanto è bella! Il vostro sangue vi ha lasciato splendidi gioielli. Io vedo le tracce delle vostre mani, lasciate che io baci questo sacro legno e lo bagni cole mie lacrime.

  O Gesù, portare la vostra croce dev’essere l’ambizione degli Angeli. Simone vi aiutava senza comprendere l’eccellenza del dono. A me, dunque, quando mi è dato soffrire, accordate l’ambizione dei Santi al vostro seguito.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

5. Stazione V

6° Stazione

La Veronica asciuga il volto a Gesù

In questa sesta stazione si rappresenta il luogo dove Santa Veronica asciugò il volto con un panno al benedetto Gesù.

   Fortunata Veronica! Della sua pietà verso Gesù ebbe subito un ricordo, una prova della sua gratitudine: il suo volto effigiato nel bianco suo lino! Potessimo noi, amandolo con ardore, meritare di veder risplendere nelle opere nostre la luce del suo volto! Potessimo noi, santamente innamorati della sua bellezza adorabile, riprodurre l’immagine colla pratica delle virtù. Che l’ideale divino sia il fine costante del nostro viaggio! Che possa possedere tutte le nostre idee, finché il cuore nostro, pienamente soddisfatto, possa in Lui dilettarsi nella patria celeste.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

6. Stazione VI

 

7° Stazione

Gesù cade la seconda volta

In questa settima stazione si rappresenta il luogo dove Gesù cadde sotto la Croce la seconda volta.

   Gesù trascinato dagli empi, cade sotto il peso della Croce. Gesù attende che una mano pietosa lo aiuti. Stende le sue braccia… implora soccorso. O, mano divina che sostiene il mondo… mano che risani gli infermi, che benedici i fanciulli, che accoglierà gli eletti nell’ultimo giorno, che rigetterà i maledetti, io vi adoro, vi venero! Lasciate, nonostante la mia indegnità, ch’io la pigli fra le mie, che l’avvicini al cuore, onde mi si spezzi in petto per l’emozione, che può ispirare in una creatura l’atto inaudito di soccorrere il suo Dio.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

7. Stazione VII

 

8° Stazione

Gesù consola le figlie di Gerusalemme

L’ottava stazione si rappresenta il luogo dove il beatissimo Gesù consolò le donne di Gerusalemme così afflitte e addolorate

   O Gesù, che piangeste su Lazzaro risuscitato per la tenerezza delle sorelle, riguardate con bontà le lacrime di compassione dei cuori generosi, benediteli e fecondateli! Richiamate le consolazioni alle anime, da Voi tanto beneficiate, che tentano di seguire la via dolorosa. Riguardate benignamente quelli che piangono sui vostri patimenti. Mostratevi ai nostri singhiozzi. Voi che avete beneficate le lacrime, cambiate in gioia le nostre tristezze e fate che il frutto della vostra passione sia di godere un giorno della vostra gloria.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

8. Stazione VIII

 

9° Stazione

Gesù cade la terza volta

In questa nona stazione si rappresenta il luogo dove Gesù sotto la Croce la terza volta   

   Più delle altre fu dolorosa questa caduta di Gesù sulla via del Calvario. Aspetta soccorso. Angeli del cielo, voi pure glielo negherete in tanto cordoglio, come gli empi manigoldi? Spetterà a noi, impotenti creature, soccorrere il nostro Dio? O Gesù, leggete nel mio cuore, Voi che siete la sua vita, leggete e osservate l’ardente desiderio di potervi soccorrere… Nella nostra generosità accogliete come avreste fatto allora, i deboli miei servigi, o Voi che trionfaste dei tormenti e della morte per regnare vittorioso in cielo.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

9. Stazione IX

 

10° Stazione

Gesù viene spogliato

In questa decima stazione si rappresenta il luogo, dove Gesù fu denudato e amareggiato con fiele

   Gesù, il Dio del cielo e della terra, rivestito di magnifici ornamenti, Gesù è spogliato dalle sue vesti. Gesù, il re della gloria, è lasciato nudo. O nubi, coprite il sole, mettetevi tra il mio Gesù e gli uomini, questi manigoldi indegni di vedere la sua luminosa faccia! Gesù, che adorna l’anima di virtù, Gesù, che dona ai Santi le loro vesti di gloria, Gesù è brutalmente spogliato. Angeli di Dio, copritelo colle vostre ali e togliete ai miei occhi uno spettacolo che mi spezza il cuore, incapace di potere soccorrere l’adorabile vittima, oggetto di tanti oltraggi.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

10. Stazione X

 

11° Stazione

Gesù è inchiodato sulla Croce

In questa undecima stazione si rappresenta il luogo dove Gesù fu conficcato in Croce davanti agli occhi della sua SS. Madre

   Maria, Giovanni, Maddalena, voi che amate Gesù, allontanatevi; non può reggere il vostro cuore ai colpi di martello. E’ attraverso la carne verginale, la carne innocente del mio Gesù che passano i chiodi crudeli. Scorre il suo sangue sulle mani rattrappite dai tormenti, sgocciola su coloro che lo fanno scorrere. O, per pietà, cessate, cessate empi manigoldi! L’innocente non ha meritato un tal supplizio: è per voi, per me, che Egli soffre… Liberatelo e percuotete i colpevoli. O severa giustizia dell’Onnipotente, quanto siete grande! Quanto siete stata offesa per aver dovuto chiedere una vittima così grande!

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

11. Stazione XI

 

12° Stazione

Gesù muore in Croce

In questa decimoseconda stazione si rappresenta il luogo dove fu inalberata la Croce con Gesù Crocifisso

   E’ consumato! In mezzo ai pianti di sua Madre e di coloro che l’amavano, in mezzo alle bestemmie dei suoi nemici, Gesù, il supremo padrone di ogni cosa, la vita del mio cuore, Gesù è morto! Gesù è morto per me. Poco m’import5nano adesso l’opinione degli uomini e gli sconvolgimenti della natura. Io non vedo più che Lui, vittima innocente, sospeso tra il cielo e la terra. Così, rinunciando per sempre alla tiepidezza e al peccato, per Lui voglio vivere, soffrire e, se è possibile, morire.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

12. Stazione XII

 

13° Stazione

Gesù deposto in grembo a sua Madre

In questa decimoterza stazione si rappresenta il luogo ove Gesù fu deposto dalla Croce in grembo all’afflittissima Madre

   Ci fu un giorno in cui, col cuore inondato dalla gioia, Voi teneste fra le vostre braccia il bambino Gesù: adesso che ha dato il suo sangue, la sua vita per l’umanità, Voi un’ultima volta avvicinate le vostra labbra alle sue piaghe ancor sanguinanti, o Maria Regina dei martiri. Il mio cuore desolato condivide lo strazio del vostro cuore, così puro e trapassato da tante spade. Disingannata dalle false gioie del mondo, potessi sempre vedere nelle mie lacrime quest’immagine così confortante nelle afflizioni… potessi unirmi ai vostri dolori, o Maria, e santificare le mie pene confondendole cole vostre che sono infinite.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

13. Stazione XIII

 

14° Stazione

Gesù posto nel sepolcro

In quest’ultima stazione si rappresenta il Santo Sepolcro, in cui fu collocato il corpo santissimo di Gesù

   Più fortunato di Maria, vostra afflittissima Madre, che dovette coprire il sepolcro ove far riposare Colui, che tanto amava, io vi porto, o Gesù, nel mio cuore.

Più favorito della Maddalena, obbligata a lasciarvi i suoi profumi funerari, io vi posseggo dentro me stessa, nella santa Comunione… Amor del mio cuore, Gesù, che per me avete tanto sofferto, Gesù, che non voglio più offendere, restate in me! Pianti, preghiere, sacrifici, gioie e pene io accetto e offro a Voi, supremo mediatore… Che in questo tabernacolo vivente tutto sia annientamento, pace, amore! Riposate nell’anima mia fino al giorno benedetto in cui mi introdurrete, re del cielo, nel soggiorno dei beati.

V. Adoramus te Christe et benedicimus tibi

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

14. Stazione XIV

 

“Nel Cielo”

   O Gesù che tanto soffriste per me, che con tanti crudeli tormenti mi avete redento e salvato, siete voi, dunque ch’io veggo raggiante nella gloria, a presentarmi una corona di trionfo per supplire eternamente quella di spine, ch’io ho voluto portare durante il mio terrestre pellegrinaggio? Si siete Voi. Il mio cuore trabocca di riconoscenza. Voi vi degnaste accettare i miei deboli servigi, voi il migliore dei padroni.

Il Cielo s’apre a’ miei sguardi, gli angeli m’invitano ad entrate. O gioia… o beatitudine senza fine?... E’ così che la via dolorosa è divenuta la via della felicità eterna.

15. Conclusione Via Crucis

 

                                                                                                  Maria Pia della Croce Notari

Leggi tutto...

Conversano - Al via le celebrazioni per le virtù eroiche di M. Pia Notari

  • Pubblicato in News

Al via ieri, 25 aprile, a Conversano, la prima delle quattro giornate in cui si svolgeranno le celebrazioni, organizzate dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia delle Comunità di Rutigliano, Conversano e Monopoli, per la venerabilità di Madre Maria Pia della Croce, al secolo Maddalena Teresa Rosa Notari, loro fondatrice.

Le  Suore Crocifisse  Adoratrici dell’Eucaristia, nascono a Napoli  nella notte tra il 20 e il 21 novembre 1885, grazie a Madre Maria Pia Notari, che accogliendo l’invito di Dio decise e tanto si prodigò per la fondazione di questa famiglia religiosa.
Due sono gli elementi principali che caratterizzano il carisma delle suore crocifisse: la Croce e l’Eucaristia.
L’atto di amore più grande di Gesù è stato il suo sacrificio sulla Croce: allo stesso modo loro vogliono donarsi come, con e per Lui; adorarlo nel Sacramento dell’Eucaristia ed essere il prolungamento della sua missione nel mondo.
Un’importanza fondamentale viene data alla preghiera, vista come un tempo privilegiato per stare con lo Sposo.
Il progetto apostolico delle Suore Crocifisse si esprime principalmente attraverso la preparazione delle Ostie; la confezione delle vesti liturgiche e della biancheria d’altare; la formazione cristiana delle persone attraverso la  gestione di scuole cattoliche, di istituti socio-assistenziali ed educativi, di case di riposo per anziani e di case per ferie; l’assistenza a giovani studentesse  e a gruppi organizzati per giornate di spiritualità; la collaborazione alla vita  e alle opere parrocchiali e diocesane.

Già lo scorso 25 febbraio, con una solenne concelebrazione eucaristica, nella chiesa di San Gregorio Armeno, l’arcivescovo metropolita di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, aveva celebrato la venerabilità di Maria Pia e durante la liturgia fu letto il decreto attestante le sue virtù eroiche, ratificato da Papa Francesco lo scorso 8 luglio.

Dal 25 al 28 aprile invece, sarà la città di Conversano a rendere omaggio alla Venerabile M. Pia della Croce.

La prima giornata si è avviata con l’adorazione eucaristica la cui celebrazione si è svolta alle  ore 17.30 nella chiesa  dei Santi Medici di Conversano (dove risiede una delle tre comunità pugliesi delle Suore Crocifisse, mentre le altre due si trovano a Monopoli e a Rutigliano).
Alle ore 19.00, si è tenuta  la Santa Messa celebrata da don Angelo Fanelli, Rettore di San Cosma, l’antica chiesa, fatta costruire, dal Conte Giangirolamo II e da sua Moglie Elisabetta Filomarino, per devozione e ringraziamento nei confronti del Santo, che, si narra, guarì il loro figlio primogenito, a cui diedero il nome, appunto, di Cosma.
Le celebrazioni proseguiranno  mercoledì 26 aprile alle ore 17.00, nella sala della Scuola dell’Infanzia Paritaria  dove è stato previsto un musical a cura degli alunni.
Giovedì 27 inoltre, ci sarà nella chiesa del Carmine, l’ adorazione eucaristica e a seguire la Santa Messa, celebrata da don Luciano Rotolo, e la serata sarà animata dal coro parrocchiale.
Gran finale venerdì 28 aprile  con la processione del quadro della Venerabile Madre Maria Pia della Croce: si partirà alle ore 18.30 dalla chiesa di San Cosma per arrivare alla Basilica Cattedrale, dove, Sua Ecc.za Mons. Giuseppe Favale, Vescovo della Diocesi di Conversano - Monopoli, presiederà una solenne celebrazione Eucaristica e concluderà i festeggiamenti.

                                                                                               Giuseppina Laricchiuta

Di seguito il programma

25 28.4.17 Invito Conversano1

25 28.4.17 Invito Conversano2

Leggi tutto...

A Conversano un musical dei bambini ha celebrato la Venerabile Maria Pia

  • Pubblicato in News

Il messaggio di Maria Pia della Croce arriva dritto al cuore di tutti coloro che hanno assistito al musical organizzato mercoledì 26 aprile dalle Suore Crocifisse della Scuola dell’Infanzia Paritaria San Cosma a Conversano (Ba), dedicato alla vita della loro fondatrice, che, lo scorso 8 luglio, con decreto di Papa Francesco, è stata dichiarata Venerabile, per le sue virtù esercitate in grado eroico.

Protagonisti del musical sono stati i bambini, allievi ed ex allievi, della scuola. Un coro gioioso, animato dai tanti sorrisi dei bimbi, che, alternando momenti di narrazione e canto, hanno raccontato la figura di Maria Pia della Croce. 

Era una bambina come noi, faceva i capricci come noi…”, hanno raccontato le voci cariche di sentimento dei bambini, che hanno così narrato la storia di Maddalena Notari sin dalla tenera età, spiegando come il suo eroismo labbia portata a  vivere  la  vocazione monastica, anche se osteggiata dalla famiglia, e come M. Pia abbia  portato, con coraggio, il suo ordine in numerosi paesi del mondo attraverso unincessante opera di apostolato e carità.

Le melodie festose intonate dai bambini sono state accompagnate dal battito caloroso delle mani dei presenti che hanno partecipato numerosi alla festa organizzata nel salone del Convento delle Suore Crocifisse di Conversano. 

Il musical è proseguito con i balletti preparati con tanto lavoro dai bambini della sezione micro nido.

Il momento clou, con un bellissimo e inaspettato colpo di scena, è stato affidato alle bambine della sezione cinque anni. Le piccole hanno fatto il loro ingresso nel salone, tra lo stupore dei presenti: precedute da Suor Luisa, che indossava il vestito delle Suore Crocifisse Adoratrici dellEucaristia, sono giunte vestite di bianco come piccole suore. Il loro balletto ha fatto decisamente esplodere il pubblico di entusiasmo  perché le piccole suorine” hanno ballato sulle note di uno dei brani del film Sister Act” dal titolo I will follow him. I loro passi di danza sono stati accompagnati dal battito delle mani di mamme, papà e nonni presenti in sala e visibilmente commossi nel vedere le piccole figlie, così impegnate.

Anche dal musical dei bimbi è emerso quello che fu il messaggio che Maria Pia diede alle sue figlie: Figlie mie care, osservate la Santa Regola: amatevi scambievolmente… amate, amate assai Gesù, ed è lo stesso   messaggio che le sue figlie cercano oggi di trasmettere con i loro piccoli e grandi gesti di coraggio e virtù.

  

Conversano, 27/04/2017

                                                             Angela Tangorra

                                                        Rappresentante di classe

3 Musical conversano 27.4.17

Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS