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A Lima la Prima Professione dei Voti di Yessi Duran Beraún In evidenza

Il 3 ottobre presso la Cmonunità delle Suore Crocifisse di Lima, nel Perù, la novizia Yessi Duran Beraún ha emesso la sua Prima Professione dei Voti.
La celebrazione, che, come di consueto, è stata preceduta dalla benedizione dell'abito, è stata presieduta da don Carlos Rodriguez Mayorga.
 
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50° Anniversario di Vita Consacrata di M. Floriana De Rosa In evidenza

50° DI VITA CONSACRATA di M. FLORIANA de ROSA

3 ottobre 2020 – Nocera Superiore

Si è svolta lo scorso 3 ottobre, presso il Convento delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia di Nocera Superiore, la celebrazione eucaristica per i 50 anni di Vita Consacrata di Madre Floriana De Rosa.

Cinquant’anni vissuti in prima linea nella Congregazione che per ben 18 anni, dal 1997 al 2015, ha guidato come Superiora generale. Di non minore rilievo la sua esperienza missionaria all’estero, a Manila, dove, nel lontano 1984, su intuizione dell’allora Superiora generale, M. Giuliana Formisano, l’Istituto decise di impiantare il seme del carisma della Venerabile Maria Pia Notari anche nella lontana Asia. Suor Floriana, veniva scelta, insieme a Suor Josefa Camelio e Suor Daniela Nacca, tra le  suore che avevano chiesto volontariamente di vivere in prima persona questa esperienza all'estero. Oggi queste radici hanno dato vita ad una realtà concreta che tante vocazioni ha portato all’Istituto. Purtroppo l'esperienza filippina per M. Floriana si è interrotta bruscamente a causa dell’improvvisa morte della Superiora generale, M. Gemma Cimino, che poi lei stessa, come detto, sostituì alla guida della Congregazione. Dal 1997, infatti, ha stabilito in San Gregorio Armeno la sua sede principale, senza tuttavia far mancare la sua vicinanza a nessuna Comunità dell'Istituto, che intanto, sotto la sua guida ha conosciuto un momento di forte espansione, se si pensa solo all’apertura delle Comunità di S. Cruz (Filippine), Longobucco, Casteldelpiano, Huanuco (Perù) e Medan (Indonesia).

Finito il suo mandato di Superiora generale, M. Floriana, che ancora tanto ha da dare all’Istituto, si è recata nuovamente a Manila, per riprendere quell'esperienza missionaria a cui tanto si dedicò quasi vent'anni fa. Oggi, quasi a voler chiudere un cerchio,  è tornata nella sua Nocera, terra natia, a guidare la Comunità che il 6 ottobre 1895 si insediò nell’edificio donato dalla nobildonna Emanuela Villani.

La celebrazione per il suo giubileo è stata presieduta da Padre Bruno Rampazzo RCJ, che nella sua toccante omelia ha ripercorso con i presenti i primi momenti di una giovane Chiara chiamata da Cristo alla vita consacrata.

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 “Ci domandiamo: qual è il significato del Giubileo di Professione Religiosa che questa sera celebriamo: 50 di consacrazione religiosa nella Congregazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia. Penso che si possa individuare in uno sguardo che abbraccia il tempo, passato - presente e futuro. Cara Madre Floriana sei ora chiamata a ritornare, con la tua mente e il tuo cuore, alla origine della tua consacrazione, a ricordare quando e come tu, la giovane Chiara, hai scoperto e accolto la chiamata del Signore. Sei invitata a ripercorrere il cammino che va dalla chiamata alla risposta, che hai dato lungo gli anni della tua vita consacrata; un cammino sicuramente nel quale hai esperimentato momenti di gioia e di fatica, di generosità e di stanchezza non solo fisica, ma anche spirituale, di fedeltà e forse di pigrizia, di coerenza come pure di incoerenza fino al momento presente. Come guardando un bel cielo stellato e chiudendo gli occhi si susseguono nella tua mente e nel tuo cuore gli anni della tua vita come giovane Suora e insegnante, la tua prolungata esperienza missionaria a Manila, nelle Filippine, il tuo servizio come Madre Generale per ben tre mandati, 18 anni”.

Un percorso quello di Madre Floriana ricco di esperienza che ha fatto guardando sempre con fiducia al futuro e prestando il fianco a quanti avevano bisogno del suo aiuto, come ricorda un commosso Padre Bruno che ha voluto sottolineare l’importanza di averla avuta vicina nelle Filippine “Ringrazio il Signore perché nella mia esperienza missionaria nelle Filippine ho avuto la possibilità di incontrarti e condividere un tratto di strada molto importante per la mia vita di consacrato e sacerdote. L’aiuto che mi hai dato mi ha permesso di rendere più fruttuoso e incisivo il mio servizio al popolo filippino”.

Padre Bruno ha poi augurato a M. Floriana di continuare la sua opera per "vegliare nella preghiera e nella disponibilità per compiere ciò che manca alla passione di Cristo a favore dell'intera umanità",  e usando le parole dalla stessa pronunciate ha concluso la sua omelia, “Chiediamo a Dio la grazia che tu possa continuare a vivere la tua vocazione riparatrice, carisma del tuo apostolato per cercare di togliere tutto ciò che ferisce la dignità dell’uomo e minaccia la verità, la pace e la fraternità della convivenza umana”.

Noi tutti ci uniamo a madre Floriana in un abbraccio commosso, augurandole di continuare a vivere con l’amore di sempre al servizio di Dio.

Laura Ciotola

 

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50° Anniversario di vita consacrata di suor Carmelita Maiorino In evidenza

3 ottobre 2020 - Roma

Il 3 ottobre, nella nostra cappellina della Comunità di Roma, con la Celebrazione Eucaristica, presieduta da Don Manoel Da Paixão, nostro cappellano e concelebrata da Don João Gabriele, abbiamo ringraziato il Signore peril 50° anniversario di consacrazione religiosa della nostra consorella Suor Carmelita Maiorino.

Cinquant’anni di fedeltà al Signore: un “SI” che ha reso feconda la Chiesa, un donarsi al servizio del suo amabilissimo sposo: Gesù Cristo.

La sua fedeltà di consacrazione al Signore è un grande esempio per noi giovani. Suor Carmelita ha saputo intrecciare il suo “SI” con il “SI” di Maria che liberamente e pienamente ha detto a Dio: “ECCOMI!” e ha saputo incarnare il “SI” del figlio di Dio quando ha detto al Padre: “Ecco io vengo per fare la Tua volontà”.

Padre Manoel nella sua omelia si è soffermato su questo pensiero: “Suor Carmelita, abbia la certezza che la sua vita non è stata consegnata invano, perché il valore delle cose non risiedono nel fatto di essere viste o lodate dagli uomini, ma nell’essere vissute con amore e dedizione: tutto è operato per il Signore e per il bene del prossimo”.

Quante ostie fatte da lei sono diventate Corpo di Cristo! - come suora crocifissa Adoratrice dell’Eucaristia, Suor Carmelita, ha saputo incarnare pienamente il nostro carisma di Croce ed Eucaristia, che sono anche al centro e nel cuore della vita della Chiesa e della sua economia sacramentale.

Oggi rendiamo grazie per il suo “SI” e per il suo amore alla Chiesa, reso sempre sull’esempio della Venerabile Madre Fondatrice, Maria Pia della Croce e della Beata Maria della Passione.

Il nostro augurio è che Suor Carmelita non si stanchi mai di guardare al traguardo della sua consacrazione religiosa. Che la Vergine Maria la Benedica e la Protegga sempre.

Suor Analee Bacea C.A.E. -Roma

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LE SUORE CROCIFISSE AL TEMPO DEL COVID-19 In evidenza

Sul finire del 2019, a partire dalla città di Wuhan, in Cina, si è diffusa in tutto il mondo, una malattia infettiva respiratoria, causata dal virus SARS-CoV-2, appartenente alla famiglia dei coronavirus, che lo scorso 11 febbraio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha ufficialmente chiamata COVID-19, dove “CO” indica corona, “VI” indica virus, “D” significa disease (malattia in inglese), mentre 19 è l'anno durante il quale il virus è stato identificato.

L'11 marzo seguente, la stessa OMS, ha dichiarato che il focolaio internazionale di infezione da nuovo coronavirus SARS-CoV-2 poteva essere considerato una pandemia, invitando i paesi a mettere in atto le misure necessarie a gestirla e controllarla.

In seguito alla più massiccia diffusione del Covid-19, in tutto il mondo sono stati presi provvedimenti di contenimento e in Italia dopo le prime zone “rosse” dichiarate in alcuni paesi del Nord, il premier Giuseppe Conte la sera del 9 marzo, con una conferenza stampa, ha dichiarato che tutta l'Italia sarebbe diventata “zona protetta”: "Sto per firmare un provvedimento che potrei definire così: #iorestoacasa. Non ci saranno più "zona rossa" o "zona 1 e zone 2", ci sarà solo l'Italia zona protetta [...]".

Dagli inizi di marzo quindi l'Italia intera si è barricata in casa, tra lo spavento e l'incredulità.

Tuttavia dopo una primissima fase di blocco, trascorsa tra scorte di cibo, organizzazioni familiari e attesa di notizie sul diffondersi del Covid-19, ne è seguita, quasi subito, un'altra che con l'attivazione di canali virtuali ha messo in comunicazione le persone creando una rete sociale virtuale veramente particolare.

E così mentre i medici, gli infermieri e il personale ospedaliero combattevano il virus, senza pausa e spesso senza forze, fuori dagli ospedali venivano attivate diverse iniziative per aiutare le persone in difficoltà e per diffondere un messaggio di speranza nonostante il difficile momento.

Purtroppo questo grido di speranza si è dovuto spesso scontrare con una realtà parecchio più dura, che vedeva, soprattutto in determinate zone dell'Italia e del mondo, il moltiplicarsi incontrollato dei contagi e anche dei decessi.

Ma la speranza, si sa, è sempre l'ultima a morire e dai balconi sono iniziati a spuntare disegni di arcobaleni colorati, fatti dai bambini che con la loro invidiabile positività, rassicuravano gli adulti al motto di “Andrà tutto bene!”.

Quell'arcobaleno ha rappresentato uno nuovo start: il momento è difficile, ma ci si rimbocca le maniche.

La Chiesa tutta si è adoperata in mille modi per aiutare quanti sono stati maggiormente colpiti dal virus e grande è stato il sacrificio di restare concentrati sulla fede, in un momento in cui, a causa della quarantena, è venuto a mancare per tanti cristiani finanche il conforto della Santa Eucarestia. Ma il Santo Padre non ha smesso di essere guida e conforto anche nel difficile tempo del Covid-19, e infondendo speranza e fede ci ha toccato il cuore quando, lo scorso 27 marzo, da San Pietro, camminando sotto la pioggia di una piazza vuota e in un silenzio assordante ha concesso l'indulgenza plenaria.

Di non minore impatto emotivo è stata l'intera quaresima, vissuta tra privazioni, paure e speranza.

E grazie all'impegno di tanti religiosi, anche le celebrazioni che precedono la Santa Pasqua sono state rispettate e virtualmente condivise, anche se materialmente vissute ognuno a casa propria.

Nella Messa di Pasqua che lo scorso 12 aprile Papa Francesco ha celebrato in una San Pietro ancora vuota, si è appellato alla solidarietà ed alla pace, non essendo questo tempo di guerra e conflitti. E ricordando le tante vittime di questo virus non ha mancato, ancora una volta, di trasmettere speranza, perché la Resurrezione di Cristo ci dice che non c'è morte finché si vive in Lui.

Naturalmente anche le Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia, non sono rimaste inermi al bisogno d'aiuto e messe da parte le occupazioni di sempre, con una sinergia tanto improvvisata quanto decisa, hanno messo in campo il loro carisma che si esprime in una duplice dimensione, quella contemplativa e quella apostolica operativa.

E se in alcune Comunità dell'Istituto, ago e cotone alla mano, ci si è adoperati a cucire mascherine da distribuire alla popolazione, in altre ci si è dedicati alla preparazione e distribuzione di generi di prima necessità a quanti avevano bisogno.

Senza contare l’impareggiabile ruolo che le Scuole dell’Istituto hanno avuto nel continuare ad accompagnare i propri alunni in percorsi di didattica a distanza.

Ma straordinaria è stata soprattutto l'attività spirituale delle Suore di Maria Pia Notari, che guidate oggi dalla Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, si sono organizzate in tutte le Comunità per scadenzare l'intera giornata in momenti di preghiera, la maggior parte dei quali sono stati condivisi, attraverso canali “social” quali ad esempio facebook, con il mondo intero.

Non era affatto facile trasportare l'intimità della loro preghiera al di fuori delle grosse mura dei Conventi nei quali vivono e ancora meno facile era farlo affidandosi solo ad una connessione internet, spesso neanche brillante, ma la volontà di non abbandonare tante persone alla sconforto e soprattutto la loro naturale predisposizione a guidare il prossimo in percorsi di preghiera hanno fatto la differenza e tanti cellulari sono diventati un mezzo per unirsi nella fede.

Le Suore CAE hanno letteralmente accompagnato tante persone a vivere questa epidemia affidandosi al Signore e riponendo in Lui la speranza del domani.

Del resto c'è poco da stupirsi se si pensa che le Suore Crocifisse sono figlie della Venerabile Madre Maria Pia Notari che non si è mai abbattuta di fronte alle difficoltà, ma anzi, abbracciando la Croce, ha fatto della Croce stessa la sua vita.

Vale la pena ricordare che anche la Fondatrice, negli ultimi due anni di vita ha vissuto l’influenza Spagnola, una pandemia influenzale, causata da un virus insolitamente letale, che fra il 1918 e il 1919, uccise decine di milioni di persone nel mondo.

La febbre spagnola colpì in pieno la comunità di San Giorgio a Cremano, Casa Madre dell'Istituto, come emerge da una lettera scritta da Maria Pia a Suor Veronica Peschechera il 14 dicembre 1918, in cui, anche la Fondatrice, come hanno fatto le sue figlie, si è affidata alla preghiera, raccomandando di pregare “[…] assai per la Comunità di San Giorgio, ormai sono quasi settanta, colpite dalle febbri spagnole e non vi è quasi nessuno che le accudisca […]”. Maria Pia, che in quel periodo si trovava a Napoli, dove da poco era stata aperta una piccola casa necessaria alla distribuzione delle ostie, nonostante le sue precarie condizioni di salute, dovute ad un aggravarsi dei dolori artritici, avrebbe voluto andare ad assistere le sue figlie ammalate, ma i medici le proibirono di muoversi. La Madre in una successiva lettera del 18 dicembre, sempre inviata a Suor Veronica, manifestava tutto il dolore di una madre che, in tale momento non poteva assistere le figlie sofferenti “[...] La cara Comunità di San Giorgio il Signore la sta provando in modo incredibile. Già sono volate al cielo quattro care figlie […]. Ora ci stanno altre quattro gravi. Tutte fanno morte invidiabile. La mia lontananza cresce, cresce la mia pena, che non posso descrivere”.

Insomma il mondo non è nuovo, purtroppo, a queste grandi e dure prove, e le Suore Crocifisse, che pure sono state colpite in piena quarantena dal lutto per la perdita, a Casa Madre, dell'amata Suor Bianca, colpita da infarto, hanno scelto, sull'esempio della Venerabile Madre Maria Pia, di anteporre a se stesse il desiderio di prodigarsi per il prossimo e questo ci ricorda che al di là di quanto sia dura la prova, c'è sempre chi è pronto a combatterla con noi, perché insieme è più facile.

                                                                                                                                                 Laura Ciotola

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Pranzo...segno di condivisione

Il 22 dicembre scorso, abbiamo ospitato nel Monastero di San Gregorio Armeno i poveri della zona, per offrire loro un pasto caldo. 

Nonostante le avverse condizioni meteo, sono state tante le persone che hanno accolto l'invito, dandoci la possibilità non soltanto di offrire un pasto, ma soprattutto di donare, anche se solo per poche ore, un clima familiare.

Questo evento è stato possibile anche grazie ai nostri benefattori e a tutti coloro che, con la loro presenza, hanno manifestato solidarietà a questo evento, dandoci un aiuto concreto nella preparazione del pranzo.

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Rinnovazione dei voti nel 172° anniversario di nascita della Venerabile Madre Pia della Croce Notari In evidenza

Nella ricorrenza del 172° anniversario di nascita della Venerabile Madre Pia della Croce Notari, oltre a festeggiare questo evento, due comunità hanno avuto la gioia di celebrare  la rinnovazione dei voti di alcune suore.

Nel coro del Monastero di San Gregorio Armeno a Napoli, durante la Santa Messa presieduta da Padre Leo, sacerdote teatino, hanno rinnovato i voti, nelle mani della Superiora generale, Madre Giovanna De Gregorio: suor Rosmery Cerafin Dominguez per la seconda volta; suor Erfina Banjarnahor, suor Stevani Dani Rahayu e suor Masnur Marbun, per la terza volta e suor Lane Panuda che, invece, ha rinnovato i voti emessi quattro anni fa.

Nello stesso giorno, a Roma, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal cappellano, don Manoel Paixao e concelebrata da don Albino, hanno rinnovato i voti, nelle mani della Vicaria generale e superiora locale, suor Loredana Pagano: suor Hotmauli Situmorang, per la prima volta e suor Miamae Calingcag con suor Diana Gisela Arostegui Duran per la quarta volta.

La professione religiosa, come ben sappiamo, è la risposta che la Chiesa dà a Cristo suo Sposo e nello stesso tempo, è un dono che essa ha ricevuto dal Signore. Chiamati da Dio per l’infinita potenza dello Spirito Santo, l'individuo offre se stessa a Dio, con la professione religiosa, impegnandosi a seguire più da vicino il Cristo Signore, attraverso l'osservanza dei Consigli Evangelici, che, nella Chiesa, indicano la forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò quando venne nel mondo per fare la volontà del Padre, e che lo stesso Gesù propose ai discepoli che lo seguivano.

I religiosi di professione semplice sono tenuti a rinnovare ogni anno i voti di castità, obbedienza e povertà, fino a quando non emetteranno gli stessi voti in modo perpetuo come hanno mostrato le juniores. A tutte loro vanno i nostri affettuosi auguri di un buon cammino di santità.

                                                                                                                                                

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Incontro degli Ausiliari Eucaristici a Capriglia, 1ª domenica di Avvento In evidenza

Il 1° dicembre 2019, nella 1ª domenica di Avvento, c’è stato, a Capriglia, l’incontro degli Ausiliari Eucaristici, provenienti dalle Comunità di Capriglia, Castel San Giorgio, Napoli, Nocera Superiore e San Giorgio a Cremano.

A guidare questa giornata dedicata alla famiglia laica delle suore crocifisse, i parroci di Coperchia e Capriglia, don Pino Giordano e don Luigi Pierri e insieme alla Superiora generale, suor Giovanna De Gregorio. Gli Ausiliari sono stati accompagnati dalle Responsabili locali, suor Floriana De Rosa, suor Maria Rosaria Petti, suor Fatima Nacca, suor Lucia Acanfora e suor Evangeline Arellano.

Durante la mattinata, don Pino Giordano ha tenuto una meditazione sulla Lettura del giorno. In particolare, si è soffermato sul concetto del tempo e su quanto ne viene dedicato a Dio. “Il tempo è un bene prezioso, ma a noi sembra di non averne mai. Ma quanto tempo perdiamo?” ha esordito, sottolineando che anche quando non abbiamo tempo per Dio, Lui ne ha per noi. Nella Lettura Isaia, dopo aver delineato il quadro storico, siamo nell’anno 704 a.C., richiama l’aspetto ecologico, in quanto all’epoca il rapporto con le divinità era inserito nella natura: si offrivano sacrifici agli dei sulle alture e simbolicamente Dio, che vuole porsi al centro della vita d’Israele, proclama la Sua Legge proprio sul Monte Sion, dove si trova il tempio. Anche noi spesso costruiamo montagne nella nostra vita, ma dobbiamo chiederci se dentro di noi c’è il tempio del Dio vivente o di altra divinità, perché Dio vuole essere il solo e al centro della nostra vita: “Non avrai altro Dio al di fuori di me. Io sono il Signore Dio tuo”.

Isaia conclude invocando la pace, “… le spade saranno trasformate in falci”. Il ferro, che all’epoca era un materiale prezioso, veniva impiegato per costruire le armi, mentre i contadini che lavoravano la terra dovevano accontentarsi di falci in legno e questo per il nostro egoismo che ci porta a trasformare in armi cose che potrebbero servire al bene, come ad esempio la lingua che a volte sa colpire più di una spada.

Infine don Pino ha ripreso il concetto dell’Avvento che è un tempo di cammino, il segno che la luce di Dio ci accompagna, ma nella misura in cui noi siamo disposti ad accoglierla. Questo Dio invincibile è diventato carne da macello per farsi mangiare da noi e, attraverso l’eucaristia, salvarci. La luce che con Cristo è venuta nel mondo è stata però accolta dalle tenebre, dal peccato. Tuttavia capita che anche quando siamo sulla via del bene, Dio realizzi per noi un nascondimento che non ci fa vedere chiara la Sua volontà. E’ successo anche a Maria, che ha trascorso molti momenti in attesa, senza avere davanti a sé una via chiara: nel viaggio verso la casa di Elisabetta, nel viaggio verso Betlemme, perfino nella notte di Natale in cui non trovò un posto per dormire e nel quale far nascere Gesù: la strada seppur conduceva al bene era piena di ostacoli. Ma lei ha sempre reagito con fede, abbandonandosi ai piani che Dio aveva per lei.
Anche la vita della Fondatrice delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, la Venerabile Maria Pia della Croce Notari, nata proprio nella casa di Capriglia il 2 dicembre 1847, è stata piena di tenebre, ha evidenziato don Pino, persino la sua nascita, come scrive Maria Pia nella sua autobiografia, fu foriera della croce poiché i genitori avrebbero voluto un figlio maschio. E quando decise di farsi suora, Maria Pia dovette superare l’opposizione dei familiari e il fallimento in diversi istituti che non rispondevano al piano che Dio aveva previsto per lei. Ma la Fondatrice non si lasciò abbattere e continuò a camminare nelle tenebre perché aveva fede nella luce. La sua stessa esistenza è la certezza che Dio ci chiama a camminare nella sua luce.
Finita la meditazione è seguita la celebrazione eucaristica, presieduta da don Pino Giordano e concelebrata da don Luigi Pierri.
E’ seguito un momento di ristoro gli Ausiliari si sono ritrovati nuovamente in chiesa per un incontro assembleare in cui M. Giovanna ha anticipato che si sta lavorando per modificare il loro statuto e li ha esortati a continuare insieme questo cammino di fede.
Infine dopo aver pregato ancora insieme, facendo anche una meditazione personale, gli Ausiliari hanno fatto ritorno alle loro case.

                                                                                                                           Laura Ciotola

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La Beata Maria della Passione in peregrinatio a San Giovanni a Teduccio

In occasione del Cinquantenario della Dedicazione della Chiesa 1970-2020, la Parrocchia “Incoronata Madre della Consolazione” di San Giovanni a Teduccio, quartiere periferico di Napoli, ha programmato una serie di eventi volti a celebrare un Anno Santo “in compagnia dei Santi”.

Dal 28 novembre al 1°  dicembre 2019 anche le spoglie della Beata Maria della Passione sono state portate in peregrinatio nella Parrocchia “Incoronata Madre della Consolazione”.

Questa è la seconda volta che il corpo della Beata viene accolto in questa Chiesa, già nel novembre 2016 infatti, il compianto don Franco Perna volle che l'urna contenente le spoglie mortali della Beata Maria della Passione, fosse presente, per qualche giorno a San Giovanni a Teduccio, affinché tante persone potessero approfondire, attraverso il suo esempio, la gioia di essere cristiani. Don Franco era legato alla Beata da vincoli di parentela, ben spiegati nel libro scritto da Giuseppe Perna, “Il Casato dei Perna: origini, discendenze e testimonianze”, in cui è stato ricostruito il legame generazionale che unì la famiglia dei Perna a quella dei Tarallo.

Sulla scia di don Franco, anche don Ciro Scognamiglio, attuale parroco della Parrocchia “Incoronata Madre della Consolazione”, ha maturato un forte legame con la Beata e l’ha voluta a San Giovanni in questi giorni.

Le Suore Crocifisse hanno accompagnato la Beata in questo “cammino” guidando adorazioni, veglie e preghiere con pensieri di suor Maria della Passione e nella giornata del 30 novembre c’è stata la S. Messa presieduta da S.E. Mons. L. Lemmo, Vescovo Ausiliare di Napoli.

Il 1°  dicembre, don Ciro Scognamiglio, ha celebrato la 1ª domenica di Avvento, in cui il Vangelo ci invita in questo tempo di “attesa” ad essere vigilanti, a vigilare sulla nostra vita facendo attenzione a dedicare più tempo alla preghiera, alla carità, al dialogo per prepararci meglio a vivere il Natale.

Anche la Beata, dice don Ciro, aveva saputo aspettare. Lei infatti aveva un sogno, un desiderio di farsi monaca, aveva un obiettivo da seguire e nonostante gli ostacoli, dovuti anche alla famiglia, ha saputo aspettare e in questa attesa è rimasta vigile, concentrata sul suo desiderio, tanto che alla fine lo ha realizzato, ed è diventata suora. E nonostante non avesse un elevato grado di cultura è diventata un riferimento per tante persone, anche di alto rango, anche sacerdoti che si recavano da lei per chiedere consiglio. Il parroco ha quindi invitato i fedeli a pregare la Beata perché possa ispirarci i giusti passi da fare nella vita cristiana. Dopo la S. Messa il popolo di S. Giovanni a Teduccio ha salutato la Beata che ha fatto ritorno a casa, a San Giorgio a Cremano.

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Due importanti anniversari di fondazione: il 134° dell'Istituto e il 50° della Comunità di Roma, via Aurelia 566

Lo scorso 21 novembre è stato celebrato il 134° anniversario di fondazione dell’Istituto delle Suore Crocifisse. 134 anni fa, infatti, nella notte tra il 20 e il 21 novembre, suor Maria Pia della Croce Notari, suor Maria Giuliana del SS. Sacramento Bagaglio e suor Maria Buonfiglio del Calvario Sarno riunite in un quartino di Napoli, al vico Maiorani, davano vita alla Congregazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia.

Quest’anno, in particolare, la celebrazione è stata particolarmente sentita dalla comunità di Roma che ha, nello stesso giorno, festeggiato il 50° anniversario di fondazione della Comunità di via Aurelia.

La S. Messa che ha celebrato questi importanti eventi è stata presieduta da P. Aitor Jiménez, Canonista, Claretiano. La sua omelia ha evidenziato che nessun anniversario ci sarebbe mai stato senza il sacrificio di Maria Pia, che ha annullato la sua vita la sua famiglia per donarsi completamente a Dio: “Se la Madre Maria Pia non avesse messo al 2° posto la sua famiglia d’origine, la sua vita sarebbe finita a Capriglia e oggi non staremmo festeggiando nessun anniversario”. Padre Aitor ha poi messo in risalto la difficoltà di quest’epoca in cui si sente la mancanza di valori e di riferimenti e spiega che proprio da questi periodi difficili nasce più forte l’esigenza per i consacrati “di essere segno credibile, faro per gli altri, dobbiamo fare un esame di coscienza, interrogandoci se le nostre priorità sono andate all’elemento materiale o piuttosto su un amore che non è carnale, ma che è più forte di noi e ci protegge. Il Vangelo ci esorta ad essere generativi, perché chi vive in Cristo è una persona che è capace di generare vita nuova, di andare verso il futuro con il sorriso, con una speranza che non ci lascerà mai, con una speranza, come dice Papa Francesco, che ci progetta in una Chiesa in uscita, in una Chiesa in salita”.

P. Aitor ha ribadito che ha un senso celebrare quest’anniversario solo alla luce di questa speranza e si è soffermato sulla preoccupazione per la diminuzione di vocazioni che sta colpendo la Chiesa, spiegando che questo non deve spaventare. Il numero di suore, il numero delle vocazioni non ci deve distogliere dalla consapevolezza che Gesù è venuto a vivere in mezzo a noi per rimanerci. Non è importante il numero, ha ribadito “ma la fede che ci porta a vivere il mistero pasquale salvifico, avendo Cristo Crocifisso, Cristo che si dona, Cristo che si spezza per noi come modello di vita, di consegna gratuita. Bisogna ringraziare Dio per averci dato una vocazione più grande di noi stessi, una vocazione che ci fa sentire famiglia”.

La celebrazione si è conclusa con l'invito della Superiora generale, suor Giovanna De Gregorio, a condividere la stessa preghiera che le suore, sull’insegnamento della Fondatrice, rivolgono a Dio durante la loro adorazione quotidiana ovvero che il Signore accenda in noi il fuoco del suo amore e la fiamma dell’eterna carità, laddove per “noi” si intende “noi come Chiesa"... perchè il mondo intorno a noi si riempia d'amore.

                                                                                                                              Laura Ciotola

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Il Presidente del Parlamento dell'Armenia in visita alla Chiesa e al Monastero di San Gregorio Armeno In evidenza

Il 30 ottobre 2019 il Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Repubblica d’Armenia, Ararat Mirzoyan, in visita ufficiale alla città di Napoli, si è recato presso la Chiesa e il Monastero di San Gregorio Armeno, dove ha potuto venerare le reliquie del Santo Patrono d’Armenia, conservate nel Monastero e custodite, sin dal 1922, dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia.

Il Presidente con la Delegazione che lo accompagnava insieme all’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede, Garen Nazarian, sono stati calorosamente accolti dalla Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, dalla Superiora locale, suor Nimfa De La Cruz e dalla comunità delle suore.

Dopo aver deposto una corona di fiori innanzi alla stele in memoria delle vittime del genocidio armeno, il Presidente Mirzoyan ha preso parte a un momento di preghiera guidato dal padre teatino, Padre Aleksander Iwaszczonek C.R., e ha quindi potuto ammirare le bellezze naturali e artistiche del Monastero e della Chiesa.

In ricordo della sua visita Ararat Mirzoyan ha apposto una dedica nel libro delle visite di San Gregorio Armeno.

                                                                                                                 Laura Ciotola

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