News (129)

Cronaca della missione CAE in Malawi

Nel 2018 il Vescovo della diocesi di Karonga, Monsignor Martin Anwel Mtumbuka, aveva invitato la nostra Congregazione nella sua diocesi di Karonga, in Malawi, nel sud-est dell’Africa per valutare la possibilità di erigere una Comunità CAE. A causa della pandemia del covid-19 e delle conseguenti misure restrittive solo quest’anno siamo riuscite ad accogliere quest’invito. Di seguito la cronaca del viaggio, fatta dalle Madri Consigliere, suor Maria Lourdes Tabat e suor Marilou Corvero Luna, che lo scorso 30 aprile sono volate alla volta del Malawi. 
Cronaca del viaggio in MALAWI
30 aprile al 10 maggio 2022
PRIMO GIORNO in Karonga
Domenica 1 Maggio 2022 
Siamo partite il 30 aprile 2022, ore 22:40 dall’aeroporto di Fiumicino, a Roma e il 1° maggio alle ore 12:40 siamo atterrate all’aeroporto di Lilongwe, città capitale di Malawi dove siamo state accolte calorosamente ed affettuosamente dal Vescovo della Diocesi di Karonga, Mons. Martin Mtumbuka accompagnato dall’economo della diocesi.
Durante il percorso burocratico dell’immigrazione, ci è venuto incontro Mons. Martin Mtumbuka per facilitarci l’iter. Il prelato ci ha quindi portato alla casa dei vescovi, ma prima di arrivare ci siamo fermati davanti alla casa del Papa Nuncio ancora in costruzione per una foto di gruppo da mandare al Nuncio.
Arrivati alla casa dei vescovi di Malawi, Mons. Martin Mtumbuka ci ha convocato per un incontro nel quale ci ha presentato diversi progetti e attività di apostolato che potremo realizzare nella diocesi di Karonga:
1.      Collaborazione nelle parrocchie in particolare presso la Parrocchia di S.Giuseppe:
        a)      Catechismo;
        b)      Animazione di adorazione eucaristica;
        c)      Apostolato ai laici/ Formazione delle donne.
2.      Laboratorio delle ostie;
3.      Laboratorio delle vesti sacre;
4.      Fornitura di arredi sacri per la liturgia: calice, pisside, etc…;
5.       Insegnamento alla scuola materna
Tali proposte sono state da noi positivamente accolte essendo consone al nostro Carisma.
La nostra giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica ispirata al tema "DUC IN ALTUM".
SECONDO GIORNO
Lunedì 2 Maggio 2022 
Di prima mattina, alle ore 6:30, abbiamo partecipato alla Celebrazione eucaristica con i fedeli nella Chiesa della Conferenza Episcopale di Malawi. Il Vangelo ha raccontato della moltiplicazione del pane e nella sua omelia Padre Alick, l’economo della diocesi, ha sottolineato quanto è importante l’eucaristia nella nostra vita personale e nella vita della Chiesa, egli ha evidenziato che “senza l’eucaristia la Chiesa è nulla!”
Prima della benedizione finale il sacerdote del posto ci ha presentato alla comunità. I fedeli ci hanno accolto con tanto entusiasmo ed allegria cantando un canto mariano di benvenuto. Abbiamo subito avuto l’impressione di un popolo con tanta fede e molto devoto.
Alle ore 8:10 siamo partiti in direzione alla diocesi di Karonga e ci siamo fermati alle ore 13:00 nella casa del Vescovo nella diocesi di Mzuzo per pranzare. Subito dopo pranzo ci siamo messi in viaggio per Karonga. Dopo tante ore, precisamente alle ore 18:15, siamo giunte alla casa del Vescovo dove ci ha accolto con tanto affetto il Vicario Generale e il segretario della diocesi.
Durante il viaggio abbiamo visto la vegetazione, bella, curata e senza presenza di inquinamento, ma avvicinandoci alla diocesi di Karonga abbiamo notato tanta povertà e le case senza energia elettrica. Le famiglie cucinano usando la legna raccolta dalle donne nelle vicinanze portandone il peso sopra la testa. Inoltre abbiamo notato che il paese è senza acqua da bere e il padre ci ha raccontato che per avere dell’acqua le donne si alzano molto presto ogni mattina per attingerne da un posto molto lontano.
TERZO  GIORNO
Martedì 3 Maggio. Festa dei Santi Apostoli Filippo e Natanaele.
La nostra giornata è iniziata con la celebrazione eucaristica e le lodi. Nell’omelia il Vicario generale ha sottolineato l’importanza della fede in Gesù e l’importanza di testimoniare Gesù con la semplicità della vita. Bisogna dire alla gente: GESÙ TI AMA E BASTA!
Dopo la colazione ci siamo recati a vedere l’edificio della curia vescovile della diocesi, ancora in costruzione. Alle 10:00 siamo partiti per la cattedrale della diocesi, dove gli adulti e i bambini guidati dal parroco ci hanno accolto con canti allegri e in corteo ci hanno portato fino alla Chiesa cattedrale intitolata a S. Giuseppe il lavoratore. All’aperto, sotto ad un albero, c'è stata una cerimonia di accoglienza con preghiera, guidata dal vicario generale, conclusasi con canti. 
Finita la cerimonia, abbiamo distribuito penne, immaginette, libri, dedicati alla nostra Fondatrice e tutti, bambini e adulti, hanno accettato questi piccoli doni con tanta fede e devozione. In seguito, i padri ci hanno portato a visitare il terreno intorno alla cattedrale. Dopo il giro ci siamo fermati a pranzare alla casa canonica della cattedrale.
Abbiamo continuato il giro di visite recandoci all’orfanatrofio e qui ci siamo sentite veramente spezzare il cuore nel vedere tanti bambini abbandonati. Grazie a Dio vengono aiutati da uomini di buona volontà che condividono con questi sfortunati il poco che hanno. Ai bambini orfani abbiamo dato caramelle, coroncine e immaginette della Madre Fondatrice. All’orfanatrofio abbiamo anche incontrato la comunità delle suore di “HOLY ROSARY” e le suore sono state molto accoglienti. Successivamente ci siamo recati a Saint Mary’s Parish, la prima parrocchia della diocesi e poi abbiamo fatto visita alla comunità delle suore “Marianiste”. In ultimo ci siamo recati alla Scuola Media esclusive for GIRLS dove ci sono 600 ragazze che frequentano e alloggiano dentro la struttura. E qui abbiamo lasciato brochure ed immaginette della Venerabile Madre Maria Pia. 
QUARTO  GIORNO
Mercoledì 4 Maggio 2022
Alle ore 6:30 abbiamo preso parte alla celebrazione eucaristica e alle lodi. Dopo la colazione, accompagnate dal Vicario generale, siamo andati alla banca per far cambiare 200€ in Malawian kwacha. Poi siamo partiti per andare alla Parrocchia gestita dal vicario, che è circondata dalla montagna! Dopo il breve saluto abbiamo proseguito il viaggio verso la Parrocchia di San Michele Arcangelo. In seguito ci siamo recati in un villaggio dove ci sono le suore della Congregazione del Santo Rosario. In questo posto la diocesi ha costruito l’ospedale, la scuola elementare e la scuola media “esclusive for girls” dove studiano, dormono e mangiano le ragazze. Le comunità delle suore, in questo luogo, accolgono anche bambini della scuola materna.
Da questo posto siamo ritornati alla casa del vicario generale per pranzare. Dopo pranzo abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno. Alle 18:45 siamo arrivati alla casa del vescovo che ci ospita.
QUINTO  GIORNO
Giovedì 5 Maggio 2022
Il quinto giorno è stato dedicato alla sosta nella casa dove siamo ospitate: REST DAY!
SESTO  GIORNO
Venerdì 6 Maggio 2022
Alle ore 6:00 del mattino abbiamo partecipato alla Santa Messa. Dopo la colazione siamo partiti per la Parrocchia di S. Martino De Porres, dove siamo state accolte con canti e preghiere. Dopo la calorosa accoglienza, siamo andati in una comunità sempre gestita da una Parrocchia. Anche qui abbiamo avuto un'affettuosa accoglienza. In questo posto la diocesi ha una grande Scuola materna e primaria. Da qui siamo andati a Saint Steven's Parish, dove abbiamo pranzato nella casa canonica del Parroco. Subito dopo siamo partiti per andare alla RADIO STATION della diocesi per un’intervista. Per finire in Gloria la giornata siamo andati a LAKE MALAWI - il grande Lago di Malawi.
SETTIMO  GIORNO
Sabato 7 Maggio 2022
La mattina abbiamo visitato il mercato di Karonga, dove c’è l’usanza di vendere a poco prezzo gli alimenti di tutti i tipi, dalla carne fino a verdura e frutta. Il mercato non si presentava in modo troppo ordinato e pulito, ma c’era un clima di allegria e cordialità. Spesso le persone mangiano all’interno del mercato ciò che vendono.
Il pomeriggio abbiamo incontrato il Vescovo della Diocesi di Karonga, Mons. Martin Mtumbuka, che ci ha chiesto come abbiamo trovato l’esperienza di questi giorni e quindi ci ha mostrato il terreno, adiacente la Cattedrale, che metterebbe a nostra disposizione se accettassimo di erigere una nostra comunità in Karonga.
OTTAVO  GIORNO
Domenica 8 Maggio 2022
Abbiamo concluso la nostra visita nella diocesi di Karonga in Malawi, con la Santa Messa presieduta da Sua Ecc.za Mons. Martin Mtumbuka, nella parrocchia di St. Marys Pariest. 
Durante la celebrazione abbiamo aiutato a dare la Comunione. 
Dopo la S. Messa ci siamo congedate dal popolo e dalle Suore del Santo Rosario.
NONO GIORNO
Lunedì 9 Maggio 2022
Prima di partire l’Economo della Diocesi di Karonga, a nome di tutti, ci ha consegnato una targhetta di ringraziamento per la nostra Congregazione. Abbiamo salutato l’Arcivescovo di Lilongwe, Mons. George Deamond Tambala. La sera abbiamo avuto l’ultimo saluto con il Nunzio Apostolico, Sua Eccellenza Mons. Gallone e visitato il posto dove sarà costruita la nuova Casa di Nunziatura. Domani è previsto il rientro in Italia e siamo molto tristi.
DECIMO GIORNO
Martedì 10 Maggio 2022
Con gioia e ringraziamento al Signore ed anche con tanta tristezza per dover salutare i nostri fratelli e le nostre sorelle in questa terra piena di fede e speranza, siamo partite per rientrare in Italia
 
La testimonianza di Sr Lourdes Tabat sulla missione in Africa
Venite e Vedrete (Gv.1,35-42)
Dal 30 aprile al 10 maggio Sr. Marilou Corvero ed io siamo partite per una missione in Malawi, un paese nel Sudest dell’Africa. 
Già dal 2018 la nostra presenza in quella terra era stata richiesta dal Vescovo della diocesi di Karonga, Monsignor Martin Anwel Mtumbuka, ma a causa della diffusione della pandemia del covid-19 non abbiamo potuto viaggiare prima d’ora.
Finalmente lo scorso 1 maggio siamo sbarcate all’aeroporto della capitale di Malawi, Lilongwe e siamo state accolte calorosamente ed affettuosamente dal vescovo Monsignor Mtumbuka e dall'economo della diocesi.
Siamo state ospiti per una notte nella casa di accoglienza dei vescovi nella città  capitale di Malawi. 
Il giorno seguente, insieme all'economo della diocesi, siamo partiti per raggiungere la diocesi di Karonga. Abbiamo viaggiato circa 9 ore attraversando montagne e strade fangose  e pieni di curve. Al nostro arrivo nella casa vescovile siamo state accolte dal vicario generale e dal segretario della diocesi e ci siamo trattenute qui per una settimana.
È stata un’esperienza molto intensa: le parrocchie visitate e le persone incontrate ci hanno accolto fraternamente e con gioia. La popolazione è veramente semplice con una fede genuina.
Questo popolo vive nella povertà più assoluta: le donne si alzano la mattina presto per cercare il posto da dove poter attingere acqua da bere, vanno anche in montagna per prendere la legna per cucinare perché nelle case non hanno l’elettricità. Ma nonostante le difficoltà, vivono serenamente la loro vita con semplicità e con amore.
Questa esperienza mi ha molto segnata portandomi a delle riflessioni intense. Tanti di noi abbiamo cose che spesso sono superflue eppure sembrano non bastarci e poi c’è gente che vive nella miseria mancando del necessario, del cibo e dei vestiti e sono costrette a scavare nella spazzatura per trovare qualcosa da mangiare o qualche abito smesso. Dobbiamo imparare ad aprire il nostro cuore e guadarci acconto, volgere lo sguardo a una sorella o un fratello che ha bisogno di qualcosa e cercare di aiutare. Auguro a tutti di avere un cuore aperto alle necessità di ogni sorella e di ogni fratello....
                                                                                                                                  Suor Lourdes Tabat 

 

View the embedded image gallery online at:
https://www.suorecrocifisseadoratrici.org/news#sigProId7cc4d933b0

Leggi tutto...

Professione Perpetua di suor FATIMA APARECE

“MI HAI CHIAMATO: eccomi Signore!”. Con queste parole sabato 14 maggio 2022, nella Chiesa di San Gregorio Armeno in Napoli, suor Fatima ha preso i voti perpetui divenendo eterna sposa di Cristo.

A presiedere la cerimonia, S.E.R. Mons. Beniamino Depalma, Arcivescovo-Vescovo emerito di Nola, che ha esordito con l’augurio alla Congregazione CAE per i 100 anni di permanenza in San Gregorio Armeno: il prossimo 2 dicembre infatti, le Suore Crocifisse celebreranno il 1° centenario dal loro arrivo nel Monastero dedicato al Patriarca Armeno.

Proclamato il Vangelo, la candidata ha chiesto alla Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, di poter fare la sua professione perpetua nella famiglia delle Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia.

L’omelia del Vescovo Depalma è stata un’inno all’amore, quello che con San Paolo ci fa dire, l’amore mi spinge, l’amore mi trasporta, l’amore mi porta avanti.

“Siamo donne e uomini bisognosi di amore […] chi fa l’esperienza dell’amore di Dio diventa un pozzo d’amore, che a sua volta deve generare amore”, ha spiegato il prelato, “Chi non genera amore non ha conosciuto Dio. Gesù ci ha chiesto di amarci. Ma come? Ci sono tanti tipi di amore: possessivo, amore che chiede reciprocità, amore violento e prepotente. Di fronte a tanti tipi di amore Gesù ci chiede un amore umile: dare senza pretendere nulla in contraccambio, perché la felicità è già nel dare. Così ha fatto Gesù: ha dato tutto. Gesù ha amato anche Giuda che stava per tradirlo, ha amato anche Pietro che stava per rinnegarlo. Ha amato senza nuocere e chiudere la nostra libertà”.

Un amore totalitario dunque, che ci abbraccia anche quando noi lo allontaniamo perché, ha spiegato Depalma, noi possiamo anche chiudere le porte della nostra vita a Dio, ma Dio non ci estromette mai dalla Sua vita.

“Abbiamo un Dio eccezionale e abbiamo un compito eccezionale: amare come vuole Dio”, ha continuato il Vescovo, “nel battesimo, nell’Eucarestia che riceviamo ogni giorno, riceviamo il cuore di Dio e per questo possiamo amare come Dio ama. Dentro di noi batte il cuore di Dio: se questo non è vero, non è vera nemmeno l’Eucarestia. Oggi Suor Fatima dice a noi tutti <Mi sono innamorata. Mi sono innamorata di Gesù Cristo che ha riempito il mio cuore e la mia vita> […]. Suor Fatima ha un cuore che non è disoccupato, ma è pieno della carità di Cristo. Dove c’è Dio non c’è paura. Dove c’è Dio non c’è buio. Non c’è fallimento anche se sbagliamo. Dove c’è Dio c’è futuro, c’è speranza, c’è coraggio”.

Il celebrante ha spiegato che non è impresa semplice innamorarsi di Dio, ma Dio dice come agli Apostoli: non aver paura, abbi fiducia in Cristo. Con l’invito a suor Fatima a fidarsi anche della sua Comunità e ad andare avanti sentendosi sempre accompagnata e mai sola, si è conclusa l’omelia.

Il Vescovo ha quindi posto le interrogazioni di rito alla candidata che al suono di “Si lo voglio”, ha confermato la sua scelta di volersi consacrare al Signore. Suor Fatima presentandosi davanti alla Superiora Generale e alle testimoni, suor Nimfa Dela Cruz e suor Lourdes Tabat, ha letto la formula della professione scritta, precedentemente, di suo pugno.

Terminata la solenne benedizione, Mons. Depalma ha consegnato l’anello a Suor Fatima: “Sposa dell’eterno Re, ricevi l’anello nuziale e custodisci integra la fedeltà al tuo sposo, perché Egli ti accolga nella gioia delle nozze eterne”.

Il rito si è concluso con le parole della Superiora Generale: “Suor Fatima, figlia carissima, tu fai ora parte di questa famiglia delle Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia e d’ora innanzi tutto sarà in comune con noi”. L’abbraccio tra le novella Sposa con M. Giovanna, suor Nimfa e suor Lourdes ha sugellato l’ingresso di suor Fatima tra le Crocifisse.

Presente alla Celebrazione anche l’Ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede, S.E. la Signora Myla Grace Ragenia Catalbas Macahilig, che ha voluto salutare i presenti: “A nome dell’Ambasciata Filippine presso la Santa Sede e tutti i miei colleghi in tutte le parti dell’Ambasciata delle Filippine nella Repubblica Italiana, vorrei innanzitutto ringraziare le suore per averci fatto parte di questo giorno speciale per suor Fatima. Siamo venute qui con le nostre amorevoli preghiere per suor Fatima mentre affronta questa tappa speciale nella sua vita religiosa”. Quindi S.E. la Signora Myla Grace, a nome dell’Ambasciata delle Filippine ha offerto in dono alla novella sposa la pergamena con la benedizione del Santo Padre Francesco.

Suor Fatima ha quindi ringraziato il Vescovo celebrante, i sacerdoti presenti, la sua Congregazione, M. Giovanna per la materna assistenza, le Madri Consigliere, la Superiora di Napoli, la Madre Maestra e tutte le Consorelle. Un grazie anche all’Ambasciatrice filippina, Myla Grace e al Vice-Capo dell’Ambasciata Filippina in Italia, Consul Nina Cainglet, anch’ella presente alla Cerimonia. Un grazie agli amici e al coro. Infine Suor Fatima, commossa e nella sua lingua di origine, con voce incrinata dal pianto, ha ringraziato la sua famiglia lontana.

                                                                                                                                             Laura Ciotola

View the embedded image gallery online at:
https://www.suorecrocifisseadoratrici.org/news#sigProId7ebb9b4ab9

Leggi tutto...

25° Anniversario di Professione Religiosa

La Chiesa di San Gregorio Armeno in Napoli, ha fatto da sfondo, lo scorso 2 febbraio, al 25° Anniversario di Professione Religiosa di Suor Glenda Joan V. Buen, Suor Marilou Corvero Luna, Suor Erenia Aro, Suor Emma Llamo e Suor Marivic Guichapin.

La Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da S.E. Mons. Gennaro Acampa, Vescovo già Ausiliare di Napoli, che ha subito introdotto nella sua omelia, la doppia festa della celebrazione: quella della Presentazione di Gesù al Tempio e del 25° anniversario delle suore.

Maria e Giuseppe, pur sapendo che il loro figlio era il Dio fatto uomo, presentano Gesù al Tempio perché erano obbedienti in tutto, rispettavano le consuetudini e le leggi e la Madonna si sottopone al rito di purificazione, una purificazione rituale e non morale, lasciando a noi un esempio di obbedienza e fedeltà.

Gesù entra nel tempio che santifica con la sua presenza e diventa Lui stesso il luogo del vero incontro con Dio, non più il tempio fatto di strutture ma la Sua persona, immolata sulla croce, diventa anello di congiunzione dell’umanità intera. Simeone, presente al tempio, farà capire a Maria il grende significato della presenza di Gesù che sarà Colui che dividerà la storia e il mondo. Tanti si salveranno e accoglieranno la salvezza, altri invece gli si metteranno contro e, anche se non volendolo, Gesù diventerà un segno di divisione. Tutto ciò sarà, come avverte Simeone, motivo di sofferenza per Maria “Una spada ti trafiggerà l’anima”. Quindi già da quel momento Maria è proiettata verso il Calvario, verso l’immolazione del Suo figlio dove Ella subirà il martirio dell’anima, pur essendo viva nel corpo e diventerà, attraverso questo sacrificio immenso, la madre nostra, la madre della Chiesa, la madre dell’umanità.

Mons. Acampa introduce poi la seconda parte della celebrazione “Questa festa è anche chiamata festa della Luce - Gesù è la luce del mondo - dice Simeone - luce per le genti - e illuminerà tutto il mondo verso la salvezza. Anche noi, attraverso il simbolo delle candele accese, vogliamo essere luce per l’umanità. In questa festa vogliamo rivivere anche il momento della consacrazione delle nostre consorelle. Un cammino di fedeltà per 25 anni che ora si apre a una nuova tappa. Questa Messa vuole essere un ringraziamento per essere state scelte dal Signore e aver corrisposto a questa vocazione con l’aiuto della grazia di Dio, ma è anche un’occasione per riprendere nuovo slancio, per andare avanti nella stabilità della consacrazione al Signore. Ora è il tempo di raccogliere i frutti di bene coltivati in tanti anni di vita consacrata, il bene dell’anima, dell’umanità, della Chiesa, dell’apostolato”.

L’omelia si conclude con la promessa del Vescovo di accompagnare le suore con la preghiera e l’invito a rinnovare quel si di 25 anni fa con ancora più slancio. Un sì diverso dal primo che era apparentemente più entusiastico, un sì in qualche modo più sofferto, ma anche più carico di consacrazione, di dono di se stessi al Signore. “Come Gesù entrato nel tempio ha detto il suo sì al Padre, un sì sofferto, ma mantenuto nella più piena fedeltà, così deve essere il vostro sì, seguendo il carisma delle Suore Crocifisse dell’Eucarestia, un carisma bello, ancora attuale. Tanti oridini religiosi hanno visto sfumare il loro carisma, perché non più adeguato ai tempi… voi invece avete un carisma ancora attuale, oggi forse più di ieri. Bisogna immolarsi insieme a Gesù. Se l’immolazione è fatta per amore è, nello stesso momento in cui si vivono i sacrifici, fonte di gioia”. Mons. Acampa conclude con l’augurio che la Fondatrice possa raggiungere la gloria dell’Altare, possa essere riconosciuta beata anche in terra.

La celebrazione è proseguita con la rinnovazione della professione da parte di Suor Glenda Joan, Suor Marilou, Suor Erenia, Suor Emma e Suor Marivic.

Con voce commossa, Suor Mariolu, ha ricordato Suor Paula Sarona, che avrebbe dovuto celebrare l’anniversario di consacrazione con le consorelle, ma che ci ha improvvisamente lasciato lo scorso 26 novembre 2021, “Per Suor Paula, nostra compagna di viaggio, che in questo momento vive nella patria celeste, possa godere il Volto Misericordiodo dello Sposo Eterno. Preghiamo”.

Al termine della Santa Messa, Suor Marilou, parlando anche a nome delle consorelle ha reso grazie a Dio Padre, che ha seminato nel loro cuore il coraggio di abbracciare la vita di consacrazione; a S.E.za Rev.ma Mons. Gennaro Acampa, che ha presieduto la celebrazione; ai sacerdoti concelebranti e ai ministranti; alla Superiora Generale, Madre Giovanna De Gregorio per tutto quello che sta realizzando in un momento tanto significativo, dedicando se stessa per il bene di ogni suora; un grazie alla madre Fondatrice e a Madre Floriana De Rosa, che fu loro maestra di noviziato e di parte dello juniorato, prima di essere eletta Madre Generale dell’Istituto; alle formatrici e ai formatori, in particolare a padre Bruno Rampazzo, per la vicinanza e il sostegno nei giorni di preparazione all’anniversario.

Suor Glenda ha chiuso i ringraziamenti, dedicandoli ai loro genitori, primi educatori, che hanno insegnato loro a conoscere ed amare il Signore nei tanti esempi di fede, carità e speranza e che sono stati forza e guida del loro cammino; un grazie alla comunità di Napoli e alla Superiora Suor Nimfa Dela Cruz, che ha offerto un’ambiente favorevole a rinforzare l’intimità con Gesù; grazie al coro formato dalle consorelle e guidate dal maestro Biagio Terracciano e dopo un grazie a tutti i presenti, ancora un ricordo accorato alla consorella e compagna di viaggio Paula Sarona e a tutte le Crocifisse del Paradiso.

Suor Nemia Madera che inizialmente avrebbe dovuto celebrare l’anniversario insieme alle consorelle, ha potuto celebrare il suo venticinquesimo solo il 20 febbraio, con una cerimonia più intima presieduta dal Vescovo Acampa.

                                                                                             Laura Ciotola

View the embedded image gallery online at:
https://www.suorecrocifisseadoratrici.org/news#sigProId94a87d3c54

Leggi tutto...

Apostolato per gli anziani a Napoli

Le nostre Suore della Comunità di Napoli hanno fatto visita, lo scorso 9 aprile, alla Casa per Anziani di Giugliano in Campania “Domus Flegrea Anziani”, per animare la S. Messa del Sabato che ha preceduto la Domenica delle Palme. La celebrazione è stata presieduta da Padre Serafino, cappellano dell’Ospedale Loreto Mare di Napoli e vi ha preso parte anche l’amico Ugo Ponti, che ci ha dedicato parole di apprezzamento e stima, che riportiamo.

“Grazie alla comunità delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia per la loro continua missione verso i più deboli, svolta sempre in modo invisibile. Grazie a Padre Serafino, cappellano dell’ospedale Loreto Mare per la sua disponibilità nel seguirci in questa missione umanitaria, e soprattutto grazie a Michele Turizio proprietario dell’albergo Domus Flegreo, casa di accoglienza per anziani, che tratta i suoi ospiti proprio come suoi familiari cercando di non fargli mancare nulla e rendendo possibile, oggi, la celebrazione della Santa Messa, coinvolgendo i tanti anziani che non sono più in condizioni di andare in chiesa. Dico grazie, perché non dobbiamo mai dimenticare, come ci ricorda Papa Francesco che "I nonni e gli anziani non sono degli avanzi di vita, degli scarti da buttare… Non perdiamo la memoria di cui gli anziani sono portatori, perchè siamo figli di quella storia e senza radici appassiremo. Essi ci hanno custoditi lungo il cammino della crescita, ora tocca a noi custodire la loro vita, alleggerire le loro difficoltà, ascoltare i loro bisogni, creare le condizioni perchè possano essere facilitati nelle incombenze quotidiane e non si sentano soli".

View the embedded image gallery online at:
https://www.suorecrocifisseadoratrici.org/news#sigProId2dfa39a8c9

Leggi tutto...

La Chiesa di San Gregorio Armeno

Articolo ripreso dal periodico trimestrale dell'Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia  "Un Servizio d'Amore" (Anno II, n.3 1992 - pag.8 + Anno IV, n.1 1993)
 
La Chiesa di S. Gregorio Armeno è situata nella strada omonima, un tempo detta <<Augustale>> perchè collegava la Curia Basilicae Augustinianae con il decumanus inferior e poi chiamata <<Nostriana>> dal Vescovo di Napoli Nostriano.
La costruzione ebbe inizio nel 1574, anno in cui, secondo il Canonico Celano, <<resa comoda l'abitazione ed atta alla vita comune>>, la Badessa Donna Giulia Caracciolo, nell'ambito delle riforme imposte dal Concilio di Trento, pensò all'erezione di una nuova chiesa e <<la principiò col disegno, modello e guida di Vincenzo Della Monica e Giovan Battista Cavagna e quasi tutto fu fatto del denaro proprio di essa Donna Giulia>>.
Terminata la costruzione, la Chiesa fu consacrata nel 1579 e l'anno successivo dedicata a S. Gregorio Armeno, come ricordano le iscrizioni nell'atrio; un'altra lapide ricorda, invece, la visita pastorale di Pio IX, I° ottobre 1848.
La facciata presenta tre arcate a bugno di piperno, sormontate da quattro lesene toscane con fregio dorico e tre finestroni contenuti in rispettive arcate e conclusi originariamente con un timpano.
L'atrio, scuro e profondo, mostra quattro pilastri intermedi che hanno la funzione di reggere il piano del coro.
Successivamente, nell' XVIII secolo, un secondo coro fu sovrapposto al primo e di conseguenza, nella facciata esterna, il timpano fu sostituito da un terzo ordine architettonico.
Si accede all'interno della Chiesa mediante un portale di legno di noce con intagli a rilievo dei quattro evangelisti e dei Santi Stefano e Lorenzo; la chiesa è ad una sola navata, con cinque arcate per lato, alternate a pilastri compositi.
L'interno, ad eccezione delle cappelle, fu affrescato da Luca Giordano nel 1679, in occasione del  primo centenario della costruzione della chiesa ed è da considerarsi, secondo Roberto Pane, <<uno dei più importanti complessi figurativi del maestro napoletano>>.
Sul muro d'ingresso è narrato, in tre scene, l'arrivo delle monache greche in Napoli: nel primo episodio le monache arrivano in barca (nella figura dell'uomo che mostra loro la direzione della nuova dimora, la tradizione indica l'autoritratto di Luca Giordano); nel secondo episodio, le monache, in tunica bianca e velo nero (secondo il costume descritto poi da Fulvia Caracciolo), sono raffigurate nell'atto di recare l'urna con le reliquie  di S. Gregorio; nel terzo episodio la badessa scende a terra ed è devotamente accolta dai napoletani.
Lateralmente alla porta d'ingresso si notano due quadri di Silvestro Buono: il primo rappresenta i santi Girolano e Francesco dinanzi alla Vergine; il secondo rappresenta l'Immacolata decorata di  una simbologia mariana  sulla scia dell'Antico Testamento (Cantico dei Cantici) e delle sue allegorie.
In alto, tra i finestroni si ammirano scene della vita di S. Gregorio affrescate dal Giordano; a destra: il Santo è consacrato vescovo; Tiridate accompagna le spoglie del Santo; Tiridate con la testa di maiale per i delitti commessi; visione del Santo; il Santo esce dalle acque. A sinistra: morte del Santo; gruppo di angeli; il Santo è onorato dal re; cede l'episcopato al figlio Ofane; il Santo nel deserto; il Santo battezza; il Santo pontifica.
In continuazione con gli affreschi delle finestre, nello spazio dedicato al coro e non visibile dalla chiesa, si notano cinque episodi della vita di S. Benedetto; a cominciare dal lato del chiostro: S. Benedetto a Montecassino; S. Placido, inviato da S. Benedetto, cammina sulle acque e salva S. Mauro; conversione di Totila; S. Benedetto ed i pastori.
Passiamo ora alle cappelle, alcune delle quali conservano ancora le colonne corinzie di marmo rosa appartenenti alla veste cinquecentesca.
Nella prima cappella a destra ammiriamo un'Annunciazione attribuita a Pececco de Rosa; vi è conservata anche un'antica statua di S. Donato in legno colorato ed un'altra di S. Apollonia in una custodia di vetro.
Nella seconda cappella vi è una tela raffigurante la Vergine con i Santi Pantaleone ed Antonio che G.A. Galante attribuisce al Sarnelli.
La terza cappella è dedicata a S. Gegorio Armeno: sull'altare vi è una tela opera di Francanzano. Il Santo appare seduto, nell'atto di leggere in un grande libro. Nelle pareti laterali si notano altre due tele, una raffigurante il re Tiridate con viso di maiale che supplica il Santo e l'altra il Santo gettato nel lago Artetax. Anche queste tele sono di Francanzano, mentre la volta è decorata da affreschi di F. De Maria.
La quarta cappeklla conserva una tela di Niccolò Malinconico, rappresentante la Vergine del Rosario tra due santi; il nome del pittore è visibile in basso a sinistra.
Dal lato opposto, la cappella accamto all'organo è dedicata a S. Benedetto; la tela che raffigura il Santo in preghiera, secondo Celano, <<stimasi del Ribera>>, R. Pane conferma l'attribuzione dell'opera al maestro spagnolo, mettendone in risalto il verismo.
La cappella successiva è detta della <<decollazione>> per una tavola cinquecentesca attribuita a Salvatore Buono e raffigurante la decapitazione di S. Giovanni Battista.
Interessante la cappella seguente ove si venera una miracolosa immagine del Cristo; trattasi di una struttura lignea del tardo quattrocento che pare appartenesse, secondo Celano, alla vecchia chiesa e che Pane definisce <<immagine drammatica e splendida>>.
L'ultima cappella presenta una Natività attribuita a Bernardo Lama o Marco Senese.
Magnifico è l'altare maggiore, opera di Dioniso Lazzari; la balaustra dell'altare, così come quella di molte cappelle laterali rappresenta un mirabile  esempio dell'artigianato partenopeo per i trafori in marmo bianco.
A destra si nota una grande raggiera di ottone che sormonta una grata tripartita, superba realizzazione dei maestri ottonari napoletani, su disegno di Giuseppe Pollio.
E' il <<comunichino della badessa>> dietro il qualele monache ascoltavano la messa.
L'apertura al centro, circondata da una delineata cornice in marmo e fianche ggiata da due candelabri serviva alle monache per ricevere l'Eucarestia.
Sul lato opposto si ammira una vasta composizione ad olio di Luca Giordano raffigurante Mosè tra la gente ed in alto l'Eterno sostenuto da angeli.
La tela sull'altare maggiore è opera di Bernardino Lama, mentre le sante benedettine tra i finestroni della cupola, Mosè, Giosuè, Melchisedech e Ruth nelle lunette sono di Luca Giordano.
Gli affreschi della cupola, dello stesso autore, furino eseguiti, probabilmente due anni dopo quelli della chiesa di Santa Brigida; purtroppo la quasi totalità delle figure che ornavano l'interno della cupola è scomparsa e sono visibili, in basso, solo immagini di santi e di angeli.
Una menzione particolare merita il soffitto ligneo che, secondo un documento conservato nell'Archivio di Stato, fu iniziato nel 1580 e completato nel 1582. Esso, intagliato e dorato, contiene in quattro successivi incavi ovali, pitture di Teodoro Fiammingo che raffigurano, a partire dal lato dell'ingresso, l'Assunta in gloria, S.Benedetto tra S. Placido e S. Mauro, S. Gregorio benedicente e Gesù Calvario.
Volgiamo lo sguardo verso l'icavo che contorna in forma ovale il secondo dipinto: noteremo che esso  è composto da una successione di archetti concavi, decorati con figurine; la metà di tali archetti è stata privata degli ornati.
Attraverso tali spazi corrispondenti al secondo coro, il cosiddetto coro d'inverno, le monache potevano vedere l'altare maggiore come attraverso una grata di legno.
Notevoli sono anche i due organi rifatti nel '700  e <<riccamente adornati di intagli dorati>>.
Prima di passare oltre, segnaliamo che nello spazio corrispondente all'ultima arcata a destra è stata ricavata, in epoca recente, una cappella  ove si conservano, le spoglie di Santa Patrizia.
Passiamo all'ampia e bella sacrestia nella cui volta si può ammirare <<l'adorazione del sacramento>> il De Matteis.
Celano definisce questa chiesa << stanza di paradiso in terra >> e tale doveva apparire specialmente nei giorni festivi  tra lo splendore degli arredi e degli argenti. 
Leggi tutto...

Celebrazione Eucaristica in preparazione al 1° CENTENARIO di presenza delle Suore CAE nel Monastero di San Gregorio Armeno In evidenza

In occasione del 174° anniversario di nascita della Fondatrice dell’Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, la Venerabile Maria Pia delle Croce, lo scorso 2 dicembre, la Congregazione CAE ha aperto l’anno in preparazione del centenario di presenza nel Monastero di San Gregorio Armeno a Napoli, con una solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Gennaro Acampa, Vescovo già Ausiliare di Napoli.

Questa presenza in uno dei territori più belli, ma anche più critici di Napoli, il suo centro storico, si è realizzata in quel lontano 1922, a seguito di una profezia che riguardò proprio la Fondatrice.

Leggi Storia dell'arrivo delle Suore CAE a Napoli

Prima dell’arrivo delle Suore Crocifisse infatti, il monastero di San Gregorio Armeno era abitato dalle Suore Benedettine, che, negli anni, avevano accolto non solo le loro consorelle, ma anche le Patriziane, alcune Clarisse, le Visitandine e una Francescana. Tuttavia, col passare degli anni, il numero delle suore andava diminuendo e l’ultima badessa, Giulia Caravita dei principi di Sirignano, era preoccupata per il futuro di quella casa a cui teneva tanto e che custodiva inestimabili reliquie come quelle di S. Gregorio e S. Patrizia e importanti opere d’arte.

Leggi storia delle Congregazioni che si sono succedute nel Monastero di san Gregorio Armeno

Accadde che, nel 1922, dopo una Novena di preghiere, la badessa decise di accogliere nel Monastero dedicato al Patriarca Armeno, le Suore Crocifisse. A tre anni dalla morte di Maria Pia, si realizzava quel disegno divino che la Madre aveva intravisto qualche anno prima: quel giorno infatti mentre era raccolta in preghiera presso la chiesa di San Gregorio Armeno, per assistere al solenne pontificale in onore di San Benedetto, si sentì come rivestita interiormente della virtù del Santo che sembrava volesse incitarla a continuare l’opera intrapresa. La badessa Caravita interpretò la loro visita di allora come un segno del cielo.

In occasione del centenario le Suore CAE hanno ottenuto dalla Santa Sede il decreto di Indulgenza Plenaria per chi, recandosi nella Chiesa di San Gregorio Armeno, dal 2 dicembre 2021 al 2 dicembre 2022, conseguirà le consuete condizioni: la confessione, la Comunione Eucaristica e preghiere secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (Padre Nostro, Credo, Preghiera alla Beata Vergine Maria e Preghiera alla Venerabile Maria Pia della Croce e la Beata Maria della Passione).

La S. Messa che ha aperto quest’anno così importante è stata presieduta da Mons. Gennaro Acampa “Oggi inizia questo percorso in cui voi suore vi impegnerete ancora di più a vivere il carisma, ad essere presenti sul territorio, a fare del bene in modo da giungere rinnovate, sia come suore, che come comunità all’anno prossimo, quando si celebrerà una più grande solennità: il centenario” ha esordito il Vescovo, introducendo il tema del prossimo centenario della presenza delle Suore Crocifisse a San Gregorio Armeno. “Con la concessione della Santa Sede che, da oggi, entrando in questa Chiesa si può ottenere il dono dell’Indulgenza Plenaria a determinate condizioni: la confessione, la comunione, la preghiera per il Papa e soprattutto il desiderio di non peccare, di essere sempre nella grazia, quindi il pentimento di tutti i peccati, anche veniali che abbiamo commesso, la Chiesa ci aiuta. Deve essere un anno speciale, un anno bello, un anno di fede, un anno di grazia e ci da questi aiuti soprannaturali per poter vivere sempre in grazia, sempre pronti ad accogliere il Signore in ogni momento che Egli ci potrà chiamare a sé”.

Durante la celebrazione, due giovani suore CAE, Suor Stevani Dani e Suor Masnur Marbun hanno rinnovato i loro voti al Signore, rendendo ancora più solenne il momento.

“In questo contesto accogliamo il rinnovo dei voti di queste due giovani suore e certamente la Messa che celebriamo oggi è per loro, per queste due sorelle più piccole, più giovani” ha detto Acampa “ma anche per tutti quante voi suore e anche per la richiesta di qualche vocazione in più, visto che effettivamente le vocazioni, non solo le vostre, ma anche nel mondo scarseggiano. Quindi preghiamo perché ci siano tante altre vocazioni, altre persone che scelgono di donare la vita per il Signore e per i fratelli, seguendo un percorso di un carisma particolare come il vostro”.

Quindi Mons. Acampa, richiamando la Lettura del giorno ha introdotto questo tempo di Avvento, ribadendo la necessità di pregare, di vigilare per prepararci a rivivere il mistero della nascita di Cristo. “In questo contesto entra la Parola di Dio che ci sprona, ci illumina, ci impegna a vivere fino in fondo questo tempo di Avvento, questo tempo di grazia. Una volta si diceva che i tempi “forti” sono l’Avvento e la Quaresima. E questo è un tempo in cui noi ci prepariamo a rivivere, attraverso i segni liturgici, il mistero della nascita di Gesù e ci impegniamo anche ad essere pronti ad accogliere quando il Signore ci chiamerà nel Regno dei Cieli, nella Sua Casa. Quindi un tempo di vigilanza, un tempo di preghiera. Oggi particolarmente la I Lettura che abbiamo ascoltato, il testo di Isaia ci invita a confidare nel Signore, ed è bello che noi ci diciamo questo nel momento difficile nel quale ci troviamo a vivere, nel quale tante cose non vanno bene nel mondo, nella nostra società qui a Napoli e tante volte siamo presi dallo scoraggiamento, ma Dio può fare cose meravigliose in un momento. Il contesto della I Lettura è questo: Isaia quando scrive ha dinanzi un popolo, il popolo suo, il popolo di Israele che sta risorgendo, sta ricostruendo il Tempio. Nonostante si tratti di una situazione difficile, complessa e stenti anche la ricostruzione e lui pensa a quello che è successo e cioè che il Regno grande e potente della città eccelsa, Babilonia, è stato distrutto, una città che si credeva onnipotente, è stata casa sua, mentre questo popolo insignificante è riuscito a tornare di nuovo in patria e sia pure con fatica, sta ricostruendo il Tempio perché Dio fa cose umanamente impossibili. Perciò l’appello del Profeta è: Confidate nel Signore sempre! E noi questa fiducia la vogliamo tenere, non solo oggi, ma voi suore in particolare in quest’anno che deve essere un anno di grazia, un anno speciale, dove effettivamente si confida nel Signore perché questo carisma, questa intuizione di Maria Pia Notari possa rivivere secondo lo spirito iniziale, possa davvero produrre tanti punti di conversione, di illuminazione, di grazia non solo per voi stesse, ma per il territorio, per i luoghi dove voi vi trovate a vivere e non solo qui a Napoli, ma anche nelle altre case sparse nel mondo e siccome siamo nella Novena dell’Immacolata il pensiero a Maria mi sembra immediato. Penso a quello che ha detto la Madonna nel Magnificat, anche lei piccola, povera, si è resa conto che il Signore fa delle cose meravigliose, delle cose grandi: rovescia i potenti e innalza gli umili. Quindi se in questo momento forse ci troviamo sotto la Croce, vediamo che tante cose, anche nella nostra vita personale non vanno bene, non ci dobbiamo avvilire, dobbiamo confidare nel Signore e ripartire con più slancio, con più amore, con più fedeltà e questa fedeltà va mantenuta non nelle parole, ma nei fatti. Gesù ci ha detto stasera, ‘Non chi dice Signore, Signore! entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli’. Cioè ci salviamo non per le preghiere che diciamo, sono importanti le preghiere che ci aiutano a stare alti nello spirito a tenere una tensione buona, ad essere pieni di grazia, dia iuto divino, ma oggi sono necessarie le opere e il Signore lo dice perché il popolo di Israele era solito fare molte, molte preghiere, ma tutte in una forma legalistica, quelle preghiere non incontravano Dio, non si aprivano ai fratelli, erano un modo per mettere a posto la coscienza, semmai per apparire religiosi agli occhi della gente, agli occhi del prossimo. Ma non dobbiamo fare così, le nostre preghiere le dobbiamo vivere in pienezza, con tutto il cuore, con piena consapevolezza, senza biascicare delle formule, ma sentendole nel cuore quelle parole che noi pronunciamo. La cosa più importante è far si che la nostra vita sia tutta radicata in Dio. E’ Cristo la nostra roccia. Quindi dobbiamo costruire la nostra vita spirituale su Cristo, su Gesù e lo facciamo non solo ascoltando la Parola di Dio, ma mettendola in pratica, realizzandola. La differenza tra i due edifici, la casa costruita sulla sabbia e la casa costruita sulla roccia sta proprio in questo, che i primi che costruiscono sulla sabbia ascoltano la parola, ma non la mettono in pratica, si distraggono, gli altri invece ascoltano e mettono in pratica… solo questi si salveranno perché hanno costruito sulla roccia, perché Gesù parla di tempesta nella nostra vita e lo dico anche alle suore più giovani, alle due che oggi rinnovano i voti, il percorso non sarà sempre lineare, ci potranno essere delle tempeste e sicuramente le suore più anziane che mi ascoltano chissà quante prove hanno vissuto, prove personali, di comunità, familiari. Ora quando vengono queste tempeste per non essere sballottati e per non cascare completamente dobbiamo fondarci sulla roccia che è Cristo che è la Parola di Dio vissuta e allora produrremo frutti e allora nessuna tentazione, nessuno ostacolo ci allontanerà da Cristo e dalla nostra vocazione”.

Nella parte finale della sua omelia, il Vescovo ha invocato l’intercessione della Madonna a protezione delle suore e dei tanti presenti. “Concludo affidandovi tutti e tutte all’intercessione della Madonna e assicurando la preghiera sincera per tutte quante voi perché possiate realizzare al meglio il carisma che vi è stato donato”.

Dopo l’omelia, Suor Stevani Dani e Suor Masnur Marbun hanno rinnovato i voti di castità, obbedienza e povertà, nelle mani della Superiora generale, Madre Giovanna De Gregorio, sugellando il loro patto di fedeltà e di amore per Cristo.

                                                                                                                                                                    Laura Ciotola

View the embedded image gallery online at:
https://www.suorecrocifisseadoratrici.org/news#sigProId52a4f607ff

Leggi tutto...

Gli Ausiliari Eucaristici chiamati ad una nuova stagione di missionarietà

Presentato il nuovo statuto degli Ausiliari, ad experimentum: uno strumento che vuole dare rinnovato vigore ai laici della Congregazione della Suore Crocifisse

Il recente Capitolo Generale della Congregazione delle suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, che ha rieletto Madre Generale suor Giovanna De Gregorio, si è tenuto all’insegna dell’esortazione evangelica “Duc in altum!” (Lc 5,4), quella che Gesù usa per sollecitare Pietro a prendere il largo con la barca affinché possa ottenere la pesca copiosa che poi effettivamente arriverà. In questa esortazione c’è un intero mondo nel quale il cristiano può e deve riconoscersi. C’è innanzitutto Gesù Cristo, che ci esorta a non avere timore, a prendere il largo, a scoprire l’ignoto per illuminarlo. C’è poi Pietro e, quindi, l’intera comunità dei fedeli ed in definitiva l’umanità intera, che è chiamata a compiere un atto di fiducia nel Cristo, a seguirlo senza remore. E c’è infine la pesca, il risultato della fiducia dell’uomo in Dio. Una pesca copiosa, abbondante, che rischia di rovesciare la barca.

Non poteva esserci tema più appropriato per il capitolo in cui è stato presentato il nuovo statuto dei laici della Congregazione, gli Ausiliari Eucaristici, frutto di un lungo lavoro di elaborazione, che ha l’obiettivo di essere l’ossatura di una rinnovata comunità di laici che, in tutto il mondo, proprio come le religiose della congregazione, ed al loro fianco, avrà il compito di testimoniare il carisma eucaristico. Un compito non facile, anzi, decisamente arduo, che però ha di fronte a sé proprio le parole di Gesù Cristo: “duc in altum! Prendete il largo, non abbiate timore! Andate in mio nome e vedrete che la pesca sarà copiosa!” Se questa è l’esortazione che interpella e convoca ogni laico battezzato, a maggior ragione essa deve vedere pronti quanti esprimono il desiderio di essere interpreti del carisma dell’Eucaristia. L’esortazione di Gesù, infatti, è innanzitutto un’ esortazione missionaria che indica di andare alle genti e di annunciare il verbo in nome suo. E’ una esortazione che ci chiede di farci pescatori di uomini. Un compito che è proprio di ogni cristiano, ma che non avrebbe nessun senso, né nessuna possibilità di successo, se non fosse fondato sulla realtà del corpo e del sangue di Cristo, cioè proprio sull’Eucarestia. Chi sono chiamati ad annunciare i battezzati se non il Cristo risorto? E chi è il Cristo risorto se non la Via, la Verità, la Vita? E come si percorre la Via e come si raggiungono la Verità e la Vita se non per mezzo dell’Eucarestia che è il sacramento della comunione e della unità?

I cristiani si ri-conoscono fratelli solo per mezzo del sacramento dell’Eucaristia che, proprio per questo, è detto della “comunione”; attraverso di esso Gesù Cristo diventa nostro sangue e nostra carne, di tutti e di ciascuno, di modo che così ci si possa ritrovare tutti come fratelli.

L’esortazione missionaria, dunque, deve essere innanzitutto accolta da chi ha scelto l’Eucarestia come proprio faro, da chi ha trovato nell’Eucaristia la sua più profonda vocazione e si impegna a portarla ad ogni uomo perché possa conoscere la Verità di Dio.

Agli Ausiliari Eucaristici allora, è affidata una missione che, per sua natura, non può che essere diretta a ciascun uomo, in ogni angolo del mondo. Una missione che, radicata nell’Eucaristia, viene portata avanti, però, con lo specifico della laicità, di chi, cioè, è “laicos”, uomo nel mondo ma non del mondo, impegnato nella sua quotidianità in mille attività diverse, in mille lavori, dal più semplice al più complesso; in tanti impegni di padre, madre, figlio, figlia, amico. Ecco, gli Ausiliari, al fianco della Congregazione e con la guida saggia della loro presenza e preghiera, sono chiamati, esortati, a farsi Eucarestia, in ogni angolo del mondo, in ogni attività umana eticamente orientata a Dio, ed a riportare sulla via della Verità, quanti non sono sulla via del Padre. E’ difficile? Certo! Ma è Gesù che ce lo ha detto: prendete il largo! Andate, non abbiate timore, fidatevi di me, gettate le reti!                                                                                                

Gennaro Salzano

Leggi tutto...

Prima Professione MARISSA K. MINADOR a Manila

Il 21 novembre la nostra Congregazione ha celebrato la 1° Professione Religiosa della novizia Marissa K. Minador.

La celebrazione è stata preceduta, nei giorni precedenti, dalla cerimonia di benedizione dell'abito, presieduta dal Rev. Fr. Chris Melvic Floralde , RCJ. Successivamente la Superiora, Sr. Andrea Hiyastro, collegandosi on-line dalla casa Generalizia di Napoli, dove si trova per aver presenziato al XXIV Capitolo Generale CAE, ha virtualmente consegnato l’abito alla novizia Marissa, delegando alla consegna materiale la sua Vicaria, Sr. Rebecca Alqueza.

 

La Celebrazione Eucaristica svoltasi presso la nostra Cappella di Manila, è stata presieduta dal Rev. Fr. Alfonso Flores, RCJ, che nella sua omelia ha voluto ringraziare Marissa per la sua generosità nel rispondere positivamente alla chiamata di Dio, proclamando Gesù come Signore e Re della sua vita: "Un re è uno che ha l'autorità di stabilire legge per la vita del popolo, a Lui si deve l'bbedienza totale" ha esordito Fr. Alfonso, "Nel Nuovo Testamento una forma fondamentale del kerygma cristiano è l'annuncio che Gesù è il Signore cioè il Kyrios. Questo annuncio è provocante perché ha delle sfumature politiche, infatti per i romani il loro imperatore non è altro che Cesare. L'impegno di fede che i primi cristiani avevano in Gesù Cristo come Signore della loro vita era la fonte della loro sofferenza. Furono imprigionati, torturati e martirizzati a causa della loro fede, nei primi 3 secoli del cristianesimo. Questo è ciò che farà Sr. Marissa nel prendere i voti. E' un'affermazione della sua fede in Gesù come Signore della sua vita. Tuttavia, la consacrazione è un atto di appartenenza a Dio esclusivamente. E' Dio che chiama e consacra. E' Lui infatti che per primo ha preso l'iniziativa di chiamare Suor Marissa alla vita religiosa e la risposta di Marissa a questa chiamata è quella di dedicare la sua vita consacrandosi a Dio, a differenza di molti giovani di oggi che sono presi dalla cultura dell'edonismo, del materialismo e dell'individualismo. Una risposta religiosa a questa cultura è la professione, l'emissione dei voti: contro l'edonismo, giura castità; contro il materialismo, giura povertà e contro l'individualismo, giura obbedienza."

View the embedded image gallery online at:
https://www.suorecrocifisseadoratrici.org/news#sigProIdb801e98e41

Leggi tutto...

Preghiera Ecumenica nel segno di San Gregorio Armeno, l'Illuminatore

Lo scorso 23 novembre, la Chiesa di San Gregorio Armeno ha fatto da sfondo a un intenso incontro di Preghiera Ecumenica.

La Superiora generale, M. Giovanna De Gregorio, insieme alla Superiora locale, Sr. Nimfa Dela Cruz e alla Comunità di San Gregorio Armeno, ha accolto S. Em.za Khajag Barsamian, Rappresentante della Chiesa Armena a Roma, S.Ecc.za Mons. Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli, Mons. Gaetano Castello, Vescovo Ausiliare di Napoli oltreché Responsabile per l'Ecumenismo e il Dialogo interreligioso  e Padre Tirayr Hakobyan, Responsabile della Chiesa Apostolica Armena d’Italia, che hanno voluto testimoniare l'importanza dell'unione delle chiese cristiane nel mondo.

pdf 50Leggi libretto della Preghiera Ecumenica

Ha introdotto la cerimonia Mons. Battaglia, ricordando come nacque il legame speciale tra i napoletani e gli armeni, nel segno del Patriarca Illuminatore "La Chiesa di San Gregorio Armeno sta al centro della città di Napoli, nel cuore pulsante della vita napoletana, lungo la via detta 'dei Presepi', conosciuta in tutto il mondo per la produzione di questo segno di Natale. Da quando arrivarono a Napoli le monache Basiliane nell' VIII secolo, portando con loro le spoglie di San Gregorio Illuminatore, si creò un legame speciale con gli Armeni perché i napoletani custodirono dalla furia dell'iconoclastia le reliquie più preziose per quel popolo, cioè i resti mortali del Fondatore della loro cristianità. Un evangelizzatore che dinanzi al sacrificio della vita non si tirò indietro perché Cristo fosse conosciuto tra la sua gente. Mi piace pensare che San Gregorio, conoscitore profondo dell'animo umano abbia non solo portato il Vangelo di salvezza, ma abbia profuso la carità di Cristo per i più indifesi e per i più poveri di quella terra, mi piace pensare che il suo esempio di coraggio nel difendere la fede di Gesù Cristo sia stato di conforto e di sprone ai tanti Armeni, che come Lui hanno donato la propria vita perché vi fosse la possibilità di vivere serenamente tra le montagne dell'Armenia. Papa Francesto rivolgendosi ai fratelli e alle sorelle della Chiesa Armena nel primo centenario del genocidio degli armeni ci ricordava come questo popolo sia stato forgiato nel dolore e nella prova. La violenta e cruda persecuzione che gli Armeni subirono mentre in tutta Europa imperversava la Grande Guerra ha lasciato un segno profondo nella storia di questo popolo e di ogni famiglia armena. Voglio esprimere la vicinanza mia e di tutta la Chiesa di Napoli a tutta la Chiesa Armena, impegnata a tenere viva la memoria di questa identità segnata dal martirio, in tutte le parti del mondo in cui il popolo armeno è stato costretto a disperdersi. Il Signore Gesù è venuto ad annunciare il lieto messaggio a coloro che sono ai confini dell'Europa e che fuggono dalle atrocità delle guerre e dei massacri. Il lieto annuncio è per coloro che si trovano sui barconi e che stanno in balia delle onde. La salvezza bussa alle porte di quelle popolazioni assetate di giustizia".

Molto sentito l’intervento di S. Em.za Khajag Barsamian, che dopo aver ricordato l’apposizione della Khachkar, la croce di pietra, che nel 2015 venne posta all’ingresso della Chiesa dal Presidente della Repubblica Armena, Serz Sargsyan, in ricordo delle vittime del genocidio armeno, ha richiamato il Vangelo di Giovanni (15,1-8) ‘Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla’, per sottolineare uno dei principi fondamentali della nostra fede cristiana: “Dio è il Creatore, è la sorgente di ogni bene. Tutto ciò che abbiamo o siamo in questa vita è dato per abbondante grazia divina”.

Il Rappresentante della Chiesa Armena ha voluto evidenziare che per avere l’unione di tutte le chiese cristiane bisogna restare uniti a Cristo: “Come i tralci si aggrappano alla vite così noi essendo innestati in nostro Signore Gesù Cristo, viviamo con le grazie da Lui dispensate. Se ci stacchiamo dalla vite ci sediamo e moriamo. Solo rimanendo in Dio, uniti a Nostro Signore Gesù Cristo possiamo superare le prove e le difficoltà della vita, proprio come i tralci attaccati alla vite possono resistere alle intemperie. Il suddetto brano del Vangelo incarna in sé anche il principio di base dell’unione delle chiese cristiane, ovvero l’affermazione che Cristo è presente in ogni credente, in ogni chiesa. Se tutti rimaniamo in Cristo, non ci saranno cristiani o chiese estranee fra loro".

L'Arcivescovo Armeno ha quindi riportato le parole di Sua Santità Papa Francesco, ‘Nella misura in cui rimaniamo in Dio, ci avviciniamo agli altri e nella misura in cui ci avviciniamo agli altri, rimaniamo in Dio’, per ribadire che solo uno stratto legame tra noi e Dio, può creare anche un legame con gli altri, sottolineando altresì, che non abbiamo creato noi questa unione, ma è puro dono di Dio. “Usualmente diciamo che siamo noi in Cristo attraverso il nostro battesimo che in realtà non è il nostro” ha continuato Barsamian, “ma il battesimo di Cristo. E’ Cristo che ci unisce con il battesimo e ci accoglie nel suo unico corpo che è la Chiesa. Esistono le differenze che ricompariscono la Chiesa di Cristo. Ad esempio, differenze culturali, esaltazioni di alcune verità evangeliche o di forme di culto e così via. La celebrazione all’unione e la convinzione che Cristo dimora in ciascuno di noi. Questa affermazione può sollecitare cambiamenti non solo nei singoli credenti, ma anche nelle chiese, perché anche le chiese sono chiamate a riconoscere che Cristo dimora in ognuno di noi. Non importa a quale chiesa apparteniamo, tutti i cristiani e le chiesa sono chiamati ad unirsi per mezzo di quelle grazie di unione che Nostro Signore ha dispensato ai suoi discepoli circa duemila anni fa.

L’incontro di oggi, nel luogo di culto che porta il nome del fondatore della Chiesa Armena, riconosciuto e venerato da tutte le chiese apostoliche antiche, rende dei meravigliosi esempi di come i cristiani possano unirsi attorno alla testimonianza di un santo. Possa il Patriarca Illuminatore, con la sua intercessione e l’esempio di vita, guidarci verso la consapevolezza del valore cristiano dell’unità. Possano le chiese cristiane ricevere di nuovo il dono dell’unità di cristo, riconoscendo la presenza costante di Cristo di tutte le chiese, attraverso la parola ed opera di tutti noi. Rendiamo visibile la nostra unione di Cristo. Mostriamo al mondo il frutto della costante presenza di Cristo nella nostra vita per la gloria della Santissima Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen”

Durante la preghiera, gli arcivescovi si sono recati nella cappella  dove è custodito il cranio di San Gregorio l'Illuminatore e hanno offerto il dono dell'incenso.
La celebrazione si è conclusa con la deposizione di una lampada accesa ai piedi del Khachkar, perpetua memoria delle vittime del genocidio armeno.  
                                                                                                                                                                               Laura Ciotola
 
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS