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LE SUORE CROCIFISSE AL TEMPO DEL COVID-19 In evidenza

Sul finire del 2019, a partire dalla città di Wuhan, in Cina, si è diffusa in tutto il mondo, una malattia infettiva respiratoria, causata dal virus SARS-CoV-2, appartenente alla famiglia dei coronavirus, che lo scorso 11 febbraio, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ha ufficialmente chiamata COVID-19, dove “CO” indica corona, “VI” indica virus, “D” significa disease (malattia in inglese), mentre 19 è l'anno durante il quale il virus è stato identificato.

L'11 marzo seguente, la stessa OMS, ha dichiarato che il focolaio internazionale di infezione da nuovo coronavirus SARS-CoV-2 poteva essere considerato una pandemia, invitando i paesi a mettere in atto le misure necessarie a gestirla e controllarla.

In seguito alla più massiccia diffusione del Covid-19, in tutto il mondo sono stati presi provvedimenti di contenimento e in Italia dopo le prime zone “rosse” dichiarate in alcuni paesi del Nord, il premier Giuseppe Conte la sera del 9 marzo, con una conferenza stampa, ha dichiarato che tutta l'Italia sarebbe diventata “zona protetta”: "Sto per firmare un provvedimento che potrei definire così: #iorestoacasa. Non ci saranno più "zona rossa" o "zona 1 e zone 2", ci sarà solo l'Italia zona protetta [...]".

Dagli inizi di marzo quindi l'Italia intera si è barricata in casa, tra lo spavento e l'incredulità.

Tuttavia dopo una primissima fase di blocco, trascorsa tra scorte di cibo, organizzazioni familiari e attesa di notizie sul diffondersi del Covid-19, ne è seguita, quasi subito, un'altra che con l'attivazione di canali virtuali ha messo in comunicazione le persone creando una rete sociale virtuale veramente particolare.

E così mentre i medici, gli infermieri e il personale ospedaliero combattevano il virus, senza pausa e spesso senza forze, fuori dagli ospedali venivano attivate diverse iniziative per aiutare le persone in difficoltà e per diffondere un messaggio di speranza nonostante il difficile momento.

Purtroppo questo grido di speranza si è dovuto spesso scontrare con una realtà parecchio più dura, che vedeva, soprattutto in determinate zone dell'Italia e del mondo, il moltiplicarsi incontrollato dei contagi e anche dei decessi.

Ma la speranza, si sa, è sempre l'ultima a morire e dai balconi sono iniziati a spuntare disegni di arcobaleni colorati, fatti dai bambini che con la loro invidiabile positività, rassicuravano gli adulti al motto di “Andrà tutto bene!”.

Quell'arcobaleno ha rappresentato uno nuovo start: il momento è difficile, ma ci si rimbocca le maniche.

La Chiesa tutta si è adoperata in mille modi per aiutare quanti sono stati maggiormente colpiti dal virus e grande è stato il sacrificio di restare concentrati sulla fede, in un momento in cui, a causa della quarantena, è venuto a mancare per tanti cristiani finanche il conforto della Santa Eucarestia. Ma il Santo Padre non ha smesso di essere guida e conforto anche nel difficile tempo del Covid-19, e infondendo speranza e fede ci ha toccato il cuore quando, lo scorso 27 marzo, da San Pietro, camminando sotto la pioggia di una piazza vuota e in un silenzio assordante ha concesso l'indulgenza plenaria.

Di non minore impatto emotivo è stata l'intera quaresima, vissuta tra privazioni, paure e speranza.

E grazie all'impegno di tanti religiosi, anche le celebrazioni che precedono la Santa Pasqua sono state rispettate e virtualmente condivise, anche se materialmente vissute ognuno a casa propria.

Nella Messa di Pasqua che lo scorso 12 aprile Papa Francesco ha celebrato in una San Pietro ancora vuota, si è appellato alla solidarietà ed alla pace, non essendo questo tempo di guerra e conflitti. E ricordando le tante vittime di questo virus non ha mancato, ancora una volta, di trasmettere speranza, perché la Resurrezione di Cristo ci dice che non c'è morte finché si vive in Lui.

Naturalmente anche le Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia, non sono rimaste inermi al bisogno d'aiuto e messe da parte le occupazioni di sempre, con una sinergia tanto improvvisata quanto decisa, hanno messo in campo il loro carisma che si esprime in una duplice dimensione, quella contemplativa e quella apostolica operativa.

E se in alcune Comunità dell'Istituto, ago e cotone alla mano, ci si è adoperati a cucire mascherine da distribuire alla popolazione, in altre ci si è dedicati alla preparazione e distribuzione di generi di prima necessità a quanti avevano bisogno.

Senza contare l’impareggiabile ruolo che le Scuole dell’Istituto hanno avuto nel continuare ad accompagnare i propri alunni in percorsi di didattica a distanza.

Ma straordinaria è stata soprattutto l'attività spirituale delle Suore di Maria Pia Notari, che guidate oggi dalla Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, si sono organizzate in tutte le Comunità per scadenzare l'intera giornata in momenti di preghiera, la maggior parte dei quali sono stati condivisi, attraverso canali “social” quali ad esempio facebook, con il mondo intero.

Non era affatto facile trasportare l'intimità della loro preghiera al di fuori delle grosse mura dei Conventi nei quali vivono e ancora meno facile era farlo affidandosi solo ad una connessione internet, spesso neanche brillante, ma la volontà di non abbandonare tante persone alla sconforto e soprattutto la loro naturale predisposizione a guidare il prossimo in percorsi di preghiera hanno fatto la differenza e tanti cellulari sono diventati un mezzo per unirsi nella fede.

Le Suore CAE hanno letteralmente accompagnato tante persone a vivere questa epidemia affidandosi al Signore e riponendo in Lui la speranza del domani.

Del resto c'è poco da stupirsi se si pensa che le Suore Crocifisse sono figlie della Venerabile Madre Maria Pia Notari che non si è mai abbattuta di fronte alle difficoltà, ma anzi, abbracciando la Croce, ha fatto della Croce stessa la sua vita.

Vale la pena ricordare che anche la Fondatrice, negli ultimi due anni di vita ha vissuto l’influenza Spagnola, una pandemia influenzale, causata da un virus insolitamente letale, che fra il 1918 e il 1919, uccise decine di milioni di persone nel mondo.

La febbre spagnola colpì in pieno la comunità di San Giorgio a Cremano, Casa Madre dell'Istituto, come emerge da una lettera scritta da Maria Pia a Suor Veronica Peschechera il 14 dicembre 1918, in cui, anche la Fondatrice, come hanno fatto le sue figlie, si è affidata alla preghiera, raccomandando di pregare “[…] assai per la Comunità di San Giorgio, ormai sono quasi settanta, colpite dalle febbri spagnole e non vi è quasi nessuno che le accudisca […]”. Maria Pia, che in quel periodo si trovava a Napoli, dove da poco era stata aperta una piccola casa necessaria alla distribuzione delle ostie, nonostante le sue precarie condizioni di salute, dovute ad un aggravarsi dei dolori artritici, avrebbe voluto andare ad assistere le sue figlie ammalate, ma i medici le proibirono di muoversi. La Madre in una successiva lettera del 18 dicembre, sempre inviata a Suor Veronica, manifestava tutto il dolore di una madre che, in tale momento non poteva assistere le figlie sofferenti “[...] La cara Comunità di San Giorgio il Signore la sta provando in modo incredibile. Già sono volate al cielo quattro care figlie […]. Ora ci stanno altre quattro gravi. Tutte fanno morte invidiabile. La mia lontananza cresce, cresce la mia pena, che non posso descrivere”.

Insomma il mondo non è nuovo, purtroppo, a queste grandi e dure prove, e le Suore Crocifisse, che pure sono state colpite in piena quarantena dal lutto per la perdita, a Casa Madre, dell'amata Suor Bianca, colpita da infarto, hanno scelto, sull'esempio della Venerabile Madre Maria Pia, di anteporre a se stesse il desiderio di prodigarsi per il prossimo e questo ci ricorda che al di là di quanto sia dura la prova, c'è sempre chi è pronto a combatterla con noi, perché insieme è più facile.

                                                                                                                                                 Laura Ciotola

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Pranzo...segno di condivisione

Il 22 dicembre scorso, abbiamo ospitato nel Monastero di San Gregorio Armeno i poveri della zona, per offrire loro un pasto caldo. 

Nonostante le avverse condizioni meteo, sono state tante le persone che hanno accolto l'invito, dandoci la possibilità non soltanto di offrire un pasto, ma soprattutto di donare, anche se solo per poche ore, un clima familiare.

Questo evento è stato possibile anche grazie ai nostri benefattori e a tutti coloro che, con la loro presenza, hanno manifestato solidarietà a questo evento, dandoci un aiuto concreto nella preparazione del pranzo.

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Rinnovazione dei voti nel 172° anniversario di nascita della Venerabile Madre Pia della Croce Notari In evidenza

Nella ricorrenza del 172° anniversario di nascita della Venerabile Madre Pia della Croce Notari, oltre a festeggiare questo evento, due comunità hanno avuto la gioia di celebrare  la rinnovazione dei voti di alcune suore.

Nel coro del Monastero di San Gregorio Armeno a Napoli, durante la Santa Messa presieduta da Padre Leo, sacerdote teatino, hanno rinnovato i voti, nelle mani della Superiora generale, Madre Giovanna De Gregorio: suor Rosmery Cerafin Dominguez per la seconda volta; suor Erfina Banjarnahor, suor Stevani Dani Rahayu e suor Masnur Marbun, per la terza volta e suor Lane Panuda che, invece, ha rinnovato i voti emessi quattro anni fa.

Nello stesso giorno, a Roma, durante la celebrazione eucaristica presieduta dal cappellano, don Manoel Paixao e concelebrata da don Albino, hanno rinnovato i voti, nelle mani della Vicaria generale e superiora locale, suor Loredana Pagano: suor Hotmauli Situmorang, per la prima volta e suor Miamae Calingcag con suor Diana Gisela Arostegui Duran per la quarta volta.

La professione religiosa, come ben sappiamo, è la risposta che la Chiesa dà a Cristo suo Sposo e nello stesso tempo, è un dono che essa ha ricevuto dal Signore. Chiamati da Dio per l’infinita potenza dello Spirito Santo, l'individuo offre se stessa a Dio, con la professione religiosa, impegnandosi a seguire più da vicino il Cristo Signore, attraverso l'osservanza dei Consigli Evangelici, che, nella Chiesa, indicano la forma di vita che il Figlio di Dio abbracciò quando venne nel mondo per fare la volontà del Padre, e che lo stesso Gesù propose ai discepoli che lo seguivano.

I religiosi di professione semplice sono tenuti a rinnovare ogni anno i voti di castità, obbedienza e povertà, fino a quando non emetteranno gli stessi voti in modo perpetuo come hanno mostrato le juniores. A tutte loro vanno i nostri affettuosi auguri di un buon cammino di santità.

                                                                                                                                                

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Incontro degli Ausiliari Eucaristici a Capriglia, 1ª domenica di Avvento In evidenza

Il 1° dicembre 2019, nella 1ª domenica di Avvento, c’è stato, a Capriglia, l’incontro degli Ausiliari Eucaristici, provenienti dalle Comunità di Capriglia, Castel San Giorgio, Napoli, Nocera Superiore e San Giorgio a Cremano.

A guidare questa giornata dedicata alla famiglia laica delle suore crocifisse, i parroci di Coperchia e Capriglia, don Pino Giordano e don Luigi Pierri e insieme alla Superiora generale, suor Giovanna De Gregorio. Gli Ausiliari sono stati accompagnati dalle Responsabili locali, suor Floriana De Rosa, suor Maria Rosaria Petti, suor Fatima Nacca, suor Lucia Acanfora e suor Evangeline Arellano.

Durante la mattinata, don Pino Giordano ha tenuto una meditazione sulla Lettura del giorno. In particolare, si è soffermato sul concetto del tempo e su quanto ne viene dedicato a Dio. “Il tempo è un bene prezioso, ma a noi sembra di non averne mai. Ma quanto tempo perdiamo?” ha esordito, sottolineando che anche quando non abbiamo tempo per Dio, Lui ne ha per noi. Nella Lettura Isaia, dopo aver delineato il quadro storico, siamo nell’anno 704 a.C., richiama l’aspetto ecologico, in quanto all’epoca il rapporto con le divinità era inserito nella natura: si offrivano sacrifici agli dei sulle alture e simbolicamente Dio, che vuole porsi al centro della vita d’Israele, proclama la Sua Legge proprio sul Monte Sion, dove si trova il tempio. Anche noi spesso costruiamo montagne nella nostra vita, ma dobbiamo chiederci se dentro di noi c’è il tempio del Dio vivente o di altra divinità, perché Dio vuole essere il solo e al centro della nostra vita: “Non avrai altro Dio al di fuori di me. Io sono il Signore Dio tuo”.

Isaia conclude invocando la pace, “… le spade saranno trasformate in falci”. Il ferro, che all’epoca era un materiale prezioso, veniva impiegato per costruire le armi, mentre i contadini che lavoravano la terra dovevano accontentarsi di falci in legno e questo per il nostro egoismo che ci porta a trasformare in armi cose che potrebbero servire al bene, come ad esempio la lingua che a volte sa colpire più di una spada.

Infine don Pino ha ripreso il concetto dell’Avvento che è un tempo di cammino, il segno che la luce di Dio ci accompagna, ma nella misura in cui noi siamo disposti ad accoglierla. Questo Dio invincibile è diventato carne da macello per farsi mangiare da noi e, attraverso l’eucaristia, salvarci. La luce che con Cristo è venuta nel mondo è stata però accolta dalle tenebre, dal peccato. Tuttavia capita che anche quando siamo sulla via del bene, Dio realizzi per noi un nascondimento che non ci fa vedere chiara la Sua volontà. E’ successo anche a Maria, che ha trascorso molti momenti in attesa, senza avere davanti a sé una via chiara: nel viaggio verso la casa di Elisabetta, nel viaggio verso Betlemme, perfino nella notte di Natale in cui non trovò un posto per dormire e nel quale far nascere Gesù: la strada seppur conduceva al bene era piena di ostacoli. Ma lei ha sempre reagito con fede, abbandonandosi ai piani che Dio aveva per lei.
Anche la vita della Fondatrice delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, la Venerabile Maria Pia della Croce Notari, nata proprio nella casa di Capriglia il 2 dicembre 1847, è stata piena di tenebre, ha evidenziato don Pino, persino la sua nascita, come scrive Maria Pia nella sua autobiografia, fu foriera della croce poiché i genitori avrebbero voluto un figlio maschio. E quando decise di farsi suora, Maria Pia dovette superare l’opposizione dei familiari e il fallimento in diversi istituti che non rispondevano al piano che Dio aveva previsto per lei. Ma la Fondatrice non si lasciò abbattere e continuò a camminare nelle tenebre perché aveva fede nella luce. La sua stessa esistenza è la certezza che Dio ci chiama a camminare nella sua luce.
Finita la meditazione è seguita la celebrazione eucaristica, presieduta da don Pino Giordano e concelebrata da don Luigi Pierri.
E’ seguito un momento di ristoro gli Ausiliari si sono ritrovati nuovamente in chiesa per un incontro assembleare in cui M. Giovanna ha anticipato che si sta lavorando per modificare il loro statuto e li ha esortati a continuare insieme questo cammino di fede.
Infine dopo aver pregato ancora insieme, facendo anche una meditazione personale, gli Ausiliari hanno fatto ritorno alle loro case.

                                                                                                                           Laura Ciotola

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La Beata Maria della Passione in peregrinatio a San Giovanni a Teduccio

In occasione del Cinquantenario della Dedicazione della Chiesa 1970-2020, la Parrocchia “Incoronata Madre della Consolazione” di San Giovanni a Teduccio, quartiere periferico di Napoli, ha programmato una serie di eventi volti a celebrare un Anno Santo “in compagnia dei Santi”.

Dal 28 novembre al 1°  dicembre 2019 anche le spoglie della Beata Maria della Passione sono state portate in peregrinatio nella Parrocchia “Incoronata Madre della Consolazione”.

Questa è la seconda volta che il corpo della Beata viene accolto in questa Chiesa, già nel novembre 2016 infatti, il compianto don Franco Perna volle che l'urna contenente le spoglie mortali della Beata Maria della Passione, fosse presente, per qualche giorno a San Giovanni a Teduccio, affinché tante persone potessero approfondire, attraverso il suo esempio, la gioia di essere cristiani. Don Franco era legato alla Beata da vincoli di parentela, ben spiegati nel libro scritto da Giuseppe Perna, “Il Casato dei Perna: origini, discendenze e testimonianze”, in cui è stato ricostruito il legame generazionale che unì la famiglia dei Perna a quella dei Tarallo.

Sulla scia di don Franco, anche don Ciro Scognamiglio, attuale parroco della Parrocchia “Incoronata Madre della Consolazione”, ha maturato un forte legame con la Beata e l’ha voluta a San Giovanni in questi giorni.

Le Suore Crocifisse hanno accompagnato la Beata in questo “cammino” guidando adorazioni, veglie e preghiere con pensieri di suor Maria della Passione e nella giornata del 30 novembre c’è stata la S. Messa presieduta da S.E. Mons. L. Lemmo, Vescovo Ausiliare di Napoli.

Il 1°  dicembre, don Ciro Scognamiglio, ha celebrato la 1ª domenica di Avvento, in cui il Vangelo ci invita in questo tempo di “attesa” ad essere vigilanti, a vigilare sulla nostra vita facendo attenzione a dedicare più tempo alla preghiera, alla carità, al dialogo per prepararci meglio a vivere il Natale.

Anche la Beata, dice don Ciro, aveva saputo aspettare. Lei infatti aveva un sogno, un desiderio di farsi monaca, aveva un obiettivo da seguire e nonostante gli ostacoli, dovuti anche alla famiglia, ha saputo aspettare e in questa attesa è rimasta vigile, concentrata sul suo desiderio, tanto che alla fine lo ha realizzato, ed è diventata suora. E nonostante non avesse un elevato grado di cultura è diventata un riferimento per tante persone, anche di alto rango, anche sacerdoti che si recavano da lei per chiedere consiglio. Il parroco ha quindi invitato i fedeli a pregare la Beata perché possa ispirarci i giusti passi da fare nella vita cristiana. Dopo la S. Messa il popolo di S. Giovanni a Teduccio ha salutato la Beata che ha fatto ritorno a casa, a San Giorgio a Cremano.

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Due importanti anniversari di fondazione: il 134° dell'Istituto e il 50° della Comunità di Roma, via Aurelia 566

Lo scorso 21 novembre è stato celebrato il 134° anniversario di fondazione dell’Istituto delle Suore Crocifisse. 134 anni fa, infatti, nella notte tra il 20 e il 21 novembre, suor Maria Pia della Croce Notari, suor Maria Giuliana del SS. Sacramento Bagaglio e suor Maria Buonfiglio del Calvario Sarno riunite in un quartino di Napoli, al vico Maiorani, davano vita alla Congregazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia.

Quest’anno, in particolare, la celebrazione è stata particolarmente sentita dalla comunità di Roma che ha, nello stesso giorno, festeggiato il 50° anniversario di fondazione della Comunità di via Aurelia.

La S. Messa che ha celebrato questi importanti eventi è stata presieduta da P. Aitor Jiménez, Canonista, Claretiano. La sua omelia ha evidenziato che nessun anniversario ci sarebbe mai stato senza il sacrificio di Maria Pia, che ha annullato la sua vita la sua famiglia per donarsi completamente a Dio: “Se la Madre Maria Pia non avesse messo al 2° posto la sua famiglia d’origine, la sua vita sarebbe finita a Capriglia e oggi non staremmo festeggiando nessun anniversario”. Padre Aitor ha poi messo in risalto la difficoltà di quest’epoca in cui si sente la mancanza di valori e di riferimenti e spiega che proprio da questi periodi difficili nasce più forte l’esigenza per i consacrati “di essere segno credibile, faro per gli altri, dobbiamo fare un esame di coscienza, interrogandoci se le nostre priorità sono andate all’elemento materiale o piuttosto su un amore che non è carnale, ma che è più forte di noi e ci protegge. Il Vangelo ci esorta ad essere generativi, perché chi vive in Cristo è una persona che è capace di generare vita nuova, di andare verso il futuro con il sorriso, con una speranza che non ci lascerà mai, con una speranza, come dice Papa Francesco, che ci progetta in una Chiesa in uscita, in una Chiesa in salita”.

P. Aitor ha ribadito che ha un senso celebrare quest’anniversario solo alla luce di questa speranza e si è soffermato sulla preoccupazione per la diminuzione di vocazioni che sta colpendo la Chiesa, spiegando che questo non deve spaventare. Il numero di suore, il numero delle vocazioni non ci deve distogliere dalla consapevolezza che Gesù è venuto a vivere in mezzo a noi per rimanerci. Non è importante il numero, ha ribadito “ma la fede che ci porta a vivere il mistero pasquale salvifico, avendo Cristo Crocifisso, Cristo che si dona, Cristo che si spezza per noi come modello di vita, di consegna gratuita. Bisogna ringraziare Dio per averci dato una vocazione più grande di noi stessi, una vocazione che ci fa sentire famiglia”.

La celebrazione si è conclusa con l'invito della Superiora generale, suor Giovanna De Gregorio, a condividere la stessa preghiera che le suore, sull’insegnamento della Fondatrice, rivolgono a Dio durante la loro adorazione quotidiana ovvero che il Signore accenda in noi il fuoco del suo amore e la fiamma dell’eterna carità, laddove per “noi” si intende “noi come Chiesa"... perchè il mondo intorno a noi si riempia d'amore.

                                                                                                                              Laura Ciotola

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Il Presidente del Parlamento dell'Armenia in visita alla Chiesa e al Monastero di San Gregorio Armeno In evidenza

Il 30 ottobre 2019 il Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Repubblica d’Armenia, Ararat Mirzoyan, in visita ufficiale alla città di Napoli, si è recato presso la Chiesa e il Monastero di San Gregorio Armeno, dove ha potuto venerare le reliquie del Santo Patrono d’Armenia, conservate nel Monastero e custodite, sin dal 1922, dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia.

Il Presidente con la Delegazione che lo accompagnava insieme all’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede, Garen Nazarian, sono stati calorosamente accolti dalla Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, dalla Superiora locale, suor Nimfa De La Cruz e dalla comunità delle suore.

Dopo aver deposto una corona di fiori innanzi alla stele in memoria delle vittime del genocidio armeno, il Presidente Mirzoyan ha preso parte a un momento di preghiera guidato dal padre teatino, Padre Aleksander Iwaszczonek C.R., e ha quindi potuto ammirare le bellezze naturali e artistiche del Monastero e della Chiesa.

In ricordo della sua visita Ararat Mirzoyan ha apposto una dedica nel libro delle visite di San Gregorio Armeno.

                                                                                                                 Laura Ciotola

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50° Anniversario di Vita Religiosa di suor Antonella Simeoli

Il 14 settembre, presso la nostra chiesa di Casa Madre, suor Antonella Simeoli, ha celebrato il 50° anniversario di vita religiosa.

La celebrazione officiata da don Vincenzo Di Mauro ha visto la partecipazione di tanti altri sacerdoti, dei familiari di suor Antonella, di molte consorelle e di tantissimi amici provenienti dalle varie località dove ha risieduto.

Un traguardo importante che è stato raggiunto con la perseveranza e l’umiltà che l’ha sempre contraddistinta nel suo prodigarsi per quanti hanno bisogno, senza risparmiarsi mai.

Una suora sempre col sorriso, ha sottolineato don Vincenzo, dedita all’accoglienza, come testimonia il suo essere spesso in portineria ad accogliere quanti bussano alle porte dell’Istituto, porte che lei ha puntualmente aperto.

Così resta profondo il ricordo che ha lasciato negli abitanti di Capriglia, nella cui comunità si dedicava soprattutto all’accoglienza dei tanti pellegrini che si recano a Villa Pastore per trovare ristoro e pace. Ancora più profonda è l’impronta di madre che ha lasciato a San Gregorio Armeno, nelle tante ragazze dell’Istituto Assistenziale di S. Patrizia di cui si è amorevolmente occupata. Oggi presta servizio nella comunità di Casa Madre, dove ha fatto ritorno dopo tanti anni.

A lei vanno i più sentiti auguri di santità e il grazie di noi tutti per la bellissima testimonianza di vita religiosa fin qui compiuta.

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1° CENTENARIO di NASCITA al CIELO della VENERABILE MARIA PIA della CROCE NOTARI In evidenza

Il 1° luglio nella Casa Madre di San Giorgio a Cremano, le Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia hanno celebrato la loro Fondatrice, Venerabile Maria Pia della Croce Notari che in questo giorno di 100 anni fa ha raggiunto la Casa del Padre, lasciando alle sue figlie l’onere e l’onore di continuare l’opera da lei iniziata.

Quella del 1° luglio tuttavia è stata solo la fase conclusiva di un intero anno vissuto in preparazione di questa importante data in cui, nel lontano 1919 Maria Pia finiva la sua esperienza terrena per rinascere a vita eterna, accanto allo Sposo a cui, in vita, ha dedicato tutto, il suo amore, le sue energie, la sua Congregazione e la sua intera vita.

La celebrazione eucaristica è stata preceduta da una cerimonia nella strada di San Giorgio a Cremano che fiancheggia l’antico Cimitero e che è stata intitolata proprio alla Venerabile Maria Pia. L’Amministrazione Comunale di San Giorgio a Cremano, guidata dal Sindaco Giorgio Zinno, da sempre molto vicina alla Congregazione delle Suore Cae, ha voluto rendere omaggio a questa donna che, da quando nel 1890 stabilì in questa città la Casa Madre del suo Istituto, ne è diventata parte integrante.

Padre Enzo Di Mauro, della Parrocchia Sant'Antonio di Padova a cui appartiene l’ Istituto di San Giorgio, ha benedetto la nuova strada, alla presenza del Sindaco Zinno, dell'Assessore alla toponomastica, Pietro De Martino, della Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, della Superiora della comunità locale, M. Rosaria Petti, delle suore crocifisse e tanti amici intervenuti da varie parti dell'Italia.

Subito dopo lo scoprimento della targa ci si è spostati nel giardino del Convento, dove si è celebrata la S. Messa presieduta da S.E. Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, e concelebrata da tanti sacerdoti amici delle suore crocifisse.

Tra i presenti alla celebrazione oltre alla Superiora Generale, al Sindaco Zinno e all’Assessore De Martino sono intervenuti anche il Vicesindaco, Michele Carbone e l’ex sindaco Giuseppe Punzo, oltreché le suore crocifisse di varie comunità provenienti da nord a sud dell’Italia, gli Ausiliari Eucaristici, famiglia laica dell’Istituto e naturalmente tanti altri religiosi e laici.

La celebrazione è iniziata con l’intervento della Superiora Generale “Ci stiamo preparando dall’anno scorso” ha iniziato M. Giovanna “quando abbiamo chiesto alla sede apostolica a Roma di avere un anno giubilare. Le nostre comunità tutte si sono preparate con particolari esercizi spirituali per vivere e far rivivere il carisma della Madre Fondatrice che è l’adorazione e la riparazione a Gesù”. La Superiora ha quindi ringraziato il Cardinale Sepe, i sacerdoti sempre vicini alla Congregazione e gli amici di sempre che hanno voluto omaggiare la Fondatrice. Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’amministrazione comunale, il Sindaco, il vicesindaco e gli Assessori presenti che “ci hanno aiutato in quest’anno in cui abbiamo preparato eventi e una tavola rotonda per far conoscere alla cittadinanza la figura della Fondatrice e hanno voluto anche intitolarle una strada…”.

Nella sua omelia il Cardinale ha reso grazie a Dio per la figura luminosa della Fondatrice “che attraverso tante sofferenze ha saputo testimoniare la bontà e la misericordia del Signore e ha voluto che le sue figlie continuassero a essere testimoni, lampade ardenti di questo amore che lei ha saputo vivere nella sua esistenza”, Sepe ha quindi ringraziato i tanti sacerdoti presenti che sono legati a Maria Pia e si è unito a M. Giovanna nei ringraziamenti all’amministrazione di San Giorgio a Cremano “per aver voluto intitolare una strada alla Fondatrice. Normalmente le strade si intitolano a coloro che rappresentano un’ideale e anche la santità è una realtà profondamente radicata nella vita dell’uomo e quando qualcuno si chiederà ‘ma chi è questa Notari’, sapreanno che è oggi una Venerabile e domani speriamo bene. Era proprio il 1 luglio del 1919” ha continuato Sepe rivolgendosi alle suore ”ed è bello che abbiate voluto vivere questo centenario in maniera così intensa, spirituale, religiosamente, perché il Signore ci da delle occasioni dalle quali possiamo tirare la possibilità di rinvigorirci nella fede. […] La santità è una realtà che si sostanzia nella vita che noi viviamo come uomini, come donne, come cristiani, giorno per giorno. Non facendoci portare dai venti, ma tenendosi uniti e impegnati in quella che è la nostra vocazione”. Il Cardinale è poi tornato a soffermarsi su Maria Pia, sulla sua infanzia difficile, in cui tanto ha sofferto per la mancanza di affetti familiari, ma soprattutto per la volontà dei genitori, quando Maddalena decise di offrirsi a Dio, di volerla maritare, perché ha tuonato l’Arcivescovo “Quando si mette da parte la presenza di Dio, la voce di Dio nella nostra vita, allora succedono i guai, quando si vuol mettere a tacere Dio che parla in noi”. Tuttavia Maria Pia andò avanti nonostante queste difficoltà perché sentiva dentro di sé la forza di Dio e ancora oggi la sua santità “continua a rimanere un ideale per noi tutti, qualunque sia la vita che si svolge, perché il Signore sia fondamento della nostra esistenza”. Mons. Sepe ha concluso con un invito alle suore crocifisse a non dimenticarsi mai di essere delle vere adoratrici del Santissimo Sacramento e di fare la riparazione per i tanti mali che esistevano allora, anche ai tempi di Abramo e che ci sono oggi.

Sulle note di “O Maria Pia, o Madre buona, tu sei la guida per noi. Adorazione, Eucaristia, spezzar la vita in dono” si è conclusa la celebrazione eucaristica e con essa quest’anno dedicato alla Fondatrice che continuerà ad accompagnarci con il suo ideale, il suo carisma, il suo esempio di vita, la sua santità.

                                                 laura ciotola

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HABEMUS TARGA: “Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia”

Lo scorso 17 maggio, sulla facciata esterna del Convento delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia di San Giorgio a Cremano, che dal 1890 è anche Casa Madre dell’Istituto, è stata apposta una targa di marmo con il nome e lo stemma della Congregazione, fondata dalla Venerabile Maria Pia della Croce-Notari nella notte tra il 20 e il 21 novembre 1885.

In realtà il nome originario della Congregazione era leggermente diverso ed è la stessa fondatrice che, in alcuni suoi scritti, ce ne spiega l’evoluzione.

All’inizio del 1889, Maria Pia presentò al Cardinale Guglielmo Sanfelice, Arcivescovo di Napoli un memoriale con cui, ripercorrendo rapidamente le vicende della sua comunità, gli chiedeva di prendere in esame la regola e di approvarla in vista di un primo riconoscimento giuridico ufficiale. Nell’istanza la fondatrice specificava che       «… L’occupazione di questa famiglia essendo meditare la Passione di Gesù Cristo, l’adorazione al SS. Sacramento nonché compatire la Madonna SS. nelle acerbissime sue pene, per questo le religiose porteranno sopra i loro petti un segno di croce rosso cogl’istrumenti della Passione, sormontata dall’ostia, avendo a’ piedi il trafitto cuore di Maria SS.; perciò si desidera che il nome di questa famiglia religiosa sia Le Servite Adoratrici».

Tuttavia come spiega la stessa Maria Pia «Al principio della fondazione, e precisamente quando pensavo di aggregarmi ai Serviti, il nome che avevo dato alla nostra pia unione era: le Servite Adoratrici. Ma poi, non avendo voluto il Cardinale Sanfelice che l’opera mia dipendesse da chicchessia, cominciammo a chiamarci: le Crocifisse di Gesù Sacramentato. Finalmente la Sacra Congregazione, avendo dovuto esaminare ogni cosa per l’approvazione, credette bene aggiungere la parola “Adoratrici”, e così restammo per sempre denominate: le Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato».

Solo successivamente, nel 1978, le suore crocifisse cambiavano il nome definitivo nell’attuale “Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia”.

San Giorgio a Cremano, 17 maggio 2019

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