San Gregorio Armeno


La comunità delle suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia di Napoli – da Vico Maiorani a San Gregorio Armeno

L'Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato nasce nella notte tra il 20 e il 21 novembre 1885, quando la madre fondatrice, suor Maria Pia della Croce Notari, lasciò la casa del fratello Pasquale e si recò a Napoli, in un quartino al vico Maiorani n.19, per iniziarvi una nuova vita. Maria Pia era accompagnata da due giovani che la sua famiglia manteneva al Conservatorio di Ponte Nuovo: Adelina Bagaglio, che poi prese il nome di suor Maria Giuliana del SS.mo Sacramento, e Grazia Sarno, che prese il nome di suor Maria Buonfiglio del Calvario. Dopo otto giorni si aggregò un’altra giovane, Anna Minucci, che prese il nome di suor Maria Gertrude di Gesù.

L'Istituto nascente era una piccola comunità, insediata in poche stanzette di un vicolo senza sole, nel centro storico di Napoli; aveva soltanto il vivo desiderio di dare gloria al Signore e si affidò alla Provvidenza divina.

Dopo circa un anno e mezzo, la fondatrice, con il consenso del suo confessore don Salvatore Barbara, pensò di trasferirsi in una casa più ampia. La scelta della nuova casa non fu semplice e alla fine Maria Pia decise temporaneamente di prendere in fitto Villa Lombardi alla cupa San Cristoforo di Portici. La sala più bella venne destinata a cappella, ove, col permesso del vicario generale, mons. Carbonelli, veniva celebrata la Messa e conservato il SS.mo Sacramento e ove la madre e le suore potevano fare l’adorazione perpetua.

La comunità di Portici crebbe velocemente e Villa Lombardi divenne insufficiente per accogliere le giovani che volevano abbracciare la vita religiosa. Così la fondatrice andò dal cardinale di Napoli, Guglielmo Sanfelice, per ottenere il permesso di comprare una casa più spaziosa e fu lo stesso cardinale a consigliare la casa di San Giorgio a Cremano, dove le suore si trasferirono nel 1890.

Per molti anni, le suore crocifisse persero un riferimento importante proprio nella città che le aveva viste nascere e che necessitava, per le mille difficoltà in cui versava, della loro presenza.

Maria Pia non aveva abbandonato il proposito di farvi ritorno e nel 1904, decise di accettare la donazione di un palazzo in Napoli alla via Tribunali da parte di tal Camillo Pellegrino, barone di Capriglia coniugato con Marianna Schipani, seppur a condizioni non vantaggiose, per la serie di oneri annessi.

Dopo aver avuto le necessarie autorizzazioni dei superiori, la madre fondatrice sottoscrisse la donazione e il 18 agosto 1904 inviò nella nuova casa di Napoli una piccola comunità di suore, fra le quali anche la Beata Suor Maria della Passione.

In questa casa Maria Pia ebbe modo di incontrare a più riprese il Beato Bartolo Longo e sua moglie, la contessa Marianna De Fusco.

Nel 1906, tuttavia, nonostante il buon andamento della comunità di Napoli,  la fondatrice fu costretta a vendere la casa di via Tribunali, a causa della costruzione di un adiacente policlinico che rendeva impossibile la permanenza delle suore.

Dopo dodici anni di assenza dalla città partenopea, il primo novembre 1918, Maria Pia poté finalmente farvi ritorno, in quanto aveva affittato un modestissimo appartamento tra la Piazza del Gesù Nuovo e quella della Calata Trinità Maggiore, per stabilirvi una piccola comunità di tre suore.

Seppur modesta in quanto composta da sue sole stanzette, la casa aveva per la fondatrice una grande importanza, non solo per lo scopo principale per cui nasceva che era quello della distribuzione delle ostie, ma anche per la possibilità che la città di Napoli dava al suo Istituto di farsi conoscere e di garantirgli un punto di contatto con la società napoletana, con la quale la madre era in buoni rapporti. Fu per questo che Maria Pia volle che l’apertura della nuova casa avesse una cerimonia solenne e che vi prendessero parte le superiore delle altre case dell’Istituto.

La casa rimase aperta fino al 1922,allorquando, a tre anni dalla morte di Maria Pia, le suore crocifisse fecero il loro ingresso a San Gregorio Armeno. Si realizzava quel disegno divino che la madre aveva intravisto mentre, il 21 marzo 1886, era raccolta in preghiera proprio nella chiesa di quel monastero, per assistere al solenne pontificale che si faceva in onore di San Benedetto, essendo tenuta la chiesa, in quel tempo, dalle monache benedettine. Mentre pregava infatti, Maria Pia si sentì come rivestita interiormente della virtù del santo che sembrava volesse incitarla a continuare l’opera intrapresa.

Prima della venuta delle suore crocifisse, il monastero di San Gregorio Armeno era tenuto dalle suore benedettine ormai in via di estinzione: l’ultima badessa, Giulia Caravita, era preoccupata per il futuro di quella casa a cui le sue suore avevano dato tanto e che custodiva inestimabili tesori, costituiti da reliquie di santi e importanti opere d’arte. Fu perciò ben felice quando, durante una novena, capitarono a San Gregorio Armeno le Suore Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato.

La badessa interpretò la loro visita come un segno del cielo e il 2 dicembre 1922 le suore crocifisse si trasferirono nel monastero.

La formale concessione fu ratificata il 6 ottobre 1925 con decreto della Sacra Congregazione.

Sin dall’inizio le suore si impegnarono in molteplici attività: la produzione e conservazione del vino per la messa, la distribuzione delle ostie e la confezione delle vesti liturgiche e della biancheria per l’altare furono solo le prime di una lunga serie di altre iniziative a cui si aggiunsero, nel tempo, l’apostolato educativo-assistenziale dell’Opera S. Patrizia in favore delle bambine povere e disagiate, il collegio per la formazione religiosa di giovani studenti, la catechesi e la collaborazione nelle parrocchie.

In seguito alla seconda guerra mondiale venne ripreso con sempre maggiore intensità, il culto di S. Patrizia, il cui corpo viene conservato nella chiesa di San Gregorio Armeno, detta anche chiesa di S. Patrizia.


Superiore e assistenti della Casa di San Gregorio Armeno (Napoli)

 
SUPERIORA
PERIODO
1°ASS.TE / VICARIA
2° ASS.TE / SEGRETARIA
ECONOMA
SR. FIDAMANTE DI NITTO 1922–1923 Sr. Gemma Mele Sr. M. Del S. Costato Nalin  
SR. FIDAMANTE DI NITTO 1923–1925 Sr. M. Del S. Costato Nalin Sr. Gemma Mele  
SR. FIDAMANTE DI NITTO 1925–1927 Sr. M. Del S. Costato Nalin Sr. Gemma Mele  
SR. RITA M. BAVA 1927–1930 Sr. M. Del Divino Amore Vitale Sr. M. Del S. Costato Nalin  
SR. COSTANZA PAPPALEPORE 1930–1933 Sr. M. S. Costato Nalin Sr. M. del Divino Amore Vitale  
SR. MARGHERITA D’AMATO 1933–1936 Sr. Vittima del Sordo Sr. M. Del S. Costato Nalin  
SR. MARGHERITA D’AMATO 1936–1938 Sr. Vittima del Sordo Sr. M. del S. Costato Nalin (1936-37)
Sr. M. Aristide Krogh (1937)
 
SR. LILIA SPADONI 1938–1942 Sr. Gilda Iatta    
SR. ROSETTA GIANNATTASSIO 1942–1945 Sr. Veustella Colacicco Sr. M. del S. Costato Nalin  
SR. GIOVINA D’APICE 1945–1948 Sr. Serafina Sisto Sr. Teofila Pennacchio  
SR. ROSETTA GIANNATTASSIO 1948–1954 Sr. Aurea Nucci Sr. Beniamina Gallo  
SR. ROSETTA GIANNATTASSIO 1954–1957 Sr. Eleonora Vittozzi  Sr. M. del S. Costato Nalin  
SR. ROSETTA GIANNATTASSIO 1957–1960 Sr. Aurea Nucci Sr. M. del S. Costato Nalin  
SR. ROSETTA GIANNATTASSIO 1960–1963 Sr. Aurea Nucci Sr. M. del S. Costato Nalin  
SR. GIULIANA FORMISANO 1963–1966 Sr. Adriana Scafora Sr. Aurea Nucci  
SR. CELINA ROMITO 1966–1970 Sr. Adriana Scafora Sr. Aurea Nucci  
SR. GIULIANA FORMISANO 1970–1972 Sr. Norberta Barbieri Sr. Aurea Nucci  
SR. ROSARIA PETTI 1972–1975 Sr. Aquilina Laudato Sr. Lucilla Mennuni  
SR. ROSARIA PETTI 1975–1978 Sr. Aquilina Laudato Sr. Lucilla Mennuni  
SR. ROSARIA PETTI 1978–1981 Sr. Rosa Lombardini Sr. Patrizia Astarita     
SR. TERESA COPPOLA 1981–1984 Sr. Luisa Lacerenza Sr. Floriana De Rosa (1981-83)
Sr. Livia Iodice (1984)
Sr. Loredana Pagano
SR. TERESA COPPOLA 1984–1987 Sr. Luisa Lacerenza Sr. Lucilla Mennuni Sr. Loredana Pagano
SR. TERESA COPPOLA 1987–1990 Sr. Luisa Lacerenza(1988-89)
Sr. Loredana Pagano (1990)
Sr. Lucilla Mennuni (1987-88)
Sr. Giovanna De Gregorio (1989-90)
Sr. Loredana Pagano (1987-89)
Sr. Angelica Valenzano (1990)
SR. ROSARIA PETTI 1990–1993 Sr. Prediletta Valenzano Sr. Giovanna De Gregorio Sr. Angelica Valenzano
SR. ROSARIA PETTI 1993–1996 Sr. Angelica Valenzano Sr. Giovanna De Gregorio Sr. Bernarda Russo
SR. ROSARIA PETTI  1996–1999 Sr. Giovanna De Gregorio Sr. Lucia Acanfora Sr. Luciana Villani
SR. LOREDANA PAGANO 1999–2002 Sr. Anna Celato Sr. Giovanna De Gregorio Sr. Lourdes Tabat
SR. ROSARIA PETTI 2002–2005 Sr. Anna Celato Sr. Laila Preglo Sr. Lourdes Tabat
SR. ROSARIA PETTI 2005–2008 Sr. Evelyn Diaz Sr. Laila Preglo Sr. Lourdes Tabat
SR. ROSARIA PETTI  2008–2009 Sr. Evelyn Diaz Sr. Laila Preglo Sr. Lourdes Tabat
SR. ROSARIA PETTI  2009–2013 Sr. Nimfa Dela Cruz Sr. Laila Preglo Sr. Nida Himtog
SR. GISELLA NACCA 2013-2016 Sr. Anna Celato Sr. Rosenda Gucor Sr. Nida Himtog
SR. GISELLA NACCA 2016-2019 Sr. Lalia Preglo Sr. Marie Suzette Lerio Sr. Nimfa Dela Cruz
SR. NIMFA DELA CRUZ 2019- Sr. Fidela Alquiza Sr. Marie Suzette Lerio Sr. Medelona Bayarcal

 



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Monastero di San Gregorio Armeno, tra arte e religione

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… Eppure, quando mi sorprendo a sognare,

sapete quale aspirazione trovo nel fondo della mia anima,

qual è l’immagine nella quale essa si bagna e si riposa?

Un convento seicentesco napoletano,

con le sue bianche celle e il suo chiostro,

che ha nel mezzo un recinto di aranci e di limoni,

e, fuori, il tumulto della vita fastosa e superba

che batte invano alle sue alte muraglie.

BENEDETTO CROCE

 

Clicca sulla pratica guida per visitare il chiostro

Il Monastero di San Gregorio Armeno

Quando dalla piazza di San Gaetano del centro storico di Napoli, ci si affaccia su via San Gregorio Armeno, la famosa strada degli artigiani di pastori, anticamente detta di San Ligorio o San Liguoro, svoltando sul primo vico sulla destra, vico Maffei, ci si trova di fronte ad uno dei monasteri più antichi e sorprendenti della città partenopea: il Monastero di San Gregorio Armeno.

Tempio di Cerere - Scrittori antichi e moderni collocano l’antico Tempio pagano di Cerere, veneratissima nell’antica Neapolis, proprio in questo monastero.

Roberto Pane, nel suo “Il Monastero napoletano di S. Gregorio Armeno”, racconta che il poeta latino Stazio, nato a Napoli nel 49 d. C. fu il Sommo Sacerdote di questo tempio, come egli stesso ricorda nelle sue Silvae, dove afferma anche che le divinità principali in questa zona erano tre, come erano i decumani. Se i Dioscuri avevano il loro tempio nel Decumano Maior, ora Chiesa di San Paolo, Apollo ebbe il suo tempio nel Decumano Superior, ora Chiesa di San Lorenzo, mentre Cerere nel Decumano Inferior. D’altronde la presenza del muro di età imperiale che corre lungo il vicolo di S. Luciella, in opera reticolare di tufo e mattoni, ora completamente ricoperto di intonaco, avvalora questa ipotesi. Va anche ricordato che all’intero del chiostro di San Gregorio, sono visibili non solo numerosi capitelli che con ogni probabilità appartennero al tempio romano, demolito poi nel rifacimento cinquecentesco, ma anche diversi mortai di marmo bianco che furono ottenuti riscalpellando altrettanti capitelli corinzi. Tuttavia il frammento che con più certezza rimanda al culto di Cerere è un bassorilievo murato posto all’ingresso di una bottega, alla via San Gregorio n. 14, che mostra scolpita sulla faccia anteriore di un blocco di piperno, la figura di una canefora con la fiaccola  ed il canestro.

Le Suore Basiliane e l'arrivo della reliquia di San Gregorio Armeno - In ogni caso da un “Breve Compendio” scritto da Fulvia Caracciolo, una monaca benedettina che visse a San Gregorio dal 1541, emerge una fondamentale testimonianza storica sull’origine del monastero. Secondo Fulvia, un gruppo di monache dell’ordine di San Basilio, fuggite da Costantinopoli, dopo il 726, a causa della persecuzione iconoclasta, dell’Imperatore Leone III, detto l’Isaurico, giunsero a Napoli e si rifugiarono nella diaconia di San Gennaro all’Olmo. Successivamente, nell’835, con l’appoggio del vescovo-duca Stefano II, fondarono un monastero intitolato al Vescovo di Armenia, la cui reliquia del cranio, avevano portato con loro nella fuga.

Il passaggio alla regola benedettina - Anche se non è sicuro, come scrive Fulvia, che il monastero sorse nell’835, è invece certo che nel 1025, un decreto del duca di Napoli, Sergio, dispose di unire le quattro cappelle dei santi Salvatore, Gregorio, Sebastiano e Pantaleone, le cui strutture furono collegate attraverso un cavalcavia ancora oggi esistente. Il nuovo monastero abbracciò la regola benedettina e accolse le fanciulle delle famiglie nobili della città.

Sempre dalle memorie di Fulvia si ha una descrizione delle usanze bizantine del monastero, prima che il Concilio di Trento imponesse la clausura. Il monastero era un agglomerato di più case, circondate da un muro. Ogni casa aveva più camere, cucina e cantina con altre comodità e gni monaca possedeva la sua, che nel monacarsi, o comprava dal monastero (se ce n’erano libere), o faceva fabbricare a proprie spese. Le monache vestivano di bianco con tuniche a forma di sacco, e sul capo portavano una legatura greca e avevano la possibilità di ricevere licenze per uscire dal monastero o per ricevere all’ interno di esso parenti o altre donne di servizio e per compagnia.

Il Concilio di Trento - Questa pratica iniziò ad affievolirsi nel 1554 con la Badessa Galeota, fino ad essere del tutto abolita dal Concilio di Trento che, nel 1563, impose la clausura e la vita in comune.

Nell’ottobre 1568, dovendo le suore di S. Marcellino ricostruire il loro chiostro (su disegno dello stesso architetto Vincenzo della Monica, che qualche anno dopo, rifece anche quello di San Gregorio), si divisero per vari monasteri e 12 vennero accolte dalle monache di S. Ligorio.

Nel 1569, il Cardinale Arcivescovo Alfonso Carafa intimò anche alle suore di San Gregorio Armeno la clausura e queste l’abbracciarono il 27 dicembre 1570 quando la Badessa Giulia Caracciolo professò, per la prima volta, i voti solenni. In quel periodo le suore cambiarono l’abito da bianco in nero.

Le suore abitarono il vecchio fabbricato fino al 1572, quando la Badessa Lucrezia Caracciolo inaugurò il cambiamento, affidando la costruzione del nuovo monastero all’architetto Vincenzo della Monica, che la completò nel 1577 nella forma che oggi conosciamo.

Poiché le suore mal volentieri volevano lasciare le loro privati abitazioni, la Badessa diede l’esempio diroccando la sua con le sue proprie mani. Fu proprio in quel tempo che la famosa Fulvia Caracciolo, nipote di Lucrezia, scrisse la cronaca del monastero e contribuì con la zia a seguire i lavori, basati sul disegno di Giovan Battista Cavagni, del nuovo monastero, che fu dedicato a San Gregorio Armeno, dal Beato Paolo D’Arezzo, Cardinale Arcivescovo di Napoli.

Il nuovo regime monastico non fu accettato da tutte le suore, ben 17 monache lasciarono il convento.

L'arrivo delle reliquie di San Giovanni Battista e di S. Patrizia - Nel 1576, soppresso il monastero di S. Arcangelo a Bajano, sei monache di esso si unirono a quelle di S. Gregorio, recando con loro una delle due ampolle del sangue di S. Giovan Battista. Nella prima metà del VI secolo, vi si recarono pure le suore di Donnaromita, portandovi l’altra ampolla del sangue di S. Giovanni. Finalmente nel 1864 si unirono anche le suore di S. Patrizia, portando il corpo e il sangue di questa Santa, il corpo della Beata Aglaia e il sacro chiodo di Cristo.

Leggi storia di S. Patrizia

Finalmente, nell'ottobre 1577 il chiostro si compiva nelle forme che oggi ammiriamo. La nuova struttura era costituita da stanze affacciate su una loggia prospiciente il chiostro, il tutto recintato da un alto muraglione e da inferriate; la chiesa dal centro del monastero fu spostata ed ebbe una apertura esterna per consentire alla gente di partecipare alle funzioni religiose mentre le monache potevano assistere, nascoste dietro grate poste su uno dei corridoi o dal coro che affacciava sulla chiesa.

Le Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia - Nel 1922 l’ultima Badessa benedettina, Giulia Caravita assicurò la sopravvivenza del monastero affidandolo alle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, che furono accolte in San Gregorio Armeno il 4 dicembre 1922 alle ore 8, con una celebrazione presieduta da Sua Eccellenza Monsignor Zezza.

A tre anni dalla morte di Maria Pia della Croce Notari, fondatrice delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, si realizzava quel disegno divino che la madre aveva intravisto mentre, il 21 marzo 1886, era raccolta in preghiera proprio nella chiesa di quel monastero, per assistere al solenne pontificale che si faceva in onore di San Benedetto, essendo tenuta la chiesa, in quel tempo, dalle monache benedettine. Mentre pregava infatti, Maria Pia si sentì come rivestita interiormente della virtù del santo che sembrava volesse incitarla a continuare l’opera intrapresa.

Le anziane benedettine accolsero bene le nuove suore e dal 1922 vennero tutte dispensate dalla clausura. L’ultima benedettina fu Maria Peluso.

Il monastero è ancora oggi tenuto dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia, che vi svolgono diverse opere di apostolato.

Leggi la Storia dell'arrivo delle Suore Crocifisse nel Monastero di San Gregorio Armeno.

                                                                                                                                                                     Laura Ciotola

         

           

                                                        

 

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Il Presidente del Parlamento dell'Armenia in visita alla Chiesa e al Monastero di San Gregorio Armeno

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Il 30 ottobre 2019 il Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Repubblica d’Armenia, Ararat Mirzoyan, in visita ufficiale alla città di Napoli, si è recato presso la Chiesa e il Monastero di San Gregorio Armeno, dove ha potuto venerare le reliquie del Santo Patrono d’Armenia, conservate nel Monastero e custodite, sin dal 1922, dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia.

Il Presidente con la Delegazione che lo accompagnava insieme all’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede, Garen Nazarian, sono stati calorosamente accolti dalla Superiora Generale, M. Giovanna De Gregorio, dalla Superiora locale, suor Nimfa De La Cruz e dalla comunità delle suore.

Dopo aver deposto una corona di fiori innanzi alla stele in memoria delle vittime del genocidio armeno, il Presidente Mirzoyan ha preso parte a un momento di preghiera guidato dal padre teatino, Padre Aleksander Iwaszczonek C.R., e ha quindi potuto ammirare le bellezze naturali e artistiche del Monastero e della Chiesa.

In ricordo della sua visita Ararat Mirzoyan ha apposto una dedica nel libro delle visite di San Gregorio Armeno.

                                                                                                                 Laura Ciotola

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Preghiera Ecumenica nel segno di San Gregorio Armeno, l'Illuminatore

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Lo scorso 23 novembre, la Chiesa di San Gregorio Armeno ha fatto da sfondo a un intenso incontro di Preghiera Ecumenica.

La Superiora generale, M. Giovanna De Gregorio, insieme alla Superiora locale, Sr. Nimfa Dela Cruz e alla Comunità di San Gregorio Armeno, ha accolto S. Em.za Khajag Barsamian, Rappresentante della Chiesa Armena a Roma, S.Ecc.za Mons. Domenico Battaglia, Arcivescovo Metropolita di Napoli, Mons. Gaetano Castello, Vescovo Ausiliare di Napoli oltreché Responsabile per l'Ecumenismo e il Dialogo interreligioso  e Padre Tirayr Hakobyan, Responsabile della Chiesa Apostolica Armena d’Italia, che hanno voluto testimoniare l'importanza dell'unione delle chiese cristiane nel mondo.

pdf 50Leggi libretto della Preghiera Ecumenica

Ha introdotto la cerimonia Mons. Battaglia, ricordando come nacque il legame speciale tra i napoletani e gli armeni, nel segno del Patriarca Illuminatore "La Chiesa di San Gregorio Armeno sta al centro della città di Napoli, nel cuore pulsante della vita napoletana, lungo la via detta 'dei Presepi', conosciuta in tutto il mondo per la produzione di questo segno di Natale. Da quando arrivarono a Napoli le monache Basiliane nell' VIII secolo, portando con loro le spoglie di San Gregorio Illuminatore, si creò un legame speciale con gli Armeni perché i napoletani custodirono dalla furia dell'iconoclastia le reliquie più preziose per quel popolo, cioè i resti mortali del Fondatore della loro cristianità. Un evangelizzatore che dinanzi al sacrificio della vita non si tirò indietro perché Cristo fosse conosciuto tra la sua gente. Mi piace pensare che San Gregorio, conoscitore profondo dell'animo umano abbia non solo portato il Vangelo di salvezza, ma abbia profuso la carità di Cristo per i più indifesi e per i più poveri di quella terra, mi piace pensare che il suo esempio di coraggio nel difendere la fede di Gesù Cristo sia stato di conforto e di sprone ai tanti Armeni, che come Lui hanno donato la propria vita perché vi fosse la possibilità di vivere serenamente tra le montagne dell'Armenia. Papa Francesto rivolgendosi ai fratelli e alle sorelle della Chiesa Armena nel primo centenario del genocidio degli armeni ci ricordava come questo popolo sia stato forgiato nel dolore e nella prova. La violenta e cruda persecuzione che gli Armeni subirono mentre in tutta Europa imperversava la Grande Guerra ha lasciato un segno profondo nella storia di questo popolo e di ogni famiglia armena. Voglio esprimere la vicinanza mia e di tutta la Chiesa di Napoli a tutta la Chiesa Armena, impegnata a tenere viva la memoria di questa identità segnata dal martirio, in tutte le parti del mondo in cui il popolo armeno è stato costretto a disperdersi. Il Signore Gesù è venuto ad annunciare il lieto messaggio a coloro che sono ai confini dell'Europa e che fuggono dalle atrocità delle guerre e dei massacri. Il lieto annuncio è per coloro che si trovano sui barconi e che stanno in balia delle onde. La salvezza bussa alle porte di quelle popolazioni assetate di giustizia".

Molto sentito l’intervento di S. Em.za Khajag Barsamian, che dopo aver ricordato l’apposizione della Khachkar, la croce di pietra, che nel 2015 venne posta all’ingresso della Chiesa dal Presidente della Repubblica Armena, Serz Sargsyan, in ricordo delle vittime del genocidio armeno, ha richiamato il Vangelo di Giovanni (15,1-8) ‘Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla’, per sottolineare uno dei principi fondamentali della nostra fede cristiana: “Dio è il Creatore, è la sorgente di ogni bene. Tutto ciò che abbiamo o siamo in questa vita è dato per abbondante grazia divina”.

Il Rappresentante della Chiesa Armena ha voluto evidenziare che per avere l’unione di tutte le chiese cristiane bisogna restare uniti a Cristo: “Come i tralci si aggrappano alla vite così noi essendo innestati in nostro Signore Gesù Cristo, viviamo con le grazie da Lui dispensate. Se ci stacchiamo dalla vite ci sediamo e moriamo. Solo rimanendo in Dio, uniti a Nostro Signore Gesù Cristo possiamo superare le prove e le difficoltà della vita, proprio come i tralci attaccati alla vite possono resistere alle intemperie. Il suddetto brano del Vangelo incarna in sé anche il principio di base dell’unione delle chiese cristiane, ovvero l’affermazione che Cristo è presente in ogni credente, in ogni chiesa. Se tutti rimaniamo in Cristo, non ci saranno cristiani o chiese estranee fra loro".

L'Arcivescovo Armeno ha quindi riportato le parole di Sua Santità Papa Francesco, ‘Nella misura in cui rimaniamo in Dio, ci avviciniamo agli altri e nella misura in cui ci avviciniamo agli altri, rimaniamo in Dio’, per ribadire che solo uno stratto legame tra noi e Dio, può creare anche un legame con gli altri, sottolineando altresì, che non abbiamo creato noi questa unione, ma è puro dono di Dio. “Usualmente diciamo che siamo noi in Cristo attraverso il nostro battesimo che in realtà non è il nostro” ha continuato Barsamian, “ma il battesimo di Cristo. E’ Cristo che ci unisce con il battesimo e ci accoglie nel suo unico corpo che è la Chiesa. Esistono le differenze che ricompariscono la Chiesa di Cristo. Ad esempio, differenze culturali, esaltazioni di alcune verità evangeliche o di forme di culto e così via. La celebrazione all’unione e la convinzione che Cristo dimora in ciascuno di noi. Questa affermazione può sollecitare cambiamenti non solo nei singoli credenti, ma anche nelle chiese, perché anche le chiese sono chiamate a riconoscere che Cristo dimora in ognuno di noi. Non importa a quale chiesa apparteniamo, tutti i cristiani e le chiesa sono chiamati ad unirsi per mezzo di quelle grazie di unione che Nostro Signore ha dispensato ai suoi discepoli circa duemila anni fa.

L’incontro di oggi, nel luogo di culto che porta il nome del fondatore della Chiesa Armena, riconosciuto e venerato da tutte le chiese apostoliche antiche, rende dei meravigliosi esempi di come i cristiani possano unirsi attorno alla testimonianza di un santo. Possa il Patriarca Illuminatore, con la sua intercessione e l’esempio di vita, guidarci verso la consapevolezza del valore cristiano dell’unità. Possano le chiese cristiane ricevere di nuovo il dono dell’unità di cristo, riconoscendo la presenza costante di Cristo di tutte le chiese, attraverso la parola ed opera di tutti noi. Rendiamo visibile la nostra unione di Cristo. Mostriamo al mondo il frutto della costante presenza di Cristo nella nostra vita per la gloria della Santissima Trinità, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen”

Durante la preghiera, gli arcivescovi si sono recati nella cappella  dove è custodito il cranio di San Gregorio l'Illuminatore e hanno offerto il dono dell'incenso.
La celebrazione si è conclusa con la deposizione di una lampada accesa ai piedi del Khachkar, perpetua memoria delle vittime del genocidio armeno.  
                                                                                                                                                                               Laura Ciotola
 
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Celebrazione Eucaristica in preparazione al 1° CENTENARIO di presenza delle Suore CAE nel Monastero di San Gregorio Armeno

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In occasione del 174° anniversario di nascita della Fondatrice dell’Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucarestia, la Venerabile Maria Pia delle Croce, lo scorso 2 dicembre, la Congregazione CAE ha aperto l’anno in preparazione del centenario di presenza nel Monastero di San Gregorio Armeno a Napoli, con una solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons. Gennaro Acampa, Vescovo già Ausiliare di Napoli.

Questa presenza in uno dei territori più belli, ma anche più critici di Napoli, il suo centro storico, si è realizzata in quel lontano 1922, a seguito di una profezia che riguardò proprio la Fondatrice.

Leggi Storia dell'arrivo delle Suore CAE a Napoli

Prima dell’arrivo delle Suore Crocifisse infatti, il monastero di San Gregorio Armeno era abitato dalle Suore Benedettine, che, negli anni, avevano accolto non solo le loro consorelle, ma anche le Patriziane, alcune Clarisse, le Visitandine e una Francescana. Tuttavia, col passare degli anni, il numero delle suore andava diminuendo e l’ultima badessa, Giulia Caravita dei principi di Sirignano, era preoccupata per il futuro di quella casa a cui teneva tanto e che custodiva inestimabili reliquie come quelle di S. Gregorio e S. Patrizia e importanti opere d’arte.

Leggi storia delle Congregazioni che si sono succedute nel Monastero di san Gregorio Armeno

Accadde che, nel 1922, dopo una Novena di preghiere, la badessa decise di accogliere nel Monastero dedicato al Patriarca Armeno, le Suore Crocifisse. A tre anni dalla morte di Maria Pia, si realizzava quel disegno divino che la Madre aveva intravisto qualche anno prima: quel giorno infatti mentre era raccolta in preghiera presso la chiesa di San Gregorio Armeno, per assistere al solenne pontificale in onore di San Benedetto, si sentì come rivestita interiormente della virtù del Santo che sembrava volesse incitarla a continuare l’opera intrapresa. La badessa Caravita interpretò la loro visita di allora come un segno del cielo.

In occasione del centenario le Suore CAE hanno ottenuto dalla Santa Sede il decreto di Indulgenza Plenaria per chi, recandosi nella Chiesa di San Gregorio Armeno, dal 2 dicembre 2021 al 2 dicembre 2022, conseguirà le consuete condizioni: la confessione, la Comunione Eucaristica e preghiere secondo le intenzioni del Sommo Pontefice (Padre Nostro, Credo, Preghiera alla Beata Vergine Maria e Preghiera alla Venerabile Maria Pia della Croce e la Beata Maria della Passione).

La S. Messa che ha aperto quest’anno così importante è stata presieduta da Mons. Gennaro Acampa “Oggi inizia questo percorso in cui voi suore vi impegnerete ancora di più a vivere il carisma, ad essere presenti sul territorio, a fare del bene in modo da giungere rinnovate, sia come suore, che come comunità all’anno prossimo, quando si celebrerà una più grande solennità: il centenario” ha esordito il Vescovo, introducendo il tema del prossimo centenario della presenza delle Suore Crocifisse a San Gregorio Armeno. “Con la concessione della Santa Sede che, da oggi, entrando in questa Chiesa si può ottenere il dono dell’Indulgenza Plenaria a determinate condizioni: la confessione, la comunione, la preghiera per il Papa e soprattutto il desiderio di non peccare, di essere sempre nella grazia, quindi il pentimento di tutti i peccati, anche veniali che abbiamo commesso, la Chiesa ci aiuta. Deve essere un anno speciale, un anno bello, un anno di fede, un anno di grazia e ci da questi aiuti soprannaturali per poter vivere sempre in grazia, sempre pronti ad accogliere il Signore in ogni momento che Egli ci potrà chiamare a sé”.

Durante la celebrazione, due giovani suore CAE, Suor Stevani Dani e Suor Masnur Marbun hanno rinnovato i loro voti al Signore, rendendo ancora più solenne il momento.

“In questo contesto accogliamo il rinnovo dei voti di queste due giovani suore e certamente la Messa che celebriamo oggi è per loro, per queste due sorelle più piccole, più giovani” ha detto Acampa “ma anche per tutti quante voi suore e anche per la richiesta di qualche vocazione in più, visto che effettivamente le vocazioni, non solo le vostre, ma anche nel mondo scarseggiano. Quindi preghiamo perché ci siano tante altre vocazioni, altre persone che scelgono di donare la vita per il Signore e per i fratelli, seguendo un percorso di un carisma particolare come il vostro”.

Quindi Mons. Acampa, richiamando la Lettura del giorno ha introdotto questo tempo di Avvento, ribadendo la necessità di pregare, di vigilare per prepararci a rivivere il mistero della nascita di Cristo. “In questo contesto entra la Parola di Dio che ci sprona, ci illumina, ci impegna a vivere fino in fondo questo tempo di Avvento, questo tempo di grazia. Una volta si diceva che i tempi “forti” sono l’Avvento e la Quaresima. E questo è un tempo in cui noi ci prepariamo a rivivere, attraverso i segni liturgici, il mistero della nascita di Gesù e ci impegniamo anche ad essere pronti ad accogliere quando il Signore ci chiamerà nel Regno dei Cieli, nella Sua Casa. Quindi un tempo di vigilanza, un tempo di preghiera. Oggi particolarmente la I Lettura che abbiamo ascoltato, il testo di Isaia ci invita a confidare nel Signore, ed è bello che noi ci diciamo questo nel momento difficile nel quale ci troviamo a vivere, nel quale tante cose non vanno bene nel mondo, nella nostra società qui a Napoli e tante volte siamo presi dallo scoraggiamento, ma Dio può fare cose meravigliose in un momento. Il contesto della I Lettura è questo: Isaia quando scrive ha dinanzi un popolo, il popolo suo, il popolo di Israele che sta risorgendo, sta ricostruendo il Tempio. Nonostante si tratti di una situazione difficile, complessa e stenti anche la ricostruzione e lui pensa a quello che è successo e cioè che il Regno grande e potente della città eccelsa, Babilonia, è stato distrutto, una città che si credeva onnipotente, è stata casa sua, mentre questo popolo insignificante è riuscito a tornare di nuovo in patria e sia pure con fatica, sta ricostruendo il Tempio perché Dio fa cose umanamente impossibili. Perciò l’appello del Profeta è: Confidate nel Signore sempre! E noi questa fiducia la vogliamo tenere, non solo oggi, ma voi suore in particolare in quest’anno che deve essere un anno di grazia, un anno speciale, dove effettivamente si confida nel Signore perché questo carisma, questa intuizione di Maria Pia Notari possa rivivere secondo lo spirito iniziale, possa davvero produrre tanti punti di conversione, di illuminazione, di grazia non solo per voi stesse, ma per il territorio, per i luoghi dove voi vi trovate a vivere e non solo qui a Napoli, ma anche nelle altre case sparse nel mondo e siccome siamo nella Novena dell’Immacolata il pensiero a Maria mi sembra immediato. Penso a quello che ha detto la Madonna nel Magnificat, anche lei piccola, povera, si è resa conto che il Signore fa delle cose meravigliose, delle cose grandi: rovescia i potenti e innalza gli umili. Quindi se in questo momento forse ci troviamo sotto la Croce, vediamo che tante cose, anche nella nostra vita personale non vanno bene, non ci dobbiamo avvilire, dobbiamo confidare nel Signore e ripartire con più slancio, con più amore, con più fedeltà e questa fedeltà va mantenuta non nelle parole, ma nei fatti. Gesù ci ha detto stasera, ‘Non chi dice Signore, Signore! entrerà nel Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli’. Cioè ci salviamo non per le preghiere che diciamo, sono importanti le preghiere che ci aiutano a stare alti nello spirito a tenere una tensione buona, ad essere pieni di grazia, dia iuto divino, ma oggi sono necessarie le opere e il Signore lo dice perché il popolo di Israele era solito fare molte, molte preghiere, ma tutte in una forma legalistica, quelle preghiere non incontravano Dio, non si aprivano ai fratelli, erano un modo per mettere a posto la coscienza, semmai per apparire religiosi agli occhi della gente, agli occhi del prossimo. Ma non dobbiamo fare così, le nostre preghiere le dobbiamo vivere in pienezza, con tutto il cuore, con piena consapevolezza, senza biascicare delle formule, ma sentendole nel cuore quelle parole che noi pronunciamo. La cosa più importante è far si che la nostra vita sia tutta radicata in Dio. E’ Cristo la nostra roccia. Quindi dobbiamo costruire la nostra vita spirituale su Cristo, su Gesù e lo facciamo non solo ascoltando la Parola di Dio, ma mettendola in pratica, realizzandola. La differenza tra i due edifici, la casa costruita sulla sabbia e la casa costruita sulla roccia sta proprio in questo, che i primi che costruiscono sulla sabbia ascoltano la parola, ma non la mettono in pratica, si distraggono, gli altri invece ascoltano e mettono in pratica… solo questi si salveranno perché hanno costruito sulla roccia, perché Gesù parla di tempesta nella nostra vita e lo dico anche alle suore più giovani, alle due che oggi rinnovano i voti, il percorso non sarà sempre lineare, ci potranno essere delle tempeste e sicuramente le suore più anziane che mi ascoltano chissà quante prove hanno vissuto, prove personali, di comunità, familiari. Ora quando vengono queste tempeste per non essere sballottati e per non cascare completamente dobbiamo fondarci sulla roccia che è Cristo che è la Parola di Dio vissuta e allora produrremo frutti e allora nessuna tentazione, nessuno ostacolo ci allontanerà da Cristo e dalla nostra vocazione”.

Nella parte finale della sua omelia, il Vescovo ha invocato l’intercessione della Madonna a protezione delle suore e dei tanti presenti. “Concludo affidandovi tutti e tutte all’intercessione della Madonna e assicurando la preghiera sincera per tutte quante voi perché possiate realizzare al meglio il carisma che vi è stato donato”.

Dopo l’omelia, Suor Stevani Dani e Suor Masnur Marbun hanno rinnovato i voti di castità, obbedienza e povertà, nelle mani della Superiora generale, Madre Giovanna De Gregorio, sugellando il loro patto di fedeltà e di amore per Cristo.

                                                                                                                                                                    Laura Ciotola

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La Chiesa di San Gregorio Armeno

  • Pubblicato in News
Articolo ripreso dal periodico trimestrale dell'Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia  "Un Servizio d'Amore" (Anno II, n.3 1992 - pag.8 + Anno IV, n.1 1993)
 
La Chiesa di S. Gregorio Armeno è situata nella strada omonima, un tempo detta <<Augustale>> perchè collegava la Curia Basilicae Augustinianae con il decumanus inferior e poi chiamata <<Nostriana>> dal Vescovo di Napoli Nostriano.
La costruzione ebbe inizio nel 1574, anno in cui, secondo il Canonico Celano, <<resa comoda l'abitazione ed atta alla vita comune>>, la Badessa Donna Giulia Caracciolo, nell'ambito delle riforme imposte dal Concilio di Trento, pensò all'erezione di una nuova chiesa e <<la principiò col disegno, modello e guida di Vincenzo Della Monica e Giovan Battista Cavagna e quasi tutto fu fatto del denaro proprio di essa Donna Giulia>>.
Terminata la costruzione, la Chiesa fu consacrata nel 1579 e l'anno successivo dedicata a S. Gregorio Armeno, come ricordano le iscrizioni nell'atrio; un'altra lapide ricorda, invece, la visita pastorale di Pio IX, I° ottobre 1848.
La facciata presenta tre arcate a bugno di piperno, sormontate da quattro lesene toscane con fregio dorico e tre finestroni contenuti in rispettive arcate e conclusi originariamente con un timpano.
L'atrio, scuro e profondo, mostra quattro pilastri intermedi che hanno la funzione di reggere il piano del coro.
Successivamente, nell' XVIII secolo, un secondo coro fu sovrapposto al primo e di conseguenza, nella facciata esterna, il timpano fu sostituito da un terzo ordine architettonico.
Si accede all'interno della Chiesa mediante un portale di legno di noce con intagli a rilievo dei quattro evangelisti e dei Santi Stefano e Lorenzo; la chiesa è ad una sola navata, con cinque arcate per lato, alternate a pilastri compositi.
L'interno, ad eccezione delle cappelle, fu affrescato da Luca Giordano nel 1679, in occasione del  primo centenario della costruzione della chiesa ed è da considerarsi, secondo Roberto Pane, <<uno dei più importanti complessi figurativi del maestro napoletano>>.
Sul muro d'ingresso è narrato, in tre scene, l'arrivo delle monache greche in Napoli: nel primo episodio le monache arrivano in barca (nella figura dell'uomo che mostra loro la direzione della nuova dimora, la tradizione indica l'autoritratto di Luca Giordano); nel secondo episodio, le monache, in tunica bianca e velo nero (secondo il costume descritto poi da Fulvia Caracciolo), sono raffigurate nell'atto di recare l'urna con le reliquie  di S. Gregorio; nel terzo episodio la badessa scende a terra ed è devotamente accolta dai napoletani.
Lateralmente alla porta d'ingresso si notano due quadri di Silvestro Buono: il primo rappresenta i santi Girolano e Francesco dinanzi alla Vergine; il secondo rappresenta l'Immacolata decorata di  una simbologia mariana  sulla scia dell'Antico Testamento (Cantico dei Cantici) e delle sue allegorie.
In alto, tra i finestroni si ammirano scene della vita di S. Gregorio affrescate dal Giordano; a destra: il Santo è consacrato vescovo; Tiridate accompagna le spoglie del Santo; Tiridate con la testa di maiale per i delitti commessi; visione del Santo; il Santo esce dalle acque. A sinistra: morte del Santo; gruppo di angeli; il Santo è onorato dal re; cede l'episcopato al figlio Ofane; il Santo nel deserto; il Santo battezza; il Santo pontifica.
In continuazione con gli affreschi delle finestre, nello spazio dedicato al coro e non visibile dalla chiesa, si notano cinque episodi della vita di S. Benedetto; a cominciare dal lato del chiostro: S. Benedetto a Montecassino; S. Placido, inviato da S. Benedetto, cammina sulle acque e salva S. Mauro; conversione di Totila; S. Benedetto ed i pastori.
Passiamo ora alle cappelle, alcune delle quali conservano ancora le colonne corinzie di marmo rosa appartenenti alla veste cinquecentesca.
Nella prima cappella a destra ammiriamo un'Annunciazione attribuita a Pececco de Rosa; vi è conservata anche un'antica statua di S. Donato in legno colorato ed un'altra di S. Apollonia in una custodia di vetro.
Nella seconda cappella vi è una tela raffigurante la Vergine con i Santi Pantaleone ed Antonio che G.A. Galante attribuisce al Sarnelli.
La terza cappella è dedicata a S. Gegorio Armeno: sull'altare vi è una tela opera di Francanzano. Il Santo appare seduto, nell'atto di leggere in un grande libro. Nelle pareti laterali si notano altre due tele, una raffigurante il re Tiridate con viso di maiale che supplica il Santo e l'altra il Santo gettato nel lago Artetax. Anche queste tele sono di Francanzano, mentre la volta è decorata da affreschi di F. De Maria.
La quarta cappeklla conserva una tela di Niccolò Malinconico, rappresentante la Vergine del Rosario tra due santi; il nome del pittore è visibile in basso a sinistra.
Dal lato opposto, la cappella accamto all'organo è dedicata a S. Benedetto; la tela che raffigura il Santo in preghiera, secondo Celano, <<stimasi del Ribera>>, R. Pane conferma l'attribuzione dell'opera al maestro spagnolo, mettendone in risalto il verismo.
La cappella successiva è detta della <<decollazione>> per una tavola cinquecentesca attribuita a Salvatore Buono e raffigurante la decapitazione di S. Giovanni Battista.
Interessante la cappella seguente ove si venera una miracolosa immagine del Cristo; trattasi di una struttura lignea del tardo quattrocento che pare appartenesse, secondo Celano, alla vecchia chiesa e che Pane definisce <<immagine drammatica e splendida>>.
L'ultima cappella presenta una Natività attribuita a Bernardo Lama o Marco Senese.
Magnifico è l'altare maggiore, opera di Dioniso Lazzari; la balaustra dell'altare, così come quella di molte cappelle laterali rappresenta un mirabile  esempio dell'artigianato partenopeo per i trafori in marmo bianco.
A destra si nota una grande raggiera di ottone che sormonta una grata tripartita, superba realizzazione dei maestri ottonari napoletani, su disegno di Giuseppe Pollio.
E' il <<comunichino della badessa>> dietro il qualele monache ascoltavano la messa.
L'apertura al centro, circondata da una delineata cornice in marmo e fianche ggiata da due candelabri serviva alle monache per ricevere l'Eucarestia.
Sul lato opposto si ammira una vasta composizione ad olio di Luca Giordano raffigurante Mosè tra la gente ed in alto l'Eterno sostenuto da angeli.
La tela sull'altare maggiore è opera di Bernardino Lama, mentre le sante benedettine tra i finestroni della cupola, Mosè, Giosuè, Melchisedech e Ruth nelle lunette sono di Luca Giordano.
Gli affreschi della cupola, dello stesso autore, furino eseguiti, probabilmente due anni dopo quelli della chiesa di Santa Brigida; purtroppo la quasi totalità delle figure che ornavano l'interno della cupola è scomparsa e sono visibili, in basso, solo immagini di santi e di angeli.
Una menzione particolare merita il soffitto ligneo che, secondo un documento conservato nell'Archivio di Stato, fu iniziato nel 1580 e completato nel 1582. Esso, intagliato e dorato, contiene in quattro successivi incavi ovali, pitture di Teodoro Fiammingo che raffigurano, a partire dal lato dell'ingresso, l'Assunta in gloria, S.Benedetto tra S. Placido e S. Mauro, S. Gregorio benedicente e Gesù Calvario.
Volgiamo lo sguardo verso l'icavo che contorna in forma ovale il secondo dipinto: noteremo che esso  è composto da una successione di archetti concavi, decorati con figurine; la metà di tali archetti è stata privata degli ornati.
Attraverso tali spazi corrispondenti al secondo coro, il cosiddetto coro d'inverno, le monache potevano vedere l'altare maggiore come attraverso una grata di legno.
Notevoli sono anche i due organi rifatti nel '700  e <<riccamente adornati di intagli dorati>>.
Prima di passare oltre, segnaliamo che nello spazio corrispondente all'ultima arcata a destra è stata ricavata, in epoca recente, una cappella  ove si conservano, le spoglie di Santa Patrizia.
Passiamo all'ampia e bella sacrestia nella cui volta si può ammirare <<l'adorazione del sacramento>> il De Matteis.
Celano definisce questa chiesa << stanza di paradiso in terra >> e tale doveva apparire specialmente nei giorni festivi  tra lo splendore degli arredi e degli argenti. 
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Vita di San Gregorio Armeno

Articolo ripreso dal periodico trimestrale dell'Istituto delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia  "Un Servizio d'Amore" (Anno II, n.3 - dicembre 1991)

S. Gregorio Armeno è conosciuto e venerato particolarmente in Russia, perché è nativo di quella regione dell'Asia occidentale che è l'Armenia. Educato nella fede cristiana nella Cappadocia, fu battezzato a Cesarea ove divenne sacerdote e poi , vescovo, agli inizi del secolo IV. S. Gregorio fu il primo evangelizzatore dell'Armenia e in venticinque anni di apostolato riuscì a convertire quel popolo che abbandonò il paganesimo per riconoscere nel cristianesimo la vera religione; per questo motivo fu denominato l'Illuminatore  degli Armeni. Nei calendari liturgici S. Gregorio è celebratro come martire, poichè sarebbe stato torturato e incarcerato da re Tiridate che il santo avrebbe, poi, guarito da una grave malattia e convertito fino a divenire efficace sostenitore  dell'attività religiosa del Santo Vescovo.

la presenza del culto in onore di San GregorioArmeno anche nel calendario liturgico napoletano si spiega con la'rrivo a Napoli di molti monaci e suore dell'Armenia che, con l'infierire della persecuzione degli iconoclasti  (coloro che distruggevano le immagini sacre) trovarono scampo nella nostra città ove furono accolti nel monastero  di S. Gennaro all'Olmo, in via S. Ligorio o S. Liguori.

E' storicamente accertato che alcune suore che avevavo portato con sè le reliquie di S. Gregorio Armeno, le custodirono con devozione e quando fu costruito il nuovo monastero e la chiesa dedicata a S. Gregorio Armeno le esposero alla venerazione dei fedeli. In quel monastero le monache dell'Armenia accettarono la regola benedettina e nel corso dei secoli furono inserite monache anche di altri monasteri soppressi; attualmente, dal 1922 vi sono le <<Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia>> fondate dalla ven. M. Pia della Croce. Queste suore hanno ererditato - oltre le reliquie di S. Gregorio Armeno - anche quelle di S. Patrizia, provenienti da un antico monastero soppresso  e per questo motivo vengono comunemente denominate <<Suore di S. Patrizia>> o <<suore delle ostie>> perché distribuiscono ai sacerdoti le ostie per celebrare la S. Messa ma, in realtà, esse sono le Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia.

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